L'Italia accelera sul nucleare: tra crisi energetica e nuove tecnologie, il Governo punta alla delega entro fine anno. Ecco perché l'atomo è tornato di moda
Dimenticate le vecchie centrali in stile Simpson. Il dibattito energetico in Italia si sta scaldando più di un reattore di nuova generazione e, spoiler: il nucleare è tornato ufficialmente in chat.
Nonostante i due storici "no" arrivati dai referendum del 1987 (post-Chernobyl) e del 2011 (post-Fukushima), il clima politico sembra essere cambiato radicalmente. Ma cosa sta succedendo davvero a Palazzo Chigi?
L'accelerazione del Governo: obiettivo fine anno
La premier Giorgia Meloni e i vicepremier Salvini e Tajani hanno le idee chiare: l'Italia deve ridurre la dipendenza energetica dall'estero. L'obiettivo dichiarato è chiudere il disegno di legge delega sul nucleare entro la fine del 2026.
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che il clima nel Paese è diverso rispetto al passato e spera in un via libera definitivo del Parlamento in tempi record.
Perché proprio ora?
I motivi di questo "rewind" sono principalmente tre.
Bollette salate: la crisi energetica e l'instabilità internazionale (dai conflitti in Medio Oriente al blocco di Hormuz) rendono necessario trovare fonti stabili e interne; le rinnovabili non bastano: anche se stiamo spingendo su sole e vento, figure come Emma Marcegaglia ricordano che un Paese industriale come il nostro non può vivere di sola intermittenza. Serve una "base" energetica solida che funzioni anche quando non tira vento o è nuvoloso; tecnologia 4.0: addio ai giganti del passato, oggi si parla di SMR (Small Modular Reactors), mini-reattori più sicuri, veloci da costruire e meno impattanti.
Cosa dicono i "contro"?
Ovviamente, non tutti sono pronti a celebrare. Le opposizioni e le associazioni ambientaliste (come Greenpeace e WWF) parlano di un errore economico e tecnico, sottolineando che i costi degli SMR sono ancora incerti e che i tempi di realizzazione restano comunque lunghi.
Inoltre, c’è chi contesta l’investimento di milioni di euro stanziati dal Governo per campagne informative destinate a "convincere" gli italiani a cambiare idea.
I nuovi protagonisti: entra in scena "Nuclitalia"
Se pensavate che il nucleare fosse solo un’idea astratta, preparatevi a conoscere la Newco (una nuova società), nata il 14 maggio 2025. Si chiama Nuclitalia.
Non è un’avventura solitaria: è un vero "dream team" industriale che vede colossi come Enel, Ansaldo Energia e Leonardo unire le forze. Si tratta di un passaggio importante perché mette insieme chi l'energia la distribuisce (Enel), chi ha la tecnologia per i reattori (Ansaldo Nucleare) e chi gestisce l’alta tecnologia e la sicurezza (Leonardo).
Non si parla più di megacentrali. La Newco punterà tutto sugli SMR (Small Modular Reactors), piccoli reattori che si montano quasi come dei Lego e che promettono di essere il futuro del settore.
Il "NIMBY" (not in my backyard) definitivo: il Deposito nazionale
Qui arriva la parte difficile, quella che sta dividendo l’Italia più di un rigore al novantesimo. Per far ripartire davvero l’atomo, dobbiamo risolvere il problema del "back-end": le scorie. Non parliamo solo di futuro, ma di un’urgenza immediata: circa 33.700 metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività aspettano una casa definitiva, insieme a quelli ad alta attività che devono rientrare dai centri di riprocessamento in Francia e Regno Unito.
Il problema? Al momento siamo in un vero e proprio stallo. La Sogin ha tracciato una mappa con 51 aree potenzialmente idonee, ma la "X" sul luogo definitivo non è ancora stata messa.
Ecco lo scenario attuale
La mappa della discordia: Le zone calde restano principalmente in Puglia, Lazio, Basilicata (con forti tensioni nell'area di Matera) e Sardegna. Nonostante i tentativi di mediazione, l’opposizione locale è un muro difficile da abbattere: il timore è che il deposito possa danneggiare l'immagine del turismo e dell'agricoltura d'eccellenza. C’è stato un momento in cui sembrava che la soluzione potesse arrivare "dal basso", ma anche i tentativi di autocandidatura (come quello celebre di Trino, in Piemonte) sono stati ritirati dopo le proteste. Nessuno, per ora, vuole alzare la mano. Attualmente il ministero dell'Ambiente è nel pieno della fase di scoping (la valutazione ambientale) sulle aree individuate. Più tempo passa, più l'Italia continua a pagare cifre esorbitanti per mantenere le scorie in depositi temporanei o all'estero.
Il Governo sta provando a giocare la carta della "decisione condivisa" e delle compensazioni economiche, ma tra territori ribelli e procedure burocratiche, il Deposito nazionale resta il vero "collo di bottiglia" per il nuovo nucleare italiano. Senza un sito sicuro, il sogno dell'atomo rischia di restare parcheggiato in un limbo infinito.