Maja T. è stata condannata a otto anni di carcere in Ungheria per il suo presunto coinvolgimento negli attacchi antifa del 2023 a Budapest. Il verdetto è appellabile
Un tribunale ungherese ha condannato Maja T. a otto anni di carcere per il suo presunto coinvolgimento negli attacchi antifa avvenuti a Budapest nel febbraio 2023.
Le accuse contestate erano di tentata aggressione criminale con pericolo per la vita e aggressione criminale premeditata. La procura aveva chiesto una pena ben più severa, pari a 14 anni di reclusione. La sentenza è soggetta ad appello.
Dopo la lettura del verdetto, Maja T. ha dichiarato di ritenersi vittima di una cospirazione politica, affermando che “sappiamo tutti che tipo di sentenza vuole il primo ministro ungherese”, in riferimento a Viktor Orbán.
Gli attacchi del 2023 durante il Giorno dell’Onore
I fatti risalgono al febbraio 2023, quando a Budapest un gruppo di persone mascherate ha aggredito violentemente alcuni partecipanti a una commemorazione del Giorno dell’Onore. L’evento ricorda il tentativo di fuga delle truppe ungheresi e tedesche alleate del regime nazista e della Croce Frecciata fascista, circondate dall’Armata Rossa alla fine della Seconda guerra mondiale, ed è tradizionalmente frequentato da attivisti di estrema destra ungheresi e tedeschi.
Le aggressioni, alcune delle quali particolarmente brutali, sono state riprese dalle telecamere di sicurezza. Nonostante ciò, nell’immediatezza dei fatti non ci furono arresti da parte della polizia.
L’arresto di Ilaria Salis e l’estradizione di Maja T.
Successivamente, le indagini hanno portato all’arresto a Budapest dell’attivista italiana Ilaria Salis, detenuta e incriminata dalle autorità ungheresi. Un’altra imputata, la cittadina tedesca Maja T., è stata estradata in Ungheria dalle autorità tedesche in circostanze definite controverse dai suoi sostenitori.
Otto presunti partecipanti agli attacchi sono stati processati in Germania; uno di loro è stato condannato a cinque anni di carcere. Ilaria Salis, invece, è stata eletta europarlamentare nel 2024 e successivamente rilasciata, pur restando formalmente la principale imputata nel procedimento ungherese.
Le critiche al processo e il nodo dell’“organizzazione criminale”
Gli avvocati di Maja T. hanno sempre sostenuto che l’estradizione sia avvenuta in modo irregolare, poiché le autorità tedesche avevano inizialmente rifiutato la consegna, mentre la sospettata sarebbe stata trasferita in Ungheria prima di una decisione definitiva.
Secondo la difesa e diversi esponenti politici che hanno sostenuto Maja T., la donna non avrebbe potuto contare su un processo equo, dal momento che il governo ungherese avrebbe politicizzato gli attacchi legati all’Outbreak Day, esercitando pressioni indirette sul tribunale.
Prima della sentenza, il padre di Maja T. ha dichiarato in aula che, sulla base dei filmati disponibili, l’accusa non sostiene che sua figlia abbia colpito direttamente qualcuno e che l’impianto accusatorio si fonderebbe soprattutto sulla qualificazione del gruppo come organizzazione criminale. Un punto contestato, poiché tale definizione presuppone una struttura stabile e gerarchica, mentre il gruppo internazionale di estrema sinistra che si recò a Budapest sarebbe stato, secondo la difesa, occasionale.
Antifa come organizzazione terroristica in Ungheria
Nel settembre 2025, l’Ungheria ha dichiarato “Antifa” organizzazione terroristica, seguendo una linea politica già adottata negli Stati Uniti durante la presidenza di Donald Trump. Poiché Budapest non disponeva in precedenza di un proprio sistema di designazione, è stato creato un elenco nazionale separato.
Nella lista ungherese figurano “Antifa”, che non esiste come organizzazione strutturata, e un solo gruppo tedesco di estrema sinistra, la Hammerbande.
Le reazioni politiche
L’eurodeputato tedesco di sinistra Martin Schirdewan ha definito il verdetto “il risultato di un processo politico che non avrebbe mai dovuto svolgersi in Ungheria”, giudicando la condanna a otto anni sproporzionata. Secondo Schirdewan, il caso si inserirebbe in una più ampia strategia del governo Orbán volta a reprimere gli oppositori politici e a utilizzare il sistema giudiziario a fini elettorali.
In Ungheria è attualmente in corso una campagna elettorale nella quale, secondo sondaggi indipendenti, il partito di governo Fidesz sarebbe in difficoltà rispetto alla formazione di centrodestra Tisza. Il processo a Maja T., tuttavia, non è stato un tema centrale del dibattito elettorale nelle ultime settimane.