Come milioni di euro di investimenti "sostenibili" sono finiti alle fonti fossili

Gli investimenti "verdi" non sempre sono davvero sostenibili
Gli investimenti "verdi" non sempre sono davvero sostenibili Diritti d'autore Canva
Di Giorgio Michalopoulos e Stefano Valentino
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Un'inchiesta rivela che milioni di euro di investimenti "rispettosi del clima" sono stati concessi in realtà a colossi dei combustibili fossili

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Milioni di euro di investimenti teoricamente "rispettosi del clima" sono finiti a compagnie del settore fossili, responsabili di grandi emissioni di gas ad effetto serra. Si tratta di colossi come BP, Chevron, Eni, Exxon, Repsol, Shell e TotalEnergies sono stati tra i beneficiari, secondo quanto riportato daVoxeurop.

L'indagine ha preso in esame i fondi verdi promossi da Eurizon Capital SGR, una società di gestione patrimoniale controllata da Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana. Eurizon, che gestisce un patrimonio complessivo da 381 miliardi di euro,è uno dei numerosi operatori finanziari in Europa che utilizzano formulazioni tacciate di essere ingannevoli rispetto al quadro normativo dell'UE, al fine di vendere prodotti finanziari presumibilmente "verdi" che in realtà finanziano business che alimentano i cambiamenti climatici.

Gli investimenti "green" non sono sempre sostenibili

L'Europa è leader mondiale nel mercato dei cosiddetti investimenti "verdi". Come rivela l'indagine di Voxeurop, tuttavia, questi flussi di capitali spesso non sono né sostenibili né responsabili. Sfruttando regolamenti ambigui e una terminologia troppo "malleabil", alcuni di essi finanziano in realtà società che sfruttano a vario titolo i combustibili fossili.

Voxeurop ha analizzato in particolare quattro fondi cosiddetti "sostenibili" offerti da Eurizon ai propri clienti. Nel 2022, la società di gestione del risparmio ha acquistato azioni delle **sette società produttrici di combustibili fossili in questione,**per un valore di oltre 208 milioni di euro e le ha inserite in portafogli definiti "sostenibili e responsabili".

Secondo i dati della società specializzata in analisi sui mercati finanziari Refinitiv, ad aprile 2023, un totale di 8,2 miliardi di dollari (7,6 miliardi di euro) in fondi classificati come "verdi" secondo le regole dell'UE sono stati orientati da Eurizon verso società che fanno affari grazie alle fonti fossili.

Le major dei combustibili fossili sostenute da Eurizon, inolte, sono coinvolte nei 195 mega-progetti di petrolio e gas che da soli sarebbero in grado di esaurire il restante quantitativo di CO2 che possiamo ancora permetterci di disperdere nell'atmosfera terrestre se vogliamo mantenere in vita l'obiettivo di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali come indicato dall'Accordo di Parigi del 2015.

Come fanno le compagnie di combustibili fossili a ottenere finanziamenti verdi?

Repsol e altre società di combustibili fossili "hanno interesse a entrare nei fondi 'verdi' perché in questo modo riceveranno più finanziamenti", spiega Fabio Moliterni, specialista della società di finanzaetica Etica SGR. Attirando gli investitori attraverso formulazioni linguistiche giudicate ambigue, questi fondi sono riusciti a garantire rendimenti elevati ai propri clienti, ma non operando realmente per obiettivi di sostenibilità.

"Le regole della Commissione europea lasciano un margine di discrezionalità agli investitori nel determinare i propri obiettivi di sostenibilità", afferma Moliterni. "Questo rende più facile per il mercato adattarsi in modo flessibile ai cambiamenti nel panorama normativo dell'asset management, e quindi consentire la differenziazione dei prodotti. Ma non sembra precludere il greenwashing. Infatti, molti fondi sono ancora in grado di perseguire strategie non allineate con gli obiettivi di sostenibilità della Commissione, dando invece priorità ai rendimenti, con poca o nessuna attenzione all'impatto ambientale e sociale".

Alessandro Messina, esperto di finanza d'impatto e sostenibilità per la società indipendente di sviluppo sostenibile Avanzi, aggiunge che "i gestori di fondi cercano di rispettare il più possibile le normative UE, ma se hanno un prodotto redditizio sul mercato non cercano troppo di forzare le regole".

Il prospetto precontrattuale di Eurizon presentava addirittura i fondi in questione come "sostenibilie responsabili". Nnostante non siano conformi ai criteri stabiliti dal quadro normativo dell'UE.

Come viene regolamentata la finanza sostenibile?

Il Regolamento europeo sulla rendicontazione di sostenibilità per il settore dei servizi finanziari, entrato in vigore nel 2021, impone criteri di trasparenza che i consulenti finanziari devono rispettare nei documenti precontrattuali e sugli investimenti verdi. In altre parole, i clienti devono essere indirizzati verso investimenti che possono essere classificati dal gestore in due "tonalità di verde" (corrispondenti nel regolamento agli articoli 8 e 9) o "grigio", cioè prive di indicazioni sostenibili (articolo 6).

I prodotti "verde chiaro" soddisfano i criteri elencati nell'articolo 8 e devono promuovere "caratteristiche ambientali e/o sociali". Ma non c'è una definizione chiara di queste caratteristiche. Questa scappatoia consente ai gestori di classificare i propri fondi come "light green" in base ai propri principi o alle valutazioni delle agenzie di rating, anche se i fondi contengono società non ecocompatibili.

