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L'isola di Vanuato chiede risarcimento danni climatici. ''Una Minaccia contro di noi'' dicono Usa

ARCHIVIO - Coralli crescono al largo dell'isola di Efate, Vanuatu, sabato 26 luglio 2025.
ARCHIVIO - I coralli crescono al largo dell'isola di Efate, in Vanuatu, sabato 26 luglio 2025. Diritti d'autore  AP Photo/Annika Hammerschlag, File
Diritti d'autore AP Photo/Annika Hammerschlag, File
Di Farnoush Amiri, Edith M. Lederer and Matthew Lee Agenzie: AP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Vanuatu chiede un voto a marzo sul suo piano Onu di risarcimenti per danno contro il clima, ma l'amministrazione Trump invita i Paesi a bocciarlo.

Il piccolo Stato insulare del Pacifico, di Vanuato, chiede alle Nazioni Unite di autorizzare il pagamento di risarcimenti climatici dai Paesi poco attivi nella lotta contro le emissioni. L'iniziativa di Vanuatu, su cui si voterà entro la fine di marzo, ha messo in agitazione l'amministrazione Trump, che ora corre per fermarla.

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In una circolare inviata questa settimana a tutte le ambasciate e ai consolati statunitensi all'estero, il Dipartimento di Stato afferma di opporsi con forza alla proposta in discussione all'Assemblea generale dell'Onu e avverte che la sua adozione potrebbe costituire una grave minaccia per l'industria americana.

Washington sta sollecitando gli altri Paesi a fare pressione per il ritiro del progetto di risoluzione, che sta circolando tra i 193 membri dell'Assemblea generale. Il testo nasce da un parere consultivo storico emesso lo scorso luglio dalla Corte internazionale di giustizia (Cig).

«Il presidente Trump ha lanciato un messaggio molto chiaro: l'Onu e molti Paesi del mondo hanno completamente perso la rotta, esagerando il cambiamento climatico fino a farne la più grande minaccia per il pianeta», si legge nel dispaccio inviato martedì 10 febbraio e ottenuto dall'agenzia di stampa Associated Press.

Si tratta dell'ennesima mossa con cui l'amministrazione Trump cerca di prendere le distanze dalle politiche sul clima, negli Stati Uniti e a livello globale. La settimana scorsa il governo ha revocato un parere scientifico che per anni era stato il principale fondamento dell'azione federale per regolamentare le emissioni di gas serra. Il mese scorso Washington ha anche annunciato l'intenzione di ritirarsi dal trattato Onu che disciplina i negoziati internazionali sul clima.

Clima e Corte internazionale di giustizia: che cosa prevede la storica decisione?

Come molti Stati insulari, Vanuatu teme per la propria sopravvivenza a causa del cambiamento climatico. La scorsa estate, anni di attività di pressione guidata dal Paese hanno portato a un parere consultivo storico emesso dalla massima corte dell'Onu.

Il tribunale ha stabilito che un «ambiente pulito, sano e sostenibile» è parte dei diritti umani e che, se gli Stati non adottano «misure appropriate per proteggere il sistema climatico», possono trovarsi in violazione del diritto internazionale.

La Corte ha inoltre affermato che i Paesi danneggiati dagli effetti del cambiamento climatico potrebbero avere diritto a risarcimenti.

Tutti gli Stati membri dell'Onu, compresi i principali emettitori di gas serra come Stati Uniti e Cina, riconoscono la giurisdizione della Corte. Il parere non è giuridicamente vincolante, ma è stato salutato come un punto di svolta nel diritto internazionale del clima.

Il progetto di risoluzione esprime la volontà di tradurre le conclusioni della Cig in «azioni multilaterali concrete» e invita tutti gli Stati e le organizzazioni regionali a rispettare i propri obblighi di diritto internazionale in materia di cambiamento climatico.

