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Auto e merci bloccate nei porti: l'effetto in Europa delle sanzioni alla Russia

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Di Pedro Sacadura
Circa 8mila automobili sono bloccate nel porto belga di Zeebrugge
Circa 8mila automobili sono bloccate nel porto belga di Zeebrugge   -   Diritti d'autore  Euronews

Automobili nuove di zecca, pronte per essere messe in moto, ma senza una destinazione. Migliaia di veicoli, diretti in Russia sono bloccati nei porti d'Europa, per effetto delle sanzioni imposte dall'Unione europea, che bloccano l'esportazione di determinati beni. 

Circa 8mila sono quelli fermi nello scalo belga di Zeebrugge: le sanzioni comminate dall'Unione europea alla Russia vietano infatti l'esportazione di automobili dal valore superiore a 50mila euro, riporta Pedro Sacadura di Euronews. 

Alcuni sono bloccati a causa per il loro prezzo: la soglia di 50mila euro per le automobili è fissata nel quarto pacchetto di sanzioni dell'Ue, per privare la classe media russa dei propri prodotti di consumo. Altre, perché le navi russe che dovrebbero prelevarle non possono accedere ai porti, una misura stabilita nel quinto pacchetto di sanzioni europee.

Effetti collaterali

Queste decisioni rischiano tuttavia di danneggiare seriamente anche le filiere commerciali europee, oltre ad aziende e destinatari finali in Russia.

Nel caso di Zeebrugge, i veicoli fermati sono sorvegliati da Marc Adriansens, responsabile degli Operatori automobilistici internazionali (ICO) nel terminal. "Queste automobili arrivano dall'estremo Oriente e sarebbero destinate al mercato russo, ma non partiranno più. Le autorità doganali hanno detto che devono restare ferme qui, non sappiamo ancora per quanto tempo. La mia ipotesi è che si cercheranno destinazioni alternative".

Non solo auto: qui a Zeebrugge, come in altri porti europei, si accumulano container carichi di merci dirette in Russia. "Nei container pronti per salpare ci sono anche altre merci vietate. Quindi anche questo settore ha lo stesso problema, 1100 container sono bloccati per gli stessi motivi". 

Il nodo dell'embargo energetico

Pur a scartamento ridotto, l'attività dello scalo di Zeebrugge continua. Almento finché le sanzioni non colpiranno petrolio e gas russi, cosa che potrebbe creare problemi significativi.

"Petrolio e gas, in particolare il gas naturale liquefatto, costituiscono uno dei grandi traffici tra la Russia e Zeebrugge. Un'eventuale interruzione avrebbe di certo un grande impatto su questo porto", spiega Marc Adriansens.

Proprio l'embargo energetico alla Russia è oggetto di accese discussioni a livello comunitario. La misura potrebbe far parte di un nuovo pacchetto di sanzioni dell'Unione europea e di certo priverebbe il governo di Putin di una fonte rilevante di entrate, per di più in valuta straniera: cosa che limiterebbe le risorse disponibili da investire nell'invasione dell'Ucraina. 

Ma l'economia europea non ne uscirebbe indenne. Goldman Sachs stima che un embargo totale sul gas russo potrebbe causare un crollo del 2,2% del PIL dell'Eurozona quest'anno. Una previsione simile riguarda il prodotto interno lorod tedesco, secondo l'istituto di ricerca nazionale. Anche per questo la Germania è fra i Paesi più riluttanti all'idea, insieme ad Austria e Ungheria, che ha chiaramente rifiutato l'ipotesi.