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Elezioni in Campania, Veneto e Puglia: test per il governo Meloni, affluenza al voto al 31,96%

Seggio elettorale in Italia, immagine d'archivio
Seggio elettorale in Italia, immagine d'archivio Diritti d'autore  Claudio Furlan/LaPresse
Diritti d'autore Claudio Furlan/LaPresse
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Lunedì si vota dalle 7 alle 15. Alle 23 della prima giornata di voto il 31,96% ha votato per rinnovare presidente e consigli in Campania, Veneto e Puglia. Le elezioni sono considerate un esame per il centrodestra che inizia già a programmare la campagna elettorale per le politiche del 2027

Lunedì hanno riaperto i seggi dalle 7 alle 15 in tre importanti Regioni italiane: Campania, Veneto e Puglia. I cittadini sono chiamati alle urne per eleggere il futuro governatore e il Consiglio regionale.

Si è votato anche domenica fino alle 23, con un'affluenza nazionale del 31,96 per cento. Alla chiusura dei seggi alle 23, la Campania aveva registrato un 32,07 per cento di votanti, la Puglia il 29,45 per cento e il Veneto il 33,88 per cento, tutti dati in calo rispetto alle precedenti regionali.

Questa tornata elettorale è considerata da molti un banco di prova per il governo di Giorgia Meloni. Il centrodestra vuole dimostrare che questi tre anni di esecutivo hanno consolidato negli italiani la volontà di proseguire fino alla fine della legislatura per preparasi poi alle elezioni del 2027.

Per l'opposizione si tratta di un nuovo esame del campo largo, costituito da Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, per costruire un'alternativa solida e credibile che possa sfidare e battere il governo, acquistando la fiducia degli elettori che era mancata nel 2022.

In Campania sfida tra Fico e Cirielli

In Campania, dove i temi al centro del dibattito sono stati il condono edilizio e la sanità, la sfida per il ruolo di governatore è tra Roberto Fico, ex presidente della Camera dei deputati sostenuto dal centrosinistra, e Edmondo Cirielli, parlamentare di Fratelli d'Italia e generale dell'Esercito, sostenuto dai partiti di maggioranza.

Gli altri candidati sono Nicola Campanile per la lista Per - Le persone e la comunità, Stefano Bandecchi per Dimensione Bandecchi, Giuliano Granato per Campania popolare, Carlo Arnese.

Il vincitore subentrerà al presidente uscente Vincenzo De Luca, in carica dal 2015, forte oppositore del governo Meloni e tra i governatori che auspicavano a un terzo mandato.

Manildo contro Stefani in Veneto per il post-Zaia

Anche il governatore uscente del Veneto Luca Zaia era tra i presidente di Regione che sostenevano il terzo mandato: nelle ultime due tornate elettorali ha ottenuto un ampissimo consenso, arrivando all'80 per cento dei voti nelle elezioni del 2020

Domenica e lunedì gli elettori dovranno scegliere tra il candidato del centrodestra Alberto Stefani e Giovanni Manildo, sostenuto da Pd, Avs, M5S, Le civiche venete per Manildo, Rifondazione, Uniti per Manildo, Volt.

Il tema principale delle elezioni in Veneto è quello dell'Autonomia, in particolare quella prevista dalla riforma del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, il cui percorso è iniziato ben prima dell'arrivo di Giorgia Meloni al governo.

Altri candidati in corsa sono Riccardo Szumski con la lista Resistere Veneto, Marco Rizzo con Democrazia sovrana popolare e Fabio Bui con Popolari per il Veneto.

Lobuono sfida Decaro per strappare la Puglia al centrosinistra

Il centrosinistra amministra la Regione del Sud Italia da 20 anni. La sfida per subentrare a Michele Emiliano è tra l'imprenditore Luigi Lobuono, ex presidente della Fiera del Levante, sostenuto da Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati e Antonio Decaro, ex sindaco di Bari ed europarlamentare del Partito Democratico, sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Azione, Italia Viva, Più Europa e da tre liste civiche.

Il tema su cui si è concentrato lo scontro politico in Puglia è quello dell'ex Ilva, l'impianto siderurgico tra i più grandi d'Europa.

Negli ultimi giorni si sono registrate tensioni fra i sindacati e il governo sul piano del governo Meloni per l'Ilva, che prevede cassa integrazione fino a seimila unità, decarbonizzazione in 4 anni e nuovi potenziali investitori.

Il Consiglio dei ministri ha varato giovedì un decreto per garantire la continuità dell'ex Ilva, sbloccando 108 milioni di euro utilizzabili fino alla vendita prevista per febbraio 2026. Il testo stanzia inoltre 20 milioni aggiuntivi per integrare al 75 per cento la cassa integrazione dei lavoratori, alleggerendo i costi per l'azienda. Intanto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha fissato per venerdì 28 novembre un incontro un incontro sul futuro degli stabilimenti del Nord Italia dell’ex Ilva, ma i sindacati chiedono un ritiro del piano del governo e un incontro a Palazzo Chigi.

Sull'ex Ilva, Decaro propone la nazionalizzazione dell'impianto per rilanciare il polo siderurgico di Taranto, con un ruolo diretto dello Stato, mentre Lobuono si mantiene sulle posizioni del governo di centrodestra.

Altri candidati in Piuglia sono Ada Donno, sostenuta dalla lista Puglia pacifista popolare, e Sabino Mangano, ex consigliere del Movimento 5 Stelle a Bari, sostenuto dalla lista civica Alleanza civica per la Puglia, che propone la chiusura definitiva dell'ex Ilva.

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