Mosca non partecipava alla Biennale dal 2022. Quest'anno ha ricevuto l'approvazione del presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. La decisione ha causato tensioni con il governo e Bruxelles
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli non parteciperà all'inaugurazione della 61esima Biennale di Venezia, in protesta per la presenza del padiglione russo all'evento.
Lo ha comunicato venerdì in una nota il ministero della Cultura. "Il ministro Alessandro Giuli non si recherà a Venezia nelle giornate di pre-apertura della 61a Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio", si legge nel comunicato.
Mosca non partecipava alla Biennale dal 2022, anno dell'invasione dell'Ucraina, ma quest'anno ha deciso di riaprire il proprio padiglione ricevendo l'approvazione della Fondazione Biennale, guidata da Pietrangelo Buttafuoco.
Una scelta che ha causato tensioni con il ministero della Cultura, Bruxelles e diversi Paesi europei.
Tuttavia il padiglione della Federazione Russa resterà chiuso al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026, per l'intera durata della manifestazione e sarà visitabile solo per i media dal 6 all'8 maggio, ha riportato venerdì Adnkronos.
Le tensioni tra Biennale e governo italiano
La presenza della Russia non è mai stata digerita dal ministro Giuli, che a marzo aveva chiesto le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del ministero della Cultura nel consiglio di amministrazione della Biennale.
Gregoretti non aveva avvisato della possibile presenza di un padiglione russo all'evento, né si era opposta alla partecipazione di Mosca.
"Sono serena e non ho intenzione di dimettermi", aveva replicato Gregoretti in una nota, affermando di muoversi all'interno dell'autonomia dell'istituzione, "in base a cui i componenti del consiglio di amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati".
La questione aveva creato divisioni nella maggioranza, con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che si era schierato a favore della partecipazione di Mosca alla Biennale.
"Ci sono già troppi conflitti in giro, chi fa arte, chi fa cultura, chi fa sport deve avvicinare, deve unire, deve includere, non sono per l'esclusione di nessuno, quindi invito la Biennale ad andare avanti", aveva detto il leader della Lega.
Buttafuoco paragona la Biennale all'Onu
"Un'istituzione che si può considerare l'Onu dell'arte da cui non si può escludere nessuna nazione", ha affermato venerdì Buttafuoco a due deputati del Movimento 5 Stelle, Gaetano Amato ed Enrico Cappelletti, che lo hanno incontrato per portare "solidarietà".
Il presidente della Fondazione Biennale aveva più volte ribadito "di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l'Agenzia esecutiva europea per l'istruzione e la cultura (Eacea)".
La giuria della Biennale ha escluso Russia e Israele dai premi
Intanto la giuria della 61esima Biennale di Venezia ha annunciato giovedì che escluderà Russia e Israele dai premi, in una decisione senza precedenti.
Saranno esclusi dalla competizione per il Leone d'Oro e Leone d'Argento "quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità dalla Corte Penale Internazionale (Cpi)", si legge in una nota.
La Cpi ha emesso mandati di arresto per crimini di guerra nei confronti del presidente russo Vladimir Putin e del leader israeliano Benjamin Netanyahu.
Il comunicato è firmato dalla presidente Solange Farkas e dai componenti della giuria, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi.
"Come membri della giuria sentiamo anche la responsabilità nei confronti del ruolo storico della Biennale come piattaforma che collega l'arte alle urgenze del nostro tempo", si legge. "In questa edizione della Biennale desideriamo esprimere la nostra intenzione: il nostro impegno per la difesa dei diritti umani".
Le tensioni con Bruxelles
La Commissione europea aveva minacciato di sospendere o revocare il finanziamento di due milioni di euro alla Biennale qualora le motivazioni dell'organizzazione sull'inclusione della Russia non fossero state "soddisfacenti".
Bruxelles aveva condannato "fermamente" la decisione della Biennale di ospitare il padiglione della Russia alla 61esima edizione dell'evento.
Gli "Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina", avevano dichiarato in una nota a marzo la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef.
Oltre a Bruxelles, a marzo i ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi Ue avevano chiesto di riconsiderare la partecipazione della Russia all'evento, in una lettera indirizzata a Buttafuoco e al consiglio di amministrazione della Biennale.