Bruxelles cerca una soluzione di lungo periodo e rimette sul tavolo sia le rinnovabili sia il nucleare dopo che la chiusura dello stretto di Hormuz ha fatto impennare le bollette. Guarda il video
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi dell'energia in tutta Europa. Bruxelles afferma che la soluzione è accelerare la transizione definitiva dai combustibili fossili.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha quantificato senza giri di parole il costo: 22 miliardi di euro in fatture aggiuntive per l'importazione di combustibili fossili in soli 44 giorni dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. E questo senza energia aggiuntiva a compensarlo.
Raccomanda di potenziare le rinnovabili e il nucleare, che già forniscono oltre il 70 per cento dell'elettricità europea. La Commissione però individua sfide cruciali: capacità di stoccaggio limitata, reti obsolete e sprechi di energia pulita. Bruxelles sta accelerando il proprio pacchetto per la modernizzazione delle reti, che dovrebbe entrare in vigore quest'estate.
L'energia nucleare è tornata al centro del dibattito: 15 Stati membri la sostengono attraverso la European Nuclear Alliance. Sta inoltre crescendo la spinta a installare reattori modulari di piccola taglia (Small Modular Reactors) all'inizio degli anni Trenta.
Il 22 aprile la Commissione ha annunciato un pacchetto di emergenza che prevede uno stoccaggio coordinato del gas a livello Ue, il rilascio congiunto delle riserve di petrolio, misure di sostegno al reddito delle famiglie e norme sugli aiuti di Stato più flessibili e accelerate.
Si tratta della seconda grande crisi energetica che colpisce l'Europa in tre anni. Secondo Bruxelles, l'obiettivo non è gestire i prossimi shock, ma evitarli.