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Le Ong chiedono all'Ue di rivedere gli obiettivi "insufficienti" per la riduzione delle emissioni

Il Regolamento sulla condivisione degli sforzi (ESR) dell'UE stabilisce le quote di emissione per gli Stati membri in settori come l'agricoltura e i trasporti.
Il Regolamento sulla condivisione degli sforzi (ESR) dell'UE stabilisce le quote di emissione per gli Stati membri in settori come l'agricoltura e i trasporti. Diritti d'autore Michael Probst/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Michael Probst/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Mared Gwyn Jones
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Secondo i gruppi Climate Action Network (Can) Europe e Global Legal Action (Glan) Network, le quote annuali di emissione, fissate dalla Commissione europea per gli Stati membri dell'Ue, mancano di ambizione e violano il diritto ambientale dell'Unione

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Alcune Ong hanno chiesto il 23 agosto di rivedere le decisioni della Commissione europea che stabilisce le quote di emissione annuali per ogni Stato membro dell'Ue, in settori quali il trasporto stradale, gli edifici, l'agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie.

Secondo i gruppi non governativi, le quote di emissione e le linee guida generali dell'Ue in materia di clima sono "allarmanti e fuori strada", rispetto agli obiettivi climatici stabiliti nell'Accordo di Parigi, oltre a non proteggere i diritti umani fondamentali.

La richiesta si riferisce a un recente aggiornamento del cosiddetto "Regolamento sulla condivisione degli sforzi", parte di un importante pacchetto legislativo dell'Ue volto a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030.

Le quote sono determinate in base alla ricchezza dei Paesi. All'inizio di questa settimana è stato rivelato che la Germania probabilmente supererà il suo obiettivo per le emissioni di gas, equivalente a 150 milioni di tonnellate di Co2.

Gli attivisti di Can europe denunciano i livelli record del denaro pubblico investito nei conbustibili fossili lo scorso anno. Il gruppo afferma che l'Ue può fermare questo incubo

"Il nostro punto di vista è che l'attuale livello di assegnazione è ben lontano dall'azione necessaria affinché l'Ue contribuisca in modo equo al raggiungimento dell'obiettivo di 1,5°C dell'Accordo di Parigi", ha dichiarato Romain Didi, coordinatore delle politiche di governance del clima e dei diritti umani di Can Europe. Se tutti i Paesi del mondo facessero come l'Ue in termini di ambizione, ci ritroveremmo con un catastrofico aumento del riscaldamento di tre gradi entro la fine del secolo", ha sottolineato, aggiungendo come "Abbiamo bisogno di una maggiore ambizione per ridurre le emissioni nel breve termine e andare oltre l'attuale, insufficiente, obiettivo climatico dell'Ue per il 2030, nonché per raggiungere almeno il -65% di tagli alle emissioni lorde, entro la fine di questo decennio".

La risposta della Commissione europea

La Commissione europea ha dichiarato a Euronews che prenderà in considerazione la richiesta di revisione interna avanzata dalle due Ong, ma ha respinto l'accusa secondo cui la decisione esecutiva sulle quote violerebbe i diritti umani fondamentali. "La decisione della Commissione adempie agli obblighi giuridici previsti dal regolamento sulla condivisione degli sforzi, che osserva i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea", ha dichiarato un portavoce.

Ma Can Europe e Glan sono del parere opposto. "Molti effetti del cambiamento climatico, come l'intensificarsi di eventi meteorologici estremi, minacciano in realtà i diritti umani fondamentali delle persone all'interno dell'Ue e al di fuori di essa, in particolare dei gruppi già emarginati o più vulnerabili", ha dichiarato Didi, "In particolare, l'emergenza climatica minaccia il diritto alla vita, ai mezzi di sussistenza e a un ambiente sano, oltre a richiedere un tributo importante alla nostra salute fisica e mentale".

La Commissione deve ora decidere per la revisione entro 16 settimane, con una possibile estensione a 22. La revisione potrebbe poi essere impugnata davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

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