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Guerra in Ucraina, Ue valuta un inviato speciale per Mosca: sostegno anche da Meloni

La lettone Evika Siliņa (a sinistra) e l'estone Alar Karis (a destra).
La lettone Evika Siliņa (a sinistra) e l'estone Alar Karis (a destra). Diritti d'autore  Associated Press.
Diritti d'autore Associated Press.
Di Jorge Liboreiro & Maria Tadeo
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La premier lettone Evika Siliņa e il presidente estone Alar Karis hanno chiesto un inviato speciale europeo per riallacciare i rapporti con il Cremlino

L’Unione europea sta valutando la nomina di un inviato speciale per riaprire i canali diplomatici con la Russia, nell’ambito dei negoziati in corso per porre fine alla guerra in Ucraina.

La proposta, sostenuta dalla prima ministra lettone Evika Siliņa e dal presidente estone Alar Karis in interviste a Euronews, segna un cambiamento significativo nell’approccio europeo verso Mosca dopo mesi di isolamento diplomatico.

Il dibattito si inserisce in un contesto geopolitico in rapida evoluzione, con l’Europa rimasta finora ai margini dei colloqui di pace guidati dagli Stati Uniti.

Macron e Meloni spingono per un inviato speciale Ue

Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato che sono già iniziati lavori “a livello tecnico” per la possibile nomina di un inviato speciale dell’Unione europea. L’iniziativa è sostenuta anche dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.

L’idea era già emersa la scorsa estate, ma allora la maggioranza dei leader europei l’aveva giudicata inopportuna. Oggi, però, l’esclusione dell’Ue dai negoziati diretti con Mosca ha riacceso la discussione sulla necessità di un ruolo diplomatico più attivo.

Lettonia ed Estonia: dialogo sì, ma con l’Ucraina

Secondo la premier lettone Evika Siliņa, qualsiasi contatto diplomatico con la Russia dovrebbe avvenire in stretta consultazione con l’Ucraina. “È sempre necessario impegnarsi nella diplomazia, ma dobbiamo continuare a isolare e sanzionare la Russia”, ha dichiarato a Euronews durante il Vertice mondiale dei governi a Dubai.

Siliņa ha sottolineato come l’Europa non possa permettersi di restare fuori dal tavolo dei negoziati, soprattutto ora che Kiev ha avviato contatti diretti. Tra i possibili nomi per il ruolo di inviato speciale, la premier ha citato Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro polacco Donald Tusk e il leader britannico Keir Starmer.

Il nodo tedesco e le divisioni interne all’Ue

Non tutti i Paesi europei condividono la stessa linea. La Germania si è detta contraria a colloqui diretti con Mosca, richiamando le “richieste massimaliste” del presidente russo Vladimir Putin e i continui bombardamenti sulle città ucraine come prova della mancanza di una reale volontà negoziale da parte del Cremlino.

Anche all’interno dell’Estonia emergono posizioni divergenti. Il ministero degli Esteri estone ha avvertito che riaprire il dialogo senza un cambiamento concreto delle azioni russe rischierebbe di offrire a Mosca una via d’uscita dall’isolamento internazionale.

Il ruolo degli Stati Uniti e la marginalizzazione europea

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti sono diventati il principale interlocutore della Russia nel processo di pace. Francia, Italia, Austria, Lussemburgo e Repubblica Ceca temono che questa dinamica possa ridurre ulteriormente il peso politico dell’Unione Europea.

Secondo il presidente estone Alar Karis, l’Ue avrebbe dovuto muoversi prima sul piano diplomatico. “Sosteniamo l’Ucraina da anni e continuiamo a farlo. È giusto che anche l’Europa abbia voce in capitolo”, ha dichiarato.

La Commissione europea, chiamata a gestire profonde divisioni interne, ha invitato il presidente Putin a dimostrare una reale volontà di pace prima di qualsiasi riavvio dei rapporti diplomatici. Interrogata sui lavori tecnici annunciati da Macron, Bruxelles ha evitato commenti ufficiali.

Nel frattempo, l’esecutivo europeo si prepara a presentare nei prossimi giorni un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, confermando come il possibile dialogo diplomatico resti legato a condizioni politiche molto rigide.

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