Gli avvocati della “Famiglia nel bosco” chiedono al Tribunale dei minorenni dell’Aquila la revoca della sospensione della responsabilità genitoriale. Il neuropsichiatra Tonino Cantelmi denuncia traumi psicologici nei figli
I legali della cosiddetta “Famiglia nel bosco” hanno presentato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila la richiesta di revoca del provvedimento che sospende la responsabilità genitoriale dei genitori. L’istanza è corredata da una relazione tecnica redatta dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi, che ha analizzato una vasta documentazione sui bambini.
Trauma psicologico nei bambini: le evidenze del neuropsichiatra
Cantelmi ha visionato oltre cento file tra foto e video relativi ai bambini. “Tutta questa documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male – ha dichiarato all’agenzia Ansa – Abbiamo allegato otto file di foto digitali, due video e due disegni dei bambini. La documentazione è inequivocabile”.
Lo psicologo sottolinea che la separazione dalla famiglia ha già causato “manifestazioni cliniche evidenti riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento”.
La struttura che ospita i bambini ha diffuso un comunicato per smentire le accuse secondo cui alla madre Catherine sarebbe stato impedito di raggiungere i figli. La direzione precisa che la donna non ha mai trovato porte chiuse che le impedissero il contatto con i bambini e che spesso ha dormito con loro o li ha portati nel suo appartamento al secondo piano.
Secondo la casa famiglia, la porta spesso citata dai media è dotata di un maniglione antipanico e non può chiudere a chiave i bambini. La chiusura in un’occasione è stata necessaria “a tutela dell’incolumità fisica dei tre bambini”, che avevano iniziato a salire senza supervisione ai piani superiori dove sono presenti scale, finestre e terrazze.
La fondazione ha inoltre smentito le dichiarazioni di una presunta ex operatrice che aveva parlato di Catherine “tenuta al 41 bis”. La donna non ha rapporti con la casa famiglia dal 2013 e non è più né lavoratrice né visitatrice della struttura.
Il supremo interesse dei bambini e l’impatto della separazione
Cantelmi ribadisce che la sottrazione dei bambini dalla famiglia d’origine si è rivelata più dannosa del motivo del prelievo. “Il bene dei bambini e il loro supremo interesse richiedono attenzione alla loro salute mentale – afferma – La separazione ha già prodotto un impatto significativo e lesivo sul loro equilibrio psicologico, visibile sul piano emotivo, comportamentale e relazionale”.