Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Referendum 8-9 giugno, guida al voto: cosa significano i quesiti sul lavoro

Un elettore deposita la scheda in un seggio a Torino, per un referendum sulla giustizia il 12 giugno 2022
Un elettore deposita la scheda in un seggio a Torino, per un referendum sulla giustizia il 12 giugno 2022 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti
Condividi Close Button
Copia e incolla il codice embed del video qui sotto: Copy to clipboard Link copiato!

Euronews ha analizzato con Francesco Di Ciommo, professore ordinario di Diritto Civile alla Luiss di Roma, i quesiti referendari sul tema del lavoro. Si vota dalle 7 alle 23 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì

Gli italiani sono chiamati tra domenica 8 giugno e lunedì 9 giugno a esprimersi su cinque referendum, quattro dei quali riguardano l'occupazione e la precarietà del lavoro.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Un tema che ha sempre diviso l'Italia e che questa volta oppone sindacati e organizzazioni che hanno promosso i quesiti, chiedendo cinque "Sì", alla maggioranza di governo che ha finora sostenuto le ragioni del "No" oppure l'astensione.

Se non si raggiungesse il quorum, infatti, vale a dire il voto da parte di almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto, l'esito del referendum popolare non sarebbe comunque valido al di là del suo risultato, come spesso accaduto in passato.

Si tratta di referendum abrogativi, con cui dunque rispondere affermativamente o negativamente all'eliminazione di norme, o parti di esse, in vigore.

Euronews ha interpellato, sui quesiti riguardanti il lavoro (ce n'è un quinto sulle condizioni per l'acquisizione della cittadinanza italiana), Francesco Di Ciommo, ordinario di Diritto civile e prorettore della Luiss di Roma.

Quesito n. 1 - fac simile
Quesito n. 1 - fac simile Ministero dell'Interno

Quesito n. 1 - Contratto di lavoro a tutele crescenti - Disciplina dei licenziamenti illegittimi

Il primo referendum è quello sulla scheda verde. Riguarda il cosiddetto Jobs Act e chiede di votare l’abrogazione o meno di una parte della legge, quella che contiene la disciplina sui licenziamenti previsti dal "Contratto a tutele crescenti", introdotta nel 2015 dal governo di Matteo Renzi.

"Il concetto di tutele crescenti rispetto ai licenziamenti legittimi poggia sulla riforma Fornero (del 2012 ndr) che è quella che tornerebbe in vigore qualora prevalesse il Sì e fosse quindi abrogato da questo punto di vista il Jobs Act", spiega a Euronews l'avvocato Di Ciommo.

Se questo quesito raggiungesse il quorum e vincesse il Sì, non tornerebbe perciò in vigore l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che imponeva tra le altre cose il reintegro del lavoratore.

"No, assolutamente no, lo Statuto dei Lavoratori ha avuto un ruolo fondamentale in Italia", precisa il professore, "però sotto molteplici profili non è più al passo con i tempi, perché per l'appunto non conosce i temi della contemporaneità e quindi della concorrenza che le imprese italiane si trovano a vivere tutti i giorni con le imprese che operano in altre nazioni, con regole diverse, costi e problemi diversi".

Francesco Di Ciommo, avvocato e prorettore dell'università Luiss di Roma, durante l'intervista con Euronews
Francesco Di Ciommo, avvocato e prorettore dell'università Luiss di Roma, durante l'intervista con Euronews Euronews

Per Di Ciommo rivedere la legislazione in vigore, dunque, "metterebbe in discussione un profilo di grande importanza nel mercato del lavoro di oggi", che è "la flessibilità del mercato del lavoro" e del rapporto tra imprese e lavoratori.

"Quando il ministro Fornero, mise in atto la sua riforma, i cui principi poi sono stati seguiti e rinforzati dal Jobs Act, la filosofia era proprio rendere più facile per le imprese non licenziare ma assumere", aggiunge il docente, "perché se tu sai di poter licenziare più facilmente quando le tue esigenze sono cambiate, assumi con una disponibilità diversa".

"In effetti i dati ufficiali confermano che questa dinamica c'è stata, cioè il mercato del lavoro oggi è più dinamico, è più elastico e il numero degli impiegati in Italia è un numero cospicuo anche rispetto ai partner europei", conclude su questo punto, "benché la produzione industriale sia ormai in calo da oltre due anni".

Quesiti n. 2 e n. 3 - Licenziamenti e relativa indennità - Condizioni dei contratti a tempo determinato

Il secondo referendum è sulla scheda arancione e riguarda l'indennità di licenziamento illegittimo nelle imprese, con meno di 15 dipendenti. Attualmente non può superare le sei mensilità: il Sì affiderebbe a un giudice il compito di stabilire l'entità del risarcimento, valutando la situazione specifica del lavoratore in questione.

