Con 162 voti favorevoli l'Aula di Montecitorio ha approvato la conversione in legge del dl Sicurezza fortemente voluto dal governo di Giorgia Meloni. Contestualmente il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto correttivo dopo le osservazioni espresse dal presidente Mattarella nei giorni scorsi
L'Aula della Camera ha approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto Sicurezza, mettendo la parola fine a una maratona parlamentare di due giorni conclusasi con il voto di fiducia. Il provvedimento è passato con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un solo astenuto.
Al momento della votazione, sui banchi dell'esecutivo erano presenti il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.
Il decreto correttivo e l'intervento del Consiglio dei ministri
A meno di un'ora dal voto finale di Montecitorio, il Consiglio dei ministri si è riunito in una seduta lampo di pochi minuti per approvare un nuovo decreto legge. Si tratta di un provvedimento contenente disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti, concepito come un correttivo immediato proprio a quanto appena approvato dalla Camera. Questa mossa insolita si è resa necessaria per rispondere ai rilievi tecnici sollevati dal Quirinale e dall'avvocatura, pur mantenendo l'impianto generale della norma.
Il punto più controverso del provvedimento originale riguarda l’articolo 30-bis, che introduce un compenso di 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario. La norma prevede però che tale somma venga riconosciuta solo dopo l'effettiva partenza dello straniero.
Per questa misura sono stati stanziati 246mila euro per il 2026 e 492mila euro annui per il biennio successivo. Il Consiglio nazionale forense ha espresso una netta opposizione, lamentando il mancato coinvolgimento nelle consultazioni e chiedendo l’esclusione della categoria dalla norma.
Nel testo diffuso dal governo si legge che le nuove norme agiscono in particolare sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito e, di conseguenza, ricevere il compenso di circa 615 euro legato a tale prestazione. "In particolare, l’ampliamento si realizza attraverso l’eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato. Inoltre, si subordina la corresponsione del compenso alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all'esito della partenza del migrante", chiarisce il governo.
Infine, si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del Ministro dell’Interno saranno definiti anche i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso.
Le parole di Giorgia Meloni e il ruolo del Quirinale
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta sulla questione a margine del vertice di Cipro, spiegando che la sostanza della norma rimane intatta, ma che il governo ha deciso di recepire le osservazioni giunte dal Colle. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva manifestato le proprie perplessità al sottosegretario Alfredo Mantovano durante un incontro al Quirinale, focalizzandosi proprio sull'incentivo economico legato all'esito positivo del rimpatrio.
Meloni ha difeso la scelta di procedere con un decreto correttivo separato anziché modificare il testo originale durante il passaggio parlamentare. Secondo la premier, una modifica "in corsa" avrebbe rischiato di far decadere il decreto sicurezza per decorrenza dei termini, creando gravi problemi gestionali. La premier ha inoltre rassicurato sul metodo, ricordando che esistono precedenti in cui correzioni sono state effettuate contestualmente all'approvazione di una legge e che non si tratta di un precedente pericoloso.
Tensioni a Montecitorio e scontro sulle radici democratiche
La fase finale della discussione alla Camera è stata segnata da forti tensioni e proteste delle opposizioni. La seduta, ripresa in tarda mattinata, è stata accompagnata dal coro di "Bella ciao" intonato dai banchi dei partiti di opposizione.
Diversi esponenti hanno richiamato i valori della Resistenza: Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stella ha aperto il suo intervento augurando un "buon 25 aprile", mentre la capogruppo del Pd, Chiara Braga, è intervenuta indossando il fazzoletto dell'Anpi. Braga ha ribadito la necessità di difendere la Costituzione da una destra che, a suo dire, fatica ancora a definirsi apertamente antifascista.
La replica della maggioranza è stata affidata al deputato di Fratelli d'Italia Gianfranco Rotondi, che ha criticato l'atteggiamento della sinistra. Rotondi ha accusato le opposizioni di voler trasformare la festa della Liberazione in un'occasione di denigrazione politica, ricordando che il 25 aprile fu istituito da Alcide De Gasperi per unire il Paese.
l deputato ha espresso rammarico per l'uso divisivo di canzoni storiche come "Bella ciao", affermando che vederla utilizzata per alimentare lo scontro parlamentare rappresenta una distorsione del suo significato originale di libertà e amore.