Il ministro degli esteri albanese Ferit Hoxha ha affermato che la proroga oltre il 2030 non sarà possibile poichè Tirana conta di aderire all'UE per quella data
L'Albania non intende estendere oltre il 2030 l'accordo con l'Italia sui centri di raccolta extra-UE per migranti illegali, i CPR.
"L'accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo" ha detto il ministro degli esteri albanese Ferit Hoxha, che ha poi aggiunto: "non ci sarà alcun rinnovo perché saremo membri dell'Unione Europea"
Il capo della diplomazia di Tirana si riferisce in particolare al fatto che l'esistenza dei CPR è legata solo alla condizione temporanea di extra-territorialità dell'Albania rispetto alle frontiere dell'Unione Europea.
Favorito dalle relazioni eccellenti tra il premier socialista albanese Edi Rama e la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni, l'accordo tra Roma e Tirana è stato ratificato nel 2024 e ha una durata di cinque anni.
L'Albania, uno dei Paesi di testa nel processo di allargamento, conta di aderire all'UE nel all'inizio del 2030. In teoria, sarebbe quindi possibile solo una proroga di qualche mese.
Il patto bilaterale ha consentito all'Italia di realizzare, nelle località albanesi di Gjadër e Shëngjin, due strutture detentive per migranti che si sono visti respingere le richieste di asilo.
I due centri per migranti hanno una capienza complessiva di tremila persone, secondo fonti semi-ufficiali rielaborate dalla stampa ad Aprile 2026 ne sono transitate quasi seicento.
Secondo relazione tecnica allegata al disegno di legge di ratifica del Protocollo Italia-Albania il costo complessivo per l'Italia è di 653 milioni di euro, mentre l'Albania ne inncasserebbe un'ottantina. Oltre al vantaggio per Tirana dell'appoggio politico dell'Italia per la sua adesione all'UE.