Una coalizione internazionale lancia un'iniziativa per il libero transito nello Stretto di Hormuz, con appelli diplomatici e pianificazioni militari preventive
Giovedì, più di 40 Paesi hanno costituito una coalizione per assicurare il libero passaggio nello Stretto di Hormuz, fondamentale corridoio per le esportazioni energetiche, una volta terminata la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il gruppo include nazioni da tutti i continenti, sottolineando l’impatto globale causato da eventuali interruzioni della via marittima.
L’incontro inaugurale, tenuto in modalità virtuale dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, segue le pressioni del presidente statunitense Donald Trump sugli alleati europei affinché contribuiscano alla sicurezza dello stretto.
“L’Iran ha preso in ostaggio un passaggio marittimo internazionale, mettendo a rischio l’economia mondiale”, ha affermato Cooper, evidenziando le possibili conseguenze su gas, carburanti per aerei, fertilizzanti e costi della vita.
La coalizione multinazionale cercherà di utilizzare una combinazione di strumenti diplomatici ed economici per garantire un’“apertura sicura e sostenuta” dello Stretto, attualmente soggetto a pedaggi sotto il controllo diretto di Teheran. Parallelamente, i pianificatori militari studieranno opzioni per garantire la protezione, come scorte navali e operazioni di sminamento, “una volta attenuato il conflitto”.
Italia, Paesi Bassi ed Emirati Arabi Uniti hanno chiesto congiuntamente la creazione di un “corridoio umanitario” per il trasporto di fertilizzanti, al fine di prevenire una crisi alimentare, ha reso noto il ministero degli Esteri italiano. L’Alto rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha partecipato a questo appello, ribadendo l’urgenza di ripristinare la navigazione sicura secondo il diritto del mare.
L’incontro virtuale è servito principalmente a valutare la situazione e coordinare le posizioni, senza produrre dichiarazioni operative ufficiali. Nel frattempo, il Bahrein prepara una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla protezione delle rotte commerciali attraverso lo stretto, con la possibilità di un intervento durante il conflitto.
Lo Stretto di Hormuz trasporta normalmente un quinto del petrolio, del gas e dei carburanti mondiali. Le acque poco profonde e la geografia complessa della regione favoriscono le tattiche militari iraniane, tra cui missili e droni, rendendo il transito rischioso per navi e assicuratori.
Trump ha più volte sottolineato che la responsabilità della sicurezza dello Stretto non dovrebbe ricadere sugli Stati Uniti, ma sui Paesi importatori di energia, criticando gli alleati della Nato che si sono rifiutati di inviare navi da guerra. In un discorso recente, ha invitato le nazioni a "prendere coraggio" e proteggere il passaggio da sole.
Gli Stati Uniti non hanno partecipato alla riunione del giovedì. La settimana scorsa, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha firmato una dichiarazione del G7 sottolineando la necessità di ripristinare la navigazione sicura e senza pedaggio, definendola una "necessità post-bellica", affermazione subito corretta da Trump.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha risposto alle pressioni statunitensi, definendo un intervento militare diretto nello Stretto “irrealistico” e pericoloso per chiunque attraversi la zona, sottolineando la gravità della situazione: “Stiamo parlando di guerra e di pace. Siamo seri”.