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Allargamento UE, Costa chiede regole più semplici per accelerare l'ingresso dei Balcani occidentali

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa Diritti d'autore  Euronews 2026
Diritti d'autore Euronews 2026
Di Mared Gwyn Jones & Maria Tadeo
Pubblicato il
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Alla vigilia del vertice in Montenegro, il presidente del Consiglio europeo António Costa propone di semplificare le norme sull'allargamento. L'obiettivo è ridurre i veti unanimi per accelerare l'ingresso dei Balcani occidentali, prevedendo anche periodi transitori

Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha appoggiato una semplificazione delle norme dell’UE per l’ingresso di nuovi membri, affermando che l’Unione deve "accelerare" l’allargamento per dimostrare ai partner dei Balcani occidentali che fa "sul serio" nel trasformare in realtà le loro ambizioni europee.

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Parlando in esclusiva a Euronews da Tivat, in Montenegro, dove venerdì i leader dell’UE e dei Balcani occidentali si riuniranno per un vertice, Costa ha avanzato alcune proposte per semplificare l’attuale metodologia, giudicata onerosa e fonte di frustrazione in una regione in cui alcuni Paesi sono bloccati in un limbo da quasi vent’anni.

"Al momento dobbiamo votare (...) più di 40 volte per portare avanti l’intero processo", ha detto Costa a Euronews, aggiungendo che l’UE potrebbe "ridurre i momenti in cui prendiamo decisioni per rendere la procedura più snella".

L’adesione all’UE richiede l’approvazione unanime di tutti gli Stati membri in diverse fasi, offrendo ai governi la possibilità di esercitare il proprio potere di veto.

La candidatura della Macedonia del Nord è stata storicamente affossata dai ripetuti veti di Grecia e Bulgaria, legati a controversie su questioni costituzionali e sui diritti delle minoranze. L’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán ha utilizzato regolarmente il veto per impedire all’Ucraina di avanzare nel percorso di integrazione europea.

"Personalmente ritengo che non serva l’unanimità per aprire i capitoli e i cluster. Serve soltanto l’unanimità per chiuderli", ha spiegato Costa, riferendosi ai 33 cosiddetti "capitoli" del processo di adesione, organizzati in sei "cluster" tematici. Tutti devono essere completati prima che un candidato possa entrare nell’Unione.

Costa ha aggiunto che le "questioni bilaterali" che possono bloccare una candidatura dovrebbero essere risolte tra i Paesi interessati, con il sostegno delle istituzioni, ma senza pregiudicare il processo.

Le sue dichiarazioni arrivano all’indomani di una importante svolta nella candidatura dell’Ucraina all’UE, dopo che il primo ministro ungherese Péter Magyar ha revocato il veto, in vigore da due anni, sui negoziati di adesione con Kiev in seguito a un accordo sui diritti della minoranza ungherese in Ucraina, ponendo fine a mesi di duro braccio di ferro.

Il presidente Costa ha definito "positivo" il "nuovo atteggiamento dell’Ungheria nell’Unione europea".

Ha inoltre proposto di ricorrere più spesso a "periodi transitori" nell’adesione dei Paesi candidati, per rendere il processo più efficiente. Ad esempio, l’UE introduce gradualmente i nuovi membri in alcune componenti della Politica agricola comune (PAC), con cui sostiene finanziariamente gli agricoltori europei.

"Dai precedenti allargamenti abbiamo imparato che abbiamo sempre adottato clausole transitorie su politiche come l’agricoltura e la libertà di movimento", ha detto Costa, alla vigilia del vertice UE-Balcani occidentali.

"Ora, poiché parliamo di un allargamento molto impegnativo, forse servono clausole transitorie anche sulle questioni istituzionali".

Pur non avendo specificato come i nuovi membri potrebbero essere inseriti gradualmente nelle istituzioni dell’UE, una recente proposta per l’adesione dell’Ucraina, avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, suggerisce di rinviare il pieno diritto di voto di Kiev nell’ambito di una "associate EU membership" prima del passaggio a membro a pieno titolo.

In un editoriale congiunto pubblicato a febbraio, il primo ministro albanese Edi Rama e il presidente serbo Aleksandar Vučić hanno chiesto un’integrazione accelerata senza diritto di veto. In pratica significherebbe adesione all’UE senza pieni poteri, in cambio però di un posto al tavolo. Sia la Serbia che l’Albania sono Paesi candidati.

La politica di allargamento ha bisogno di un nuovo slancio

A Tivat, il presidente Costa sarà affiancato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, da 22 leader dell’UE, tra cui il francese Emmanuel Macron e il tedesco Friedrich Merz, oltre che dai sei leader dei Balcani occidentali, per i colloqui in programma più tardi venerdì.

I leader dei Balcani occidentali rappresentano i cinque Paesi considerati candidati ufficiali all’ingresso nel blocco – Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia – oltre al Kosovo, attualmente considerato un "candidato potenziale".

La scelta della sede è altamente simbolica. Il Montenegro è considerato il Paese più avanzato tra tutti i candidati all’UE ed è dato da molti come probabile 28esimo Stato membro già dal prossimo anno, una prospettiva che Costa ha definito "non impossibile".

Sarebbe una svolta nella politica di allargamento dell’UE, rimasta bloccata fino a quando l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 non ha impresso al processo un nuovo senso di urgenza geopolitica. Il Montenegro è spesso considerato politicamente e simbolicamente importante, ma gestibile, viste le sue dimensioni relativamente ridotte.

In vista del vertice, Parigi e Berlino hanno redatto congiuntamente un testo che chiede di dare "nuovo slancio" all’allargamento dell’UE snellendo le regole e offrendo "ulteriori incentivi" ai Paesi candidati per integrarsi gradualmente nel blocco.

"Puntiamo a un nuovo approccio incentrato sul processo, che elimini gli ostacoli eccessivamente formalizzati per i passi intermedi e semplifichi l’attuale metodologia", si legge inoltre nel testo visionato da Euronews.

Secondo fonti diplomatiche, la proposta è stata concepita pensando ai Balcani occidentali e alla Moldavia, senza alcun riferimento all’Ucraina.

Kiev sollecita Bruxelles a trovare il modo di accelerare la propria domanda, presentando l’adesione all’UE come una garanzia di sicurezza cruciale nel dopoguerra, in assenza dell’ingresso nella NATO.

L’Unione è impegnata in negoziati per rafforzare la sua poco nota clausola di difesa reciproca, nota come articolo 42.7, che potrebbe offrire all’Ucraina uno scudo di sicurezza contro future aggressioni.

A Bruxelles i funzionari stanno elaborando piani alternativi per integrare più rapidamente l’Ucraina, presentati con varie etichette, tra cui "membership-in-reverse", "associate membership" e "membership-lite". Nessuna di queste opzioni ha però raccolto un ampio sostegno.

Il presidente Costa si è comunque detto ottimista sui negoziati con l’Ucraina.

"Ritengo possibile aprire e, allo stesso tempo, chiudere immediatamente diversi capitoli dell’Ucraina", ha affermato, "perché ha già fatto quanto necessario per chiudere quei capitoli".

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