Il terzo referendum, sulla scheda grigia, propone invece di reintrodurre l’obbligo di indicare il motivo per cui l'azienda intende utilizzare un contratto determinato, di durata inferiore ai 12 mesi (e non uno a tempo indeterminato), in modo da ridurre la precarietà dei lavoratori.

Quesito n. 2 - fac simile
Quesito n. 2 - fac simile Ministero dell'Interno

"I sindacati a mio avviso fanno bene il loro mestiere, cioè pongono alcune questioni del tutto legittime" è la premessa di Di Ciommo, tuttavia "la mia idea di referendum abrogativo è un'idea un po' più alta, cioè io porrei le grandi questioni ai cittadini e non le questioni molto tecniche, che spesso non sono neanche comprese dai cittadini e che quindi poi hanno come reazione il fatto che il cittadino non va a votare".

Per il prorettore dell'università Luiss sono questioni valide da punto di vista filosofico, ma meno da quello pratico, con riguardo all'occupazione e alla creazione di posti di lavoro.

"In Italia abbiamo diversi problemi che affliggono il mondo delle imprese collegati al sistema giustizia. La lunghezza dei processi, l'incertezza nell'applicazione delle regole giuridiche, la difficoltà a recuperare i crediti", spiega Di Ciommo.

"Tutto questo fa male alle nostre imprese perché le imprese devono ragionare su dati certi, su tempi certi e tutto ciò che non è certo crea inefficienze. Quindi restituire al giudice le questioni economiche relative ai rapporti tra piccole imprese" aggiunge "comporterebbe una serie di problemi non da poco".

Quesito n. 3 - fac simile
Quesito n. 3 - fac simile Ministero dell'Interno

Quesito n. 4 - Esclusione della responsabilità solidale per infortuni subiti dal lavoratore come conseguenza dei rischi specifici dell'attività

Il quarto quesito è posto sulla scheda rossa: il Sì intende ampliare la responsabilità dell’azienda che commissiona un appalto, che attualmente riguarda solo i rischi generici, per renderla responsabile in solido con l'appaltatore ed eventuale sub-appaltatore per gli infortuni legati specificamente al tipo di lavoro svolto.

Su questo quesito, sui cui si innesta l'onda emotiva delle morti bianche sul lavoro che travagliano il nostro Paese, il professore invita alla prudenza in quanto la legislazione vigente affida alla società committente la responsabilità di tante criticità ed evenienze.

"A mio avviso la norma non è irrazionale. Perché? Perché il committente deve scegliere l'appaltatore migliore, quindi quello che gli dà maggiori garanzie di presidio dei rischi, e rispetto alla sicurezza del lavoro obiettivamente non ha strumenti per andare a sindacare questioni specifiche legate all'attività dell'appaltatore", argomenta Di Ciommo.

Quesito n. 4 - fac simile
Quesito n. 4 - fac simile Ministero dell'Interno

"Se io ho appaltato bene il lavoro, cioè ho scelto un'impresa giudicata dal mercato come seria, responsabile, che non aveva avuto altri incidenti sul lavoro nei mesi o negli anni precedenti", prosegue, rispondendo all'ipotesi dell'appalto di un nuovo supermercato da parte di un grande marchio, "e mi occupo di grande distribuzione, nulla so di come si costruiscono gli edifici, perché dovrei rispondere della sicurezza sul cantiere? Dovrebbe essere invece l'impresa che ha preso l'appalto ad avere delle polizze assicurative in grado di garantire il pieno risarcimento dei lavoratori".

La realtà dell'edilizia, nel caso specifico, è stata funestata dagli incidenti e spesso la responsabilità si è persa lungo la catena degli appalti e dei sub-appalti.

"Questo è un altro tema ancora, molto importante e delicato, che impatta anche sulla salute dei lavoratori", concorda Di Ciommo, "perché se per deresponsabilizzarmi io, rispetto alla salute dei lavoratori, do in appalto o in sub-appalto è chiaro che sto ponendo in essere una vicenda che pone dei problemi, che crea delle criticità.

"Una cosa è che io mi occupo di distribuzione e do in appalto la costruzione del mio nuovo edificio. Altra è che io mi occupo di pulizie, ma preferisco dare in sub-appalto quella singola attività di pulizia perché mi rendo conto che lì ci sono dei rischi specifici", conclude l'avvocato, "e preferisco che quei rischi gravino sulla cooperativa a cui do in sub-appalto piuttosto che su di me. C'è una profonda differenza".

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Referendum sulla Giustizia: cosa prevede e perché divide

Referendum lavoro e cittadinanza, il quorum non c'è: affluenza al 30,6 per cento

Referendum 8-9 giugno: lavoro e cittadinanza, quando e per cosa si vota, i colori delle schede