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The Brief From Brussels: intervista a Juncker

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Diritti d'autore Euronews
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Di Maria Psara
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L'ex presidente della Commissione europea rivela che sull'immigrazione l'UE deve fare maggiori sforzi

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La crisi migratoria continua a lasciare i segni a distanza di cinque anni. I flussi di migranti verso l'UE sono diminuiti dal 2015, soprattutto per via dell'accordo tra UE e Turchia ma le condizioni dei campi profughi sulle isole greche sono disastrose e intanto il presidente turco Erdogan continua a fare pressione sull'Europa minacciando di aprire i cancelli. Ne abbiamo parlato con l'ex presidente della Commissione, Jean Claude Juncker.

La Turchia sta ricattando l'Europa sulla questione dei rifugiati. Il presidente Erdogan minaccia di aprire le porte e permettere ai migranti di arrivare in Europa. La considera una vera minaccia?

Jean-Claude Juncker, ex presidente della Commissione europea:

"Abbiamo stretto un accordo con la Turchia. È un buon accordo perché la Turchia si sta assumendo gran parte delle conseguenze della crisi dei rifugiati in quella regione. Erdogan ha minacciato varie volte Commissione che avrebbe aperto il cancello. Per quanto riguarda la minaccia, la prendo sul serio, ma non ci credo perché deve sapere e sa che è anche il suo interesse mantenere una cooperazione quanto più stretta possibile con l'UE. Deve essere affidabile".

Ma Erdogan è davvero affidabile?

Jean-Claude Juncker, ex presidente della Commissione europea:

"Fino ad ora lo è stato. E penso che lo sarà".

Ci sono molti bambini che vivono nel campo di Moria a Lesbo, in Grecia e che non hanno più speranze. Alcuni stanno prendendo in considerazione il suicidio? Pensa che l'Europa abbia sacrificato i suoi valori?

Jean-Claude Juncker, ex presidente della Commissione europea:

"Non credo, ma l'Europa nel suo insieme non ha fatto abbastanza. Perché alcuni stati membri non agiscono in modo solidale. Anni fa proponevo ai polacchi, ai cechi e agli ungheresi di accogliere nel loro paese i minori non accompagnati. E la Grecia ha fatto molto. Ma sulle isole e sulla terraferma, non è stato fatto abbastanza. Dobbiamo migliorare sia da parte greca che europea. Non è accettabile lasciare questi bambini senza alcun tipo di aiuto. È uno scandalo!".

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