Indagine NABU e SAPO su presunto riciclaggio di circa 9 milioni di euro: Zelensky non coinvolto, sotto accusa Yermak e altri ex funzionari
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è coinvolto nell’indagine anticorruzione condotta dall’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina e dalla Procura specializzata anticorruzione, rispettivamente NABU e SAPO, che riguarda invece figure di alto profilo del suo ex entourage politico.
A chiarirlo è stato il capo della SAPO, Oleksandr Klymenko, che ha dichiarato pubblicamente come Zelensky “non sia stato e non sia attualmente coinvolto nell’indagine”. L’inchiesta riguarda in particolare il suo ex capo di gabinetto Andriy Yermak, oltre all’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov e a Timur Mindich, ex socio in affari di Zelensky.
Secondo gli inquirenti, il gruppo sarebbe coinvolto in un presunto schema di riciclaggio di circa 9 milioni di euro (circa 460 milioni di grivne), avvenuto tra il 2021 e il 2025. Le operazioni illecite sarebbero state collegate a un progetto immobiliare di lusso nell’area di Kozyn, sobborgo residenziale d’élite a sud di Kiev.
Parte dei fondi contestati proverrebbe da presunte tangenti legate alle attività della compagnia energetica statale Enerhoatom. Secondo NABU, alcuni funzionari e dirigenti avrebbero richiesto tra il 10 e il 15 per cento del valore dei contratti agli appaltatori coinvolti nella costruzione di infrastrutture strategiche, incluse difese energetiche.
Le autorità anticorruzione stimano che complessivamente siano stati movimentati e riciclati circa 85 milioni di euro nell’ambito dello schema investigato. L’accusa sostiene inoltre che parte dei fondi sarebbe stata generata mentre il Paese affrontava gravi crisi energetiche dovute agli attacchi russi.
Per Andriy Yermak, gli inquirenti hanno richiesto la custodia cautelare. L’udienza è stata avviata ma successivamente rinviata per consentire l’esame approfondito del materiale probatorio, composto da migliaia di pagine.
La procura ha chiesto la detenzione preventiva con possibilità di cauzione fissata a circa 3,5 milioni di euro. Parallelamente, è stata avanzata la richiesta di svolgere alcune fasi del processo a porte chiuse, nonostante la forte attenzione pubblica e la presenza di numerosi giornalisti.
La difesa di Yermak respinge ogni accusa, definendo il procedimento “infondato” e sostenendo che non esisterebbero elementi sufficienti per giustificare un’incriminazione. L’ex funzionario si era dimesso nei mesi precedenti in seguito a pressioni politiche e ad altre perquisizioni legate a indagini separate sulla corruzione nel settore energetico.
L’inchiesta resta in corso e rappresenta uno dei casi più rilevanti nell’attuale sforzo delle autorità ucraine di contrasto alla corruzione nei livelli più alti dell’amministrazione pubblica.