Il primo ministro britannico ha dichiarato che il Regno Unito ospiterà una riunione giovedì di circa 35 Paesi per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz, paralizzato dalla guerra in Iran e risponde alle critiche di Trump all'Alleanza Atlantica
Il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha convocato una riunione sullo Stretto di Hormuz per giovedì con 35 Paesi, tra cui l'italia, e ha preso le difese della Nato definendola "l'alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto", in replica ai nuovi attacchi dagli Stati Uniti.
"Ci ha tenuti al sicuro per molti decenni", ha detto Starmer in una conferenza stampa martedì, "e noi siamo pienamente impegnati nella Nato", da cui invece il presidente Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti stanno "valutando seriamente il ritiro".
La ministra degli Esteri, Yvette Cooper, ospiterà l'incontro per lo più da remoto in cui si "valuteranno tutte le misure diplomatiche e politiche praticabili che possiamo adottare per ripristinare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marittimi intrappolati e riprendere la circolazione di beni vitali", ha detto Starmer.
"A seguito di questo incontro, convocheremo anche i nostri pianificatori militari per esaminare come possiamo mettere insieme le nostre capacità e rendere lo stretto accessibile e sicuro dopo la fine dei combattimenti", ha aggiunto il premier.
Starmer ha aperto anche che a una cooperazione più stretta del Regno Unito con gli alleati europei. "Continueremo a difendere l’interesse nazionale britannico - ha detto - è sempre più chiaro che, mentre il mondo prosegue su questo percorso volatile, il nostro interesse nazionale di lungo periodo richiede una più stretta collaborazione con i nostri alleati in Europa e con l’Unione europea".
Le discussioni includeranno i Paesi che hanno recentemente firmato una dichiarazione in cui si dichiarano pronti "a contribuire agli sforzi appropriati per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz", ha detto Starmer.
Oltre al Regno Unito tra i firmatari figurano Francia, Germania, Italia, Giappone e Paesi Bassi. L'Iran ha praticamente chiuso lo stretto di Hormuz alle navi ritenute di Paesi ostili, bloccando buona parte del petrolio e di suoi derivati e del gas naturale liquefatto prodotti nel Golfo Persico.
Donald Trump ha dichiarato in un'intervista pubblicata mercoledì che sta valutando la possibilità di ritirare il suo Paese dalla Nato, definendo l'alleanza di difesa una "tigre di carta".
"Direi che (è) al di là di ogni riconsiderazione", ha dichiarato in un'intervista al quotidiano britannico The Telegraph. "Non sono mai stato influenzato dalla Nato. Ho sempre saputo che era una tigre di carta e anche Putin lo sa".
A questi commenti ha fatto eco il segretario di Stato americano, Marco Rubio, secondo cui gli Stati Uniti "dovranno riesaminare" il loro rapporto con la Nato.
"Penso che non ci sia dubbio che, purtroppo, dopo la conclusione di questo conflitto, dovremo riesaminare questo rapporto. Dovremo riesaminare il valore della Nato e dell'alleanza per il nostro Paese", ha detto Rubio al conduttore Sean Hannity su Fox News.
Rubio ha detto di essere stato "uno dei più forti difensori della Nato" perché "trovava un grande valore in essa". Gran parte di questo valore consisteva nell'avere basi militari in Europa che permettevano alle forze armate statunitensi "di proiettare il potere in diverse parti del mondo", ha detto.
"Se ora abbiamo raggiunto un punto in cui l'alleanza significa che non possiamo usare quelle basi, che di fatto non possiamo più usare quelle basi per difendere gli interessi dell'America, allora la Nato è una strada a senso unico", ha aggiunto.
Martedì l'Italia ha negato il permesso di atterrare a un aereo statunitense mentre era in viaggio verso il Medio Oriente per una missione di combattimento. Lunedì la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi in missione contro l'Iran.