Il Cremlino celebra il successo del nuovo test del missile intercontinentale Sarmat. Putin annuncia l’entrata in servizio entro il 2026, mentre Peskov parla di “evento cruciale” per la sicurezza russa
"Entro la fine del 2026 entrerà in servizio operativo il missile più potente al mondo". Ci mette enfasi i presidente russo Vladimir Putin quando promuove il missile balistico intercontinentale RS-28 Sarmat. L'arma - considerata da Mosca uno dei pilastri della deterrenza nucleare russa dei prossimi decenni - ha passato con successo l'ultimo test.
A rafforzare il messaggio politico è intervenuto anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha definito il test “un evento molto importante per la Russia e per la sua sicurezza per molti anni a venire”. Le dichiarazioni sono arrivate dopo l’incontro tra Putin e il comandante delle forze missilistiche strategiche russe, il generale Serghei Karakayev, che ha illustrato al presidente i risultati del lancio sperimentale effettuato nei giorni scorsi.
Secondo quanto riferito dalle autorità russe, il Sarmat sarebbe in grado di trasportare oltre dieci testate nucleari indipendenti e di colpire bersagli a lunghissima distanza, anche seguendo traiettorie suborbitali considerate più difficili da intercettare dai sistemi di difesa occidentali.
Putin ha sostenuto che il missile possa superare qualsiasi scudo antimissile esistente o futuro, parlando di una capacità distruttiva superiore a quella dei sistemi occidentali equivalenti.
L’annuncio segna anche il ritorno sulla scena di un programma militare che negli ultimi anni aveva subito pesanti rallentamenti. Putin aveva già anticipato nel 2023 l’imminente entrata in servizio del Sarmat, ma una serie di test falliti nel 2024 aveva costretto Mosca a rinviare più volte il dispiegamento operativo. Alcune ricostruzioni internazionali avevano persino parlato di gravi incidenti durante le prove, con danni alle infrastrutture di lancio nel cosmodromo di Plesetsk.
Il nuovo test riuscito viene ora presentato dal Cremlino come la dimostrazione che il programma strategico russo ha superato le difficoltà tecniche e industriali emerse negli ultimi anni, nonostante le sanzioni occidentali e la pressione economica legata alla guerra in Ucraina. Analisti vicini agli ambienti della difesa russa sostengono che il Sarmat rappresenti non solo uno strumento militare, ma anche un potente mezzo di pressione psicologica e geopolitica.
Sul piano diplomatico, Mosca ha precisato di aver notificato preventivamente il lancio agli Stati Uniti e agli altri Paesi interessati attraverso i canali previsti dai protocolli internazionali di riduzione del rischio nucleare. Peskov ha sottolineato che, almeno finora, da Washington non sarebbe arrivata alcuna risposta ufficiale sul test.
Parallelamente, il ministero della Difesa russo continua a lavorare al dispiegamento dei primi sistemi di serie. Secondo il piano illustrato dal Cremlino, il primo reggimento equipaggiato con il Sarmat dovrebbe entrare in servizio di combattimento entro la fine del prossimo anno, rafforzando ulteriormente la componente nucleare strategica della Federazione Russa.