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Meloni chiede all'Ue di estendere deroghe del Patto di stabilità all'energia, Bruxelles frena

Meloni and von der Leyen
Meloni and von der Leyen Diritti d'autore  LaPresse
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Di Arnold Koka
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La premier chiede a Bruxelles di estendere la clausola di flessibilità del Patto di stabilità, già applicata alle spese per la difesa, anche alla crisi energetica. Ma la Commissione europea frena: "Osserviamo l'evoluzione della situazione"

L'Italia ha chiesto all'Unione europea una deroga ai vincoli di bilancio del Patto di stabilità per fronteggiare la crisi energetica.

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In una lettera inviata domenica, la premier Giorgia Meloni ha esortato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a riconoscere la crisi come una priorità strategica al pari della difesa militare, in un momento di forte pressione sui prezzi dell'energia in Europa.

"In Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale", ha scritto Meloni, visti gli "effetti pesantissimi e spesso asimmetrici" della crisi in Medio Oriente per le famiglie, le imprese e la competitività del blocco.

Per questo "l'Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica", si legge nella lettera.

L'Italia chiede all'Ue di estendere la National Escape Clause

Meloni chiede in particolare di estendere la National Escape Clause, la clausola di salvaguardia che permette agli Stati membri di derogare temporaneamente al Patto di stabilità per misure straordinarie, senza modificarne i limiti massimi già previsti.

La clausola è già stata attivata per le spese di difesa, consentendo ai Paesi del blocco di sforare i parametri di Maastricht fino a un massimo dell'1,5 per cento del Pil. L'Italia ha chiesto che lo stesso margine venga applicato alle spese energetiche straordinarie.

"Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l'attivazione della National Escape Clause", si legge nella lettera, "allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea".

Per far fronte all'impatto della crisi energetica, il governo ha già emanato tre provvedimenti per il taglio delle accise sui carburanti. Le prime due misure sono costate rispettivamente 417,4 e 500 milioni di euro.

La Commissione Ue: no a deroghe ma osserviamo sviluppi

La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Domenica sera il portavoce della Commissione Olof Gill ha dichiarato: "La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica", precisando che tra queste non c'è la National Escape Clause.

"Riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili", ha affermato Gill, pur lasciando aperta la porta a futuri aggiornamenti: "naturalmente osserviamo l'evoluzione della situazione."

Meloni: "Sicurezza Ue non è solo capacità militare"

Nella lettera Meloni ha sottolineato che senza deroghe il governo italiano dovrebbe rimettere in discussione l'adesione al programma di difesa europeo "Safe" da 150 miliardi.

Sarebbe "molto difficile per il Governo italiano spiegare all'opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste", si legge. La premier aveva già anticipato una posizione simile durante il vertice Ue di Cipro a marzo.

"Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l'Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l'economia reale", ha scritto la presidente del Consiglio.

"La sicurezza dell'Europa non si misura soltanto nella capacità militare. Si misura anche nella possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale".

Prezzi in aumento in tutti i settori

Intanto la crisi dell'energia ha causato un aumento generale dei prezzi vicino al 40 per cento in alcuni settori. Secondo dati Istat elaborati dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), gli aumenti più marcati sono stati quelli del gasolio per riscaldamento (+38,4 per cento in due mesi), dei pomodori freschi (+28,5 per cento) e dei finocchi (+23,5 per cento).

In aumento anche i costi del trasporto aereo, con i collegamenti intercontinentali in rialzo del 20 per cento, e gli accessori per l’informazione e la comunicazione (+19,6 per cento).

Intanto l'Unione dei sindacati di base (Usb) ha indetto per il 18 maggio uno sciopero generale per tutti i settori. Tra le motivazioni della protesta anche il carovita, oltre a "guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione", secondo un comunicato dell'Usb.

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