Il ministro dell'Interno blinda il decreto Sicurezza ponendo la fiducia alla Camera dei Deputati, dopo una giornata di scontro parlamentare che ha visto le opposizioni occupare gli scranni dell'esecutivo. Per Meloni, la norma "è di assoluto buon senso"
Scontro aperto alla Camera dei deputati martedì sul destino del cosiddetto Decreto Sicurezza, culminato con la richiesta di fiducia sul provvedimento. A blindare il testo è stato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi dopo una lunga giornata parlamentare che ha visto le opposizioni occupare i banchi del governo in Aula.
Le dichiarazioni di voto sono previste mercoledì per le 18, mentre il via libera definitivo è atteso entro venerdì prossimo. Il decreto va convertito in legge entro il 25 aprile.
La questione di fiducia è stata posta su un testo, che resta identico a quello licenziato la settimana scorsa dal Senato e non modificato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia.
Parlando da Milano, la premier Giorgia Meloni aveva annunciato martedì mattina che il decreto sarebbe stato "approvato senza modifiche".
"Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma", ha detto Meloni a margine della visita al Salone del Mobile.
"Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni".
Cosa viene contestato del Decreto Sicurezza
Le polemiche sono nate per una norma prevista dal decreto, che prevede un incentivo economico per gli avvocati che curano le procedure di rimpatrio volontario.
Lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso dubbi al sottosegretario Alfredo Mantovano, ricevuto lunedì al Quirinale. I rilievi riguardavano proprio l'inclusione di un incentivo da 615 euro per gli avvocati che concludevano i casi dei propri assistiti con il rimpatrio volontario della persona migrante.
Ad alimentare i malumori anche la decisione dell'esecutivo di correggere il testo ma senza modifiche né discussioni in merito.
Le opposizioni occupano i banchi della maggioranza
Il clima si è surriscaldato nella giornata di martedì dopo la bocciatura con 148 no delle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dal Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e +Europa.
Dopo i rilievi del Quirinale e il necessario confronto politico, la maggioranza ha respinto infatti con 47 voti di scarto la richiesta di rinviare il testo alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia per ulteriori approfondimenti, in particolare sulla norma relativa ai rimpatri volontari assistiti dei migranti.
A questo punto i deputati delle opposizioni hanno occupato i banchi del governo e l'emiciclo della Camera.
Un gesto politico forte, pensato per denunciare quello che le minoranze considerano uno svuotamento del confronto parlamentare. Dalle opposizioni è arrivata la richiesta insistente di convocare una conferenza dei capigruppo per discutere il percorso del decreto.
Arturo Scotto, deputato del Partito democratico, è stato espulso dall'Aula da Fabio Rampelli, presidente di turno, che ha annunciato la convocazione della conferenza dei capigruppo.
Tra i deputati che hanno circondato i banchi del governo c'erano anche la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, e il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. Seduto, invece, proprio sopra i banchi dell'esecutivo, oltre a Scotto, c'era anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, che però si era appena alzato prima del richiamo di Rampelli.
Dal Partito democratico è arrivata una critica diretta alla gestione della vicenda. La capogruppo alla Camera, Chiara Braga, ha sottolineato che sono state necessarie sei ore di tensioni per ottenere ciò che le opposizioni chiedevano fin dall'inizio della seduta, e cioè un confronto formale tra i gruppi.
Secondo Braga, esistono "criticità evidenti" nel decreto sicurezza e la soluzione prospettata dalla presidente del Consiglio non viene ritenuta condivisibile. Proprio per questo, ha spiegato, le opposizioni volevano discutere la questione nella sede ritenuta più adeguata.
Il flashmob di Roberto Vannacci
Le critiche arrivano non solo da sinistra ma anche da destra. Futuro Nazionale con Vannacci (FnV) ha protestato contro il decreto Sicurezza con un flash mob organizzato davanti a Montecitorio.
"L'abbiamo ribattezzato in Aula Decreto 'pannicelli caldi', come i pannicelli caldi che si mettevano ai bambini che si sbucciavano le ginocchia, non serviva a far chiudere la ferita ma serviva a fornire un supporto benevolo della mamma, del papà o dei nonni", ha detto il deputato di FnV Rossano Sasso.
"Il governo di centrodestra moderato e molliccio intende rassicurare gli italiani, ma se si va nel merito nel provvedimento si noterà che non è stato fatto nulla, da domani non cambierà esattamente nulla per la Sicurezza degli italiani", ha aggiunto.
Alle sue spalle, i militanti agitavano cartelli con la scritta "Tolleranza zero - Sicurezza vera con Vannacci". Per il partito, la soluzione è la "remigrazione".