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Bulgaria, il premier: stop alle forniture di armi all'Ucraina, "abbiamo dato abbastanza"

Un operaio della VMZ Sopot prepara i corpi in acciaio forgiato dei proiettili d'artiglieria nell'officina meccanica, 17 ottobre 2025
Un operaio della VMZ Sopot prepara i corpi dei proiettili d'artiglieria in acciaio forgiato nell'officina meccanica, 17 ottobre 2025. Diritti d'autore  EC - Audiovisual Service/Aleksandar Nikolov
Diritti d'autore EC - Audiovisual Service/Aleksandar Nikolov
Di Gavin Blackburn
Pubblicato il
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La Bulgaria, membro della NATO e dell'Unione europea, fornisce aiuti militari all'Ucraina da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su larga scala nel 2022

La Bulgaria non fornirà più armi provenienti dalle proprie scorte militari all’Ucraina. Lo ha annunciato mercoledì il primo ministro Rumen Radev, che ha ribadito la necessità di perseguire una soluzione diplomatica per mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina.

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Pur restando uno dei principali produttori europei di munizioni destinate a Kiev attraverso la propria industria della difesa, Sofia interromperà le consegne dirette di armamenti provenienti dagli arsenali dell’esercito bulgaro. Una decisione che segna una svolta nella politica del nuovo governo guidato da Radev, insediatosi a maggio dopo la vittoria elettorale del suo partito.

"Abbiamo già dato abbastanza, mentre il nostro Paese continua a subire danni socioeconomici da questa guerra sanguinosa", ha dichiarato il premier ai giornalisti prima di una riunione di governo. Radev, considerato vicino alle posizioni di Mosca e sostenitore del dialogo con il Cremlino, ha sottolineato di essere convinto che il conflitto non possa essere risolto con strumenti militari.

"Una soluzione pacifica non sarà raggiunta con mezzi militari. Per questo chiediamo ancora una volta un approccio globale e realistico e la ricerca di una soluzione diplomatica", ha affermato.

Le parole del primo ministro arrivano a poche ore dalle dichiarazioni del ministro della Difesa Dimitar Stoyanov, secondo cui la guerra si è trasformata in un conflitto di logoramento destinato a provocare ulteriori perdite umane senza determinare una vera svolta sul campo.

"Per quante armi si accumulino, l’unico risultato è la perdita di vite umane", ha spiegato Stoyanov, aggiungendo che, a suo avviso, l’Ucraina avrebbe bisogno di più personale militare piuttosto che di ulteriori forniture belliche. Il ministro ha inoltre escluso nuove consegne di armamenti all’esercito ucraino.

Dall’inizio dell’invasione russa su larga scala nel 2022, la Bulgaria, membro della NATO e dell’Unione europea, ha sostenuto Kiev con aiuti militari costituiti principalmente da armamenti di epoca sovietica. Queste forniture hanno avuto un ruolo significativo soprattutto nelle prime fasi del conflitto e, a causa delle divisioni politiche interne, sono state spesso effettuate tramite Paesi terzi.

Secondo Stoyanov, è arrivato il momento di avviare negoziati per raggiungere una "pace giusta", definita e accettata da entrambe le parti coinvolte. Il ministro ha riconosciuto l’importanza del ruolo dell’Unione Europea, pur evidenziando le difficoltà che Bruxelles potrebbe incontrare nell’assumere una posizione di mediazione, avendo sostenuto attivamente l’Ucraina durante il conflitto.

Parallelamente, il governo bulgaro ha annunciato l’intenzione di aumentare progressivamente la spesa per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2030, rafforzando così le capacità militari nazionali.

La Bulgaria ha finora fornito all’Ucraina sistemi di difesa aerea e missili terra-aria provenienti dalle proprie scorte, ricevendo compensazioni economiche attraverso il fondo europeo European Peace Facility. Tuttavia, nonostante la fine delle forniture dirette dagli arsenali statali, il settore industriale della difesa bulgaro continuerà a rappresentare un importante canale di approvvigionamento di munizioni per Kiev.

La decisione del governo ha già suscitato critiche interne. Il partito di centrodestra GERB, guidato dall’ex primo ministro Boyko Borissov, ha accusato l’esecutivo di compromettere la credibilità internazionale della Bulgaria, sostenendo che l’interruzione degli aiuti militari rischia di indebolire la fiducia degli alleati occidentali nel Paese.

La scelta di Sofia apre dunque una nuova fase nel dibattito europeo sul sostegno all’Ucraina, ponendo l’accento sulla ricerca di una soluzione negoziale mentre il conflitto continua senza prospettive immediate di conclusione.

Risorse addizionali per questo articolo • AP, AFP

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