Israele incoraggia i palestinesi a emigrare da Gaza. L'indignazione degli alleati occidentali

I legislatori israeliani di estrema destra Itamar Ben Gvir, al centro, e Bezalel Smotrich
I legislatori israeliani di estrema destra Itamar Ben Gvir, al centro, e Bezalel Smotrich Diritti d'autore Maya Alleruzzo/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.
Di Mared Gwyn JonesGianluca Martucci
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Per l'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Josep Borrell le dichiarazioni di due esponenti dell'esecutivo israeliano sono "provocatorie e irresponsabili"

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Molti alleati occidentali di Israele hanno criticato le dichiarazioni del ministro israeliano per la Sicurezza nazionale ItamarBen Gvir e del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich sull'emigrazione dei palestinesi da Gaza come soluzione a lungo termine per la stabilità della regione.

Israele dovrebbe "dedicarsi a incoraggiare i residenti di Gaza a emigrare", ha dichiarato Gvir in un discorso pronunciato lunedì 1 gennaio ai militanti del suo partito, Otzma Yehudit, durante una riunione. Israele "controllerà permanentemente" la Striscia di Gaza.

La creazione di insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza è una soluzione "corretta, moralmente giusta e umana", ha detto il responsabile della Sicurezza nazionale, che ha ritenuto necessaria "la scelta di Israele di non ritirarsi dalla Striscia" anche quando sarà terminata la guerra che l'esercito sta conducendo per sconfiggere gli estremisti di Hamas. 

Le provocazioni di Gvir e Smotrich sul ricollocamento dei palestinesi

Il piano presentato da Gvir e Smotrich prevede accordi con i Paesi stranieri disposti ad accettare il ricollocamento dei palestinesi emigrati da Gaza. "Israele non può permettere che la Striscia di Gaza continui a essere un laboratorio per due milioni di persone che vogliono distruggere il nostro Stato", ha incalzato Smotrich.

Le dichiarazioni dei due ministri, conosciuti per essere tra le voci più conservatrici del governo israeliano, non sono piaciute neanche agli alleati occidentali.

L'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, ha definito con un post su X "provocatorie e irresponsabili" le frasi pronunciate dai due ministri. "Gli sfollamenti forzati sono severamente vietati in quanto grave violazione del diritto umanitario internazionale", ha aggiunto Borrell.

La condanna dell'Ue è in linea con le critiche di altri Stati membri come Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi.

In una dichiarazione su X, il ministero degli Esteri olandese ha affermato che i Paesi Bassi "respingono qualsiasi richiesta di trasferimento dei palestinesi da Gaza o di riduzione del territorio palestinese", aggiungendo che le proposte dei ministri israeliani non "si adattano a una futura soluzione a due Stati, con la coesistenza di uno Stato palestinese e di uno Stato di Israele".

Da Stati Uniti e dalle Nazioni Unite sono arrivate reazioni altrettanto nette.

L'estremismo israeliano minaccia di compromettere le proposte di pace

La linea dura espressa dai due ministri contrasta con la strategia diplomatica nella quale è impegnata anche l'Unione Europea.

Borrell, ha affermato che la soluzione compatibile con la pace tra israeliani e palestinesi deve essere "imposta dall'esterno" e che un'occupazione israeliana di Gaza nel lungo termine è inconcepibile.

Il piano dei trasferimenti forzati da Gaza è inaccettabile anche per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha sempre difeso il diritto di Israele all'autodifesa sin dallo scoppio della guerra contro Hamas pur insistendo sulla soluzione dei due Stati come soluzione del conflitto nel lungo periodo.

Bruxelles ha sempre condannato l'istituzione di insediamenti israeliani. Ora l'Unione europea sta lavorandoall'adozione di sanzioni nei confronti dei coloni israeliani responsabili di violenze in Cisgiordania, dove gli attacchi contro la comunità palestinese sono aumentati dopo l'assalto di Hamas del 7 ottobre.

Tra le misure restrittive prese in considerazione potrebbe esserci il divieto di fare ingresso e soggiornare sul territorio europeo. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno già adottato misure simili a dicembre.

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