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Lione, nell'occhio del ciclone il colosso chimico francese Arkema

L'usine du groupe chimique Arkema, à Pierre-Bénite, 19/06/2023.
L'usine du groupe chimique Arkema, à Pierre-Bénite, 19/06/2023. Diritti d'autore euronews
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Per decenni, tonnellate di PFAS, meglio conosciuti come i “forever chemicals”, sono stati rilasciati nell'ambiente

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Alle porte di Lione, in località Pierre-Bénite, nell’occhio del ciclone è finita la fabbrica del colosso chimico francese Arkema.

Per decenni, tonnellate di PFAS, meglio conosciuti come i “forever chemicals”, sono stati rilasciati nell'ambiente.

I residenti hanno scoperto lo scandalo dopo un'inchiesta giornalistica appena un anno fa.

Thierry Mounib, presidente di un'associazione di quartiere, si batte per avere delle risposte.

"Ogni giorno – dice quest’ultimo - i miei genitori vengono a trovarmi e mi dicono che questo è ciò che sta accadendo nella mia famiglia.

Abbiamo lasciato Pierre-Bénite quando nostro figlio è morto, aveva 9 anni, per un cancro ai testicoli: potrebbe avere qualcosa a che fare con i PFAS? Forse il cancro arriva proprio da questo".

Una recente indagine dei media locali ha rivelato livelli allarmanti di contaminazione nel sangue dei residenti: Thierry denuncia la mancata azione dei politici.

"I nostri eletti assicurano che la popolazione può dormire sonni tranquilli: inoltre, secondo le dichiarazioni del nostro deputato, sarà comunque inutile far andare nel panico la popolazione, non abbiamo soluzione".

Suolo, aria, acqua, questi composti perfluorurati ultratossici e persistenti sono ovunque: nell'orto vicino alla fabbrica, le conversazioni oscillano tra preoccupazione e rabbia.

I residenti e le associazioni locali hanno avviato un'azione legale per crimini ambientali contro Arkema, la prima in Francia.

Obiettivo è quello di far pagare al gruppo uno studio sulla salute dei residenti a lungo termine, ma anche esigere un'immediata limitazione degli scarichi tossici.

"Arkema – afferma Camille Panisset, responsabile dell'associazione "Notre Affaire à Tous" - produce PFAS dal 1957. Secondo il rapporto dell’Ispettorato generale per l'Ambiente e lo Sviluppo sostenibile, 3,5 tonnellate di PFAS all’anno sono state immesse nel Rodano.

Dallo scorso ottobre, dopo un decreto prefettizio, hanno iniziato a filtrare, ma oggi siamo ancora a dieci chili al mese, nella procedura intrapresa chiediamo che sia sotto al chilogrammo".

Arkema non ha voluto commentare il procedimento giudiziario: il gruppo sottolinea che "le normative francesi ed europee sono tra le più severe al mondo".

A livello europeo, il regolamento REACH disciplina l'uso delle sostanze chimiche: attesa da tanto, la sua revisione è in corso ma è stata ritardata, causa l’aspra battaglia a Bruxelles con gli industriali.

"Alcune delle sostanze perfluorurate – dice Marie Toussaint, europarlamentare francese - sono state vietate dalla legislazione europea, ma una gran parte, più di 10.000 sostanze, sono ancora oggi autorizzate in Europa.

Abbiamo infatti pochissimo controllo sullo stato delle acque, dei suoli e dei residenti che possono essere avvelenati".

Negli ultimi mesi, cinque Stati europei hanno chiesto il bando dei PFAS, richiesta attualmente in fase di valutazione: in ogni caso, la lotta sarà lunga e difficile.

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