Attualmente dieci Paesi dell'UE mantengono controlli alle frontiere interne; sette di loro affermano che la migrazione ne giustifica la permanenza
Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha respinto la richiesta dell’Unione europea di eliminare i controlli alle frontiere interne, sostenendo che restano necessari e pienamente efficaci nella gestione dei flussi migratori.
Intervenendo a Lussemburgo durante una riunione dei ministri dell’Interno dell’UE dedicata al nuovo patto sulla migrazione, Dobrindt ha difeso la linea tedesca, affermando che i controlli alle frontiere stanno producendo risultati concreti.
Secondo il ministro, l’aumento dei respingimenti, la riduzione della migrazione irregolare e lo smantellamento delle reti di trafficanti dimostrano l’efficacia delle misure attualmente in vigore. "È per questo che vogliamo mantenerli", ha dichiarato, sottolineando la volontà della Germania di proseguire su questa strada, pur rimanendo aperta al dialogo con i partner europei.
La posizione di Berlino si scontra con quella della Commissione europea, che ritiene ormai superata la necessità dei controlli interni, alla luce delle recenti riforme in materia di migrazione e asilo. Tra queste, il nuovo regolamento sui rimpatri e gli accordi per la creazione di centri di accoglienza e detenzione nei Paesi terzi.
Attualmente, dieci Stati membri dell’UE mantengono controlli alle frontiere interne, con la migrazione come principale giustificazione. Bruxelles ha chiesto a diversi Paesi, tra cui Germania, Italia, Francia e Austria, di avviare un graduale superamento di queste misure, considerate originariamente temporanee ma ormai in vigore da anni.
Sul fronte opposto, il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione Magnus Brunner ha difeso la linea della Commissione, sostenendo che i recenti progressi nelle politiche migratorie giustificano l’eliminazione progressiva dei controlli interni.
"Le riforme sono state approvate, le frontiere esterne sono più protette e i rimpatri saranno più rapidi", ha dichiarato, definendo questo il momento giusto per un ritorno alla piena libertà di circolazione.
Il nuovo quadro normativo europeo punta infatti ad accelerare le espulsioni dei migranti irregolari, una svolta considerata tra le più rigide degli ultimi decenni. Tuttavia, secondo gli stessi dati UE, solo circa il 29% delle persone senza diritto di soggiorno lascia effettivamente il territorio europeo, alimentando il dibattito sull’efficacia del sistema attuale.
Nel frattempo, la tensione tra sicurezza interna e libertà di circolazione resta al centro del confronto politico europeo, con posizioni sempre più distanti tra Stati membri e istituzioni comunitarie.