La proposta prevede l'adozione di un piano nazionale per il clima che limiti l'aumento temperatura della globale a meno di 1,5 gradi Celsius; l'eliminazione graduale dei sussidi all'esplorazione, produzione e sfruttamento dei combustibili fossili; e l'obbligo, per chi viola tali impegni, di «fornire un pieno e rapido risarcimento dei danni». Il testo istituirebbe inoltre un Registro internazionale dei danni per raccogliere prove e richieste di indennizzo.

Il segretario di Stato Marco Rubio parla con i giornalisti prima di salire a bordo dell'aereo, giovedì 12 febbraio 2026, alla Joint Base Andrews, nel Maryland, diretto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Il segretario di Stato Marco Rubio parla con i giornalisti prima di salire a bordo dell'aereo, giovedì 12 febbraio 2026, alla Joint Base Andrews, nel Maryland, diretto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. AP Photo/Alex Brandon, Pool

Vanuatu, «una tabella di marcia concreta per le responsabilità»: voto Onu a marzo

L'ambasciatore di Vanuatu presso l'Onu, Odo Tevi, che ha chiesto che il suo Paese insulare ottenga un voto sulla risoluzione entro la fine di marzo, ha sottolineato che il testo garantirebbe che la chiarezza della decisione della Cig «rafforzi l'azione globale per il clima e la cooperazione multilaterale».

Louis Charbonneau, direttore per l'Onu di Human Rights Watch, ha sollecitato venerdì 13 febbraio il sostegno al progetto di risoluzione e ha affermato che «i governi devono essere all'altezza del loro obbligo» di tutelare i diritti umani nel mondo proteggendo l'ambiente.

I governi responsabili non dovrebbero lasciarsi intimidire da chi rifiuta il consenso scientifico globale.
Louis Charbonneau
Direttore per l'Onu di Human Rights Watch

«I governi responsabili non dovrebbero lasciarsi intimidire da chi rifiuta il consenso scientifico globale e continua a sostenere la dipendenza da combustibili fossili dannosi», ha aggiunto.

Le risoluzioni dell'Assemblea generale non sono a loro volta giuridicamente vincolanti. Ma la Cig ha affermato che intervenire per affrontare la crisi climatica è un obbligo internazionale.

«La risoluzione cerca di trasformare l'interpretazione della Cig sugli standard giuridici chiave in una tabella di marcia concreta per la responsabilità degli Stati. È probabile che questo scateni reazioni politiche da parte dei Paesi ad alto reddito e di Paesi ad alte emissioni, preoccupati per la loro responsabilità storica e per le possibili conseguenze finanziarie», ha dichiarato in un comunicato del 13 febbraio Candy Ofime, ricercatrice sulla giustizia climatica e consulente legale di Amnesty International.

Risoluzione Onu sui risarcimenti climatici: altri Paesi condividono le preoccupazioni degli Usa?

Il cablo del Dipartimento di Stato delinea i piani per chiedere agli altri Paesi di sollecitare Vanuatu a ritirare il suo progetto, che secondo Washington è «ancora più problematico» del parere della Corte, entro venerdì, data di inizio delle consultazioni informali.

Nel documento si afferma che le altre potenze economiche del G7, così come la Cina, l'Arabia Saudita e la Russia, hanno fatto sapere alla missione statunitense presso l'Onu di condividere le preoccupazioni americane per alcuni «aspetti» del testo.

«Questa risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite è un altro esempio di eccesso di potere da parte dell'Onu. Fa parte di una tendenza più ampia a usare modelli climatici speculativi per costruire presunti obblighi giuridici che mirano ad attribuire colpe e incoraggiare rivendicazioni infondate, e per dedurre obblighi in materia di diritti umani ai quali gli Stati non hanno acconsentito», si legge ancora nel cablo, che invita i diplomatici statunitensi a usarlo come traccia nei colloqui con i rappresentanti degli altri Paesi.

Molti scienziati autorevoli avvertono da tempo che il cambiamento climatico è alla base del numero sempre crescente di eventi meteorologici estremi, spesso mortali e molto costosi, tra cui inondazioni, siccità, incendi boschivi, piogge intense e ondate di calore pericolose.

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