Roma rafforza l’asse con Tripoli e Washington per diversificare l'approvvigionamento di gas dopo la crisi di Hormuz. Nei colloqui con Dbeibeh e Rubio, il governo Meloni affronta anche la questione sicurezza in Libia e nel Sahel tra pressioni Usa e il conflitto geopolitico con Russia e Cina in Africa
L'Italia cerca di riscrivere gli equilibri energetici e di sicurezza nel Mediterraneo, coinvolgendo la Libia e gli Stati Uniti, in occasione delle visite a Roma a 24 ore di distanza del primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibeh, giovedì, e del segretario di Stato Usa, Marco Rubio, venerdì.
La strozzatura dello Stretto di Hormuz, e dunque del gas naturale importato dal Golfo Persico, ha costretto il governo italiano a portare all'estremo la necessità di diversificare gli approvvigionamenti avviata con la guerra in Ucraina e la chiusura dei gasdotti russi imposta dall'Europa.
La diplomazia del gas, che ha portato già quest'anno Giorgia Meloni in Algeria e Azerbaigian, ha spinto la premier a puntare anche sulla Libia.
Ma il tavolo degli incontri con Dbeibeh e Rubio ha incluso anche dossier militari: il futuro assetto geopolitico del Paese nordafricano e la stabilità della regione sottostante, il Sahel, dal Sahara occidentale fino al Sudan in piena guerra civile.
Gli approvvigionamenti di gas e le partenze di migranti dalla Libia
Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno raggiunto circa 8 miliardi di euro nel 2025, per lo più in petrolio e gas, secondo stime pubblicate da media libici che fanno dell'Italia il primo partner commerciale di Tripoli.
La parte del leone la fa Eni che gestisce Green Stream, il principale metanodotto tra Mellitah e la Sicilia, e realizza in Libia una produzione annuale di 6,3 miliardi di metri cubi di gas, oltre a 65 milioni di barili di idrocarburi.
La multinazionale italiana si appresta anche, in collaborazione con la National Oil corporation (Noc) locale, ad avviare a breve un impianto offshore per la cattura del gas emesso nell'estrazione petrolifera.
L'intenzione di Roma però è di raddoppiare l'attuale portata del Green Stream, quella di Tripoli di ottenere investimenti in giacimenti appena scoperti nell'ovest, nella zona di Ghadames al confine con Tunisia e Algeria, su cui ci sono mire di Francia ed Emirati.
Nell'incontro di giovedì a Palazzo Chigi Meloni e Dbeibeh hanno sottolineato "l'importanza di accelerare l'attuazione dei progetti sul gas e della cooperazione strategica" tra i due Paesi, "soprattutto alla luce dei cambiamenti nei mercati energetici regionali e internazionali e della crescente necessità di rafforzare la stabilità e la diversificazione delle forniture energetiche", secondo un comunicato del Governo di unità nazionale libico.
''Abbiamo esaminato la cooperazione nel contrasto all'immigrazione irregolare", ha aggiunto Dbeibeh su X, sottolineando che ''al centro del colloquio è stato il caso dei cittadini libici detenuti in Italia e le modalità per accelerare le procedure relative all'attuazione dell'accordo sullo scambio di prigionieri".
Gli interessi degli Stati Uniti in Libia
Allo stesso tempo la divisione del potere con relativi scontri interni tra milizie rivali tra l'Est e l'Ovest della Libia, tra un governo non riconosciuto a Bengasi legato al generale Khalifa Haftar e l'esecutivo ufficiale di Dbeibeh a Tripoli, ha aperto le porte a nuove potenze: Cina (con collegamenti commerciali diretti tra porti cinesi e libici), Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Russia che stanno ufficiosamente con Bengasi, mentre l'Italia, l'Unione europea e la Turchia sono al fianco della capitale.
Secondo Middle East Eye, il presidente Trump avrebbe incaricato il consuocero Massad Boulos, che è il suo inviato speciale per l'Africa, di tentare un compromesso tra le cerchie di Dbeibeh e Haftar, in particolare puntando sugli eredi politici dei due leader, Ibrahim Dbeibeh (cugino del primo ministro libico) e Saddam, figlio del generale Haftar.
A ingolosire Washington come gli altri è la partita per l'energia libica. A febbraio, la compagnia statunitense Chevron si è aggiudicata una licenza di esplorazione per il bacino di Sirte ed Exxon Mobil ha firmato un memorandum d'intesa con Noc per rientrare nel mercato libico.
La scorsa settimana Boulos ha ricevuto negli Stati Uniti i ministri libici dei Trasporti, del Petrolio e del Gas e dell'Economia e del Commercio, sottolineando che "esiste un forte potenziale per le aziende statunitensi in Libia.
La sicurezza militare nel Sahel e le mosse Usa in Europa
Il colloquio di Meloni con Rubio è stato preparato mercoledì da una visita a Palazzo Chigi del comandante dello Us Africa Command (Africom), Dagvin Anderson, che ha parlato con i consiglieri diplomatici e militari di Meloni e il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano.
Da tempo la Russia ha sfruttato l'instabilità creata dalla presenza jihadista e da golpe militari nel Sahel per inserirsi nei regimi di Mali, Niger e Burkina Faso, con l'obiettivo puntato ora su Ciad, più a est, tradizionale area di interesse francese, e sulla Libia dove i russi hanno diverse basi e di cui si preoccupa invece l'Italia per le questioni energia e migrazioni.
La Libia resta la principale base di partenza per la frontiera sud dell'Ue, con oltre 5600 persone migranti intercettate e riportate nel Paese da inizio anno, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, mentre diverse migliaia sono sbarcate sulle coste italiane.
Per questo gli americani chiedono un impegno agli alleati per il contenimento della minaccia, all'Italia anche per via del contingente presente in Niger dal 2018 (la Missione bilaterale di supporto in Niger, o Misin) che cona su qualche centinaio di soldati.
Nell'agenda di Roma e Washington ci sono naturalmente i temi internazionali di primo piano: dagli scontri verbali con Donald Trump sulla guerra in Iran al potenziale ritiro americano dalle basi in Italia, al proseguimento dell'impegno italiano in Libano e all'aumento delle spese in difesa richiesto dagli Usa via Nato.