L'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) si limita a dire che i fondi "light green" hanno un'ambizione minore in materia di sostenibilità rispetto a quelli "dark green". Questi ultimi devono infatti avere come obiettivo un investimento sostenibile al 100%, il che significa che non devono causare danni significativi all'ambiente e promuovere la riduzione delle emissioni di CO2.

Fondi "verde chiaro" e "verde scuro"

La differenza tra i due termini - prodotti che "promuovono caratteristiche ambientali" (light green) e "prodotti sostenibili" (dark green) - può sembrare marginale a un investitore inesperto. Ma la distinzione è chiara dal punto di vista normativo. I fondi verde scuro devono soddisfare criteri molto più sever****i. Per questo motivo sono più interessanti per gli investitori interessati a promuovere la lotta ai cambiamenti climatici, ma meno per i gestori di fondi che dovrebbero sostenere maggiori oneri per conformarsi alle normative.

Il regolamento UE si basa come detto sulla trasparenza. I gestori possono quindi scegliere come classificare i fondi: grigio, verde chiaro o verde scuro. Gli standard tecnici dell'ESMA, adottati il 1 gennaio 2023, hanno aumentato gli oneri per i prodotti "verde scuro" a tal punto da indurre una migrazione significativa verso la classificazione "verde chiaro".Secondo uno studiodella società di consulenza e analisi finanziaria Morningstar, i fondi riclassificati valgono circa 175 miliardi di euro.

Quali sono i criteri per i fondi dark green?

Per tutti gli investimenti sostenibili "dark green", i gestori dei fondi devono fornire metriche, dati, metodologie e informazioni dettagliate su 14 indicatori prescritti dai regolamenti dell'UE, chiamati "Principali impatti negativi" (PAI). Tali indicatori includono le emissioni di gas serra delle società in portafoglio (dirette, indirette e totali) e la presenza di società di combustibili fossili nell'investimento.

Ciò nonostante, i gestori di fondi sostenibili possono ancora fare a meno di avere grandi inquinatori nei loro portafogli.

In primo luogo, grazie alla flessibilità offerta dall'articolo 8, i gestori di fondi possono definire autonomamente i criteri in base ai quali ritengono che un fondo promuova "caratteristiche ambientali e/o sociali" (verde chiaro).

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In secondo luogo, sfruttando l'ambiguità del significato delle parole per l'incauto investitore, molti gestori scelgono di commercializzare fondi che non soddisfano i criteri dell'articolo 9 come "sostenibili e responsabili".

Eurizon ha etichettato i fondi sui combustibili fossili come "verde chiaro".

Nella sua relazione di gestione, Eurizon definisce i suoi fondi come "verde chiaro" nonostante il fatto che investa, appunto, in società che estraggono combustibili fossili. La sezione dedicata all'informativa sulla sostenibilità - dove dovrebbero essere descritte le caratteristiche sociali e ambientali del prodotto - è lasciata vuota, anche se queste informazioni sono richieste dagli standard ESMA.

Per oltre tre anni, inoltre, Eurizon ha etichettato alcuni fondi come "verde scuro", ossia come interamente sostenibili e responsabili, nei documenti precontrattuali messi a disposizione degli investitori. La società ha corretto il linguaggio solo dopo che Voxeurop l'ha contattata per questa indagine.

Non solo Eurizon ammette di prendere in considerazione solo sei dei 14 indicatori previsti dall'UE per la valutazione degli investimenti sostenibili, ma nella sua informativa periodica sulla promozione della governance ambientale, sociale e aziendale (ESG), si limita a menzionarli, invece di entrare nel dettaglio delle informazioni richieste dalla normativa europea.

Mancano conformità e applicazione per i fondi verdi

Il regolamento comunitario, infatti, prevede una tabella dettagliata, nella quale i gestori devono includere le metriche, i periodi considerati per il calcolo, nonché una spiegazione della metodologia e le previsioni per i periodi successivi. Questi criteri dovrebbero identificare e quantificare in modo trasparente qualsiasi impatto ambientale e sociale negativo dell'investimento proposto.

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Tali informazioni sono indispensabili agli investitori per valutare se il prodotto è sufficientemente sostenibile prima di investirvi il proprio denaro: "Il gestore può dichiarare quello che vuole, ma poi deve documentare quali sono gli impatti negativi secondo le metriche", commenta Franco Moliterni di Etica SGR. Eppure Eurizon si è limitata, come detto, a fornire i documenti citati nel regolamento, ma senza includere i dati.

"Mi sembra un problema di compliance e di applicazione", dice Messina. "Non si può qualificare un investimento come sostenibile se si tratta dell'articolo 8. Lo si può qualificare come 'attento agli elementi di sostenibilità': questa è la differenza che fa la normativa. Evidentemente c'è qualcuno che o è stato troppo furbo o non sa bene di cosa sta parlando".

Interpellata da Voxeurop nel maggio 2023 su questa incongruenza, Eurizon ha dichiarato che la qualifica di investimento sostenibile "sarà rimossa alla prima occasione utile per aggiornare la documentazione d'offerta, già prevista per il prossimo luglio."

Il 4 agosto 2023, Eurizon ha aggiornato il documento contenente le informazioni chiave, eliminando la dicitura "fondo sostenibile e responsabile", come promesso. L'aggiornamento è avvenuto tre anni e sei mesi dopo l'entrata in vigore del regolamento sulla finanza verde.

L'indagine di Voxeurop è stata condotta con il supporto di Journalismfund Europe.

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