I gruppi per il clima rifiutano di essere "etichettati come nemici" degli agricoltori francesi

Un trattore con un manifesto che recita "Non moriremo senza dire una parola" è parcheggiato su un'autostrada, vicino ad Agen, nel sud-ovest della Francia.
Un trattore con un manifesto che recita "Non moriremo senza dire una parola" è parcheggiato su un'autostrada, vicino ad Agen, nel sud-ovest della Francia. Diritti d'autore AP Photo/Fred Scheiber
Di Rosie FrostIan Smith
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Più di 50 gruppi ambientalisti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermano di essere sempre stati alleati degli agricoltori

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Le misure destinate a placare la rabbia degli agricoltori francesi sono state messe sotto accusa sia dai sindacati che dagli ambientalisti. Gli annunci fatti venerdì dal primo ministro Gabriel Attal non hanno soddisfatto le richieste dei manifestanti e i blocchi e le manifestazioni sono proseguiti questa settimana.

Martedì centinaia di trattori e balle di fieno hanno bloccato le strade che circondano Parigi. I manifestanti hanno portato cibo, acqua e tende, rendendo chiaro il loro piano di una protesta prolungata. Ulteriori annunci del governo sono attesi a breve.

Gli agricoltori hanno trovato un alleato all'apparenza improbabile negli ambientalisti, che hanno dichiarato che la loro rabbia è "giusta e legittima". Sebbene politiche agricole verdi più severe facciano parte dell'elenco di lamentele degli agricoltori, gli attivisti per il clima si sono uniti alla protesta: domenica due di loro hanno lanciato della zuppa contro la Gioconda al Louvre, gridando slogan in difesa del "benessere alimentare".

"Il nostro sistema agricolo è malato. I nostri agricoltori stanno morendo sul lavoro", hanno gridatole due attiviste. Il gruppo, chiamato "Food Riposte", afferma sul proprio sito web che le politiche agricole del governo francese violano gli impegni assunti in materia di clima e non "rispettano il nostro diritto fondamentale all'alimentazione".

A farmer stands atop a tractor as farmers block a roundabout in Fontainebleau, south of Paris.
A farmer stands atop a tractor as farmers block a roundabout in Fontainebleau, south of Paris.AP Photo/Thibault Camus

Rifiutiamo di essere etichettati come nemici

Molti gruppi ambientalisti riconoscono di poter sembrare oppositori della protesta degli agricoltori, soprattutto per quanto riguarda la riduzione della burocrazia ambientale. Ma una dichiarazione congiunta rilasciata da oltre 50 organizzazioni verdi in Francia - tra cui Amici della Terra, Greenpeace ed Extinction Rebellion - afferma che rifiutano di "essere etichettati come nemici" degli agricoltori.

"Conosciamo l'impatto dell'agricoltura sull'ambiente: la qualità della terra, dell'aria, dell'acqua, di ciò che mangiamo e naturalmente del clima dipendono tutti da ciò che coltiviamo e alleviamo e da come lo facciamo - si legge nel comunicato -. Gli standard ambientali non dovrebbero essere attaccati indiscriminatamente, ma dovrebbero essere finanziati in modo da mantenere i redditi e rendere la loro applicazione compatibile con le pratiche agricole".

Nel cominicato si legge anche che i gruppi ambientalisti hanno da tempo proposto e sostenuto politiche che aiutassero gli agricoltori a passare ad altre colture, e che non dovrebbero essere costretti ad adottare nuovi standard ecologici senza una compensazione. Inoltre, dovrebbe essere tutelati contro le importazioni a basso costo.

"Siamo sempre stati alleati degli agricoltori - scrivono gli ambientalisti -. E contrariamente a ciò che dice la propaganda governativa o la retorica autoritaria che fomenta l'odio tra noi per fare più soldi sulle nostre vite, continueremo a essere vostri alleati, perché è una questione di sopravvivenza".

Greenpeace: "La rabbia degli agricoltori è legittima"

Greenpeace Francia sostiene anche la richiesta di vietare la vendita di prodotti agricoli a prezzi inferiori al costo di produzione, di fissare prezzi minimi per gli alimenti importati e di controllare rigorosamente il profitto che i supermercati possono ottenere sui prodotti, oltre ad altre misure. "La rabbia degli agricoltori è giusta e legittima, e noi la condividiamo", afferma Sandy Olivar Calvo, responsabile della campagna agricoltura e alimentazione di Greenpeace Francia.

Ma ci sono punti in cui i due gruppi differiscono. Greenpeace ritiene che la visione ultra-intensiva dell'agricoltura fornita dai due sindacati francesi - Fnsea e Jeunes Agriculteurs - non sia la risposta e non rappresenti il punto di vista di molti agricoltori che partecipano alle proteste.

Il gruppo ambientalista, inoltre, si oppone ad alcune misure del primo ministro Attal, tra cui la cancellazione dell'aumento della tassa sul gasolio agricolo e la limitazione delle obiezioni dei residenti locali ai megaprogetti agricoli. Secondo gli attivisti per il clima queste soluzioni non vanno alla radice del vero problema.

"Non è né abbassando le nostre ambizioni ambientali né promuovendo i pesticidi, gli ogm e l'iperindustrializzazione dei sistemi produttivi che potremo uscire dalla crisi profonda e strutturale che stiamo vivendo oggi - dice Calvo -. L'agricoltura francese ha bisogno di una rivoluzione completa, basata sulla transizione agroecologica, per garantire condizioni e redditi che permettano agli agricoltori di vivere dignitosamente, preservando gli ecosistemi".

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