Ne hanno parlato i ministri Tajani, Giorgetti e Picchetto Fratin. L'Unione europea sarebbe contraria nonostante la flessibilità accordata. Ma senza un decreto i prezzi di benzina e diesel potrebbero subire un'impennata già da domenica
Il taglio delle accise sui carburanti deciso dal governo Meloni il 18 marzo scadrà a mezzanotte del 6 giugno. L’a terza e (finora) ultima proroga della misura era arrivata il 22 maggio, e oggi il vicepremier Antonio Tajani ha detto che l'esecutivo "sta valutando di prolungare fino a fine giugno i provvedimenti adottati", ma "i provvedimenti sulle accise sono molto costosi, possono durare un mese o due".
Se le accise sui carburanti dovessero tornare al livello procedente alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e al blocco di Hormuz, il prezzo di benzina e diesel sarebbe destinato ad aumentare "però il problema del caro energia non è solo legato all'emergenza (...) perciò chiediamo il mercato unico europeo dell'energia", continua il ministro degli esteri a Rapallo (Genova) in occasione del convegno nazionale dei giovani imprenditori di Confindustria.
Cosa sono le accise mobili
Giovedì il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva spiegato in Parlamento che il governo dovrà valutare la disponibilità di risorse generata dall’eventuale extragettito Iva sugli stessi carburanti (per via dell’aumento dei prezzi) e solo dopo potrà decidere che cosa fare. I dati, ha aggiunto, "fino al giorno 6 non li avremo".
In ogni caso, aveva spiegato il ministro, se il governo interverrà di nuovo sulle accise, lo farà con il meccanismo delle "accise mobili", che non richiederebbe un nuovo decreto legge con l’approvazione in consiglio dei ministri, ma un semplice decreto ministeriale.
Si tratta di un meccanismo, introdotto dal governo Meloni nel 2023, che permette di adottare un taglio del prezzo alla pompa al verificarsi di determinate condizioni di aumenti dei prezzi. In pratica, in caso di impennata dei costi, la misura consente di utilizzare l’extragettito IVA in modo da tenere sotto controlli i prezzi alla pompa di benzina e diesel.
La flessibilità di bilancio concessa dalla Ue si tradurrà in sconto sui carburanti?
La commissione Ue, accogliendo in parte le richieste del governo Meloni, ha sì concesso la possibilità di utilizzare, finanziandolo in deficit, fino allo 0,3% del Pil l’anno (6,5-7 miliardi) e fino allo 0,6% nel triennio 2026-28, per interventi sull’energia, ma a condizione di escludere misure che agevolino il consumo di energia da fonti fossili, come appunto il taglio delle accise. La flessibilità di bilancio potrà invece essere utilizzata per rafforzare la transizione verso l’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Il governo aspetta anche che la proposta di flessibilità formulata dalla commissione Ue sia approvata, come necessario, dal Consiglio europeo e aspetta anche di capire nel dettaglio tutti i paletti posti da Bruxelles.
"C'è ovviamente la speranza che qualcosa succeda rispetto al Golfo Persico che incide fortemente su quello che è il livello dei prezzi del carburante. Poi c'è la posizione dell'Unione europea che ci ha concesso flessibilità rispetto agli investimenti; comunque le accise riguarderebbero una parte di bilancio puro dello Stato italiano. Si valuterà nelle prossime ore", ha detto il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin a margine del Festival Pianeta 2030 a Milano.
Quanto costerà il carburante senza i tagli alle accise
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, se il governo Meloni decidesse di non intervenire ulteriormente si registrerebbe un aumento dei costi alla pompa di circa 6 centesimi al litro per la benzina e di circa 12 centesimi per il diesel: questo si tradurrebbe in un rincaro di 3 euro per un pieno di benzina e di 6 euro per un pieno di diesel.