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Proteste alla Biennale di Venezia contro la Russia: Ue minaccia di nuovo il ritiro dei fondi

La protesta di Pussy Riot e FEMEN alla Biennale di Venezia (6 maggio 2026)
La protesta di Pussy Riot e FEMEN alla Biennale di Venezia (6 maggio 2026) Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La manifestazione ha aperto le porte a media e addetti ai lavori prima dell'inaugurazione del 9 maggio. La saga del Padiglione russo ha attirato così la prima protesta delle famose dissidenti anti-Putin. L'Ue invia una seconda lettera alla Biennale, l'ambasciatore di Mosca la accusa di "ossessione"

La Commissione europea ha inviato martedì una seconda lettera alla Biennale di Venezia con nuovi elementi di contestazione della partecipazione della Russia alla 61esima Esposizione Internazionale d'Arte che si inaugura il 9 maggio, ma aperta già da mercoledì a media, istituzioni e addetti ai lavori.

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Lo ha reso noto Henna Virkkunen, commissaria europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, parlando a Bruxelles. A stretto giro la risposta russa, da parte dell'ambasciatore russo in Italia.

"È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la Direzione della Biennale, siano diventate bersaglio di inaccettabili e brutali diktat e pressioni da parte dell'Ue", ha dichiarato mercoledì da Venezia Alexey Paramonov.

La riapertura del Padiglione russo decisa dalla Biennale ha generato una bufera con il governo italiano, con l'Ue e con la giuria internazionale, che ha deciso di dimettersi pochi giorni fa, e con la preapertura è arrivata la prima protesta.

Mercoledì i collettivi di dissidenti russe, Pussy Riot e Femen, si sono presentati ai Giardini della Biennale con passamontagna, seni scoperti e slogan contro Vladimir Putin, accompagnate da decine di persone.

Cosa ha scritto l'Ue nella nuova lettera alla Biennale

La Commissaria Virkkunen ha ribadito che l'Unione "condanna fermamente" la decisione della Biennale di riammettere gli artisti di Mosca facendo notare che l'inaugurazione della manifestazione coincide sabato con la Giornata dell'Europa, "un'occasione per celebrare la pace" e "tutelare i valori democratici e la libertà" che non sono rispettati nella Russia di oggi.

Virkkunen ha avvertito che Bruxelles "non esiterà a sospendere e revocare" il finanziamento di 2 milioni di euro stanziato per la manifestazione nel 2025-2008, poiché é "denaro dei contribuenti europei".

Per non perdere la sovvenzione europea, la Biennale avrà 30 giorni per produrre la propria difesa, a partire dalla seconda lettera del 30 aprile, in merito all'accusa di avere violato il Regolamento Sanzioni, ha riportato il quotidiano La Repubblica.

In particolare, la violazione dell’articolo 5n del Regolamento che impedisce “la fornitura di determinati servizi” al governo russo, e l’articolo 5t in base al quale “è vietato accettare donazioni, benefici economici o sostegno, compresi finanziamenti e assistenza finanziaria, direttamente o indirettamente” dal Cremlino.

Come ha replicato la Biennale

La Biennale di Venezia ha replicato che "esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie controdeduzioni alla seconda lettera ricevuta dall'European Education and Culture Executive Agency (Eacea) della Commissione europea, dopo quella ricevuta il 10 aprile, sempre in merito al progetto Creative Europe Media".

In una nota l'ente culturale ha ribadito "di avere verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali e su ciò ha fornito informazioni anche agli ispettori inviati dall'Autorità vigilante del ministero della Cultura".

In questo contesto il comunicato precisa che la Biennale non ha "nessuna autorità per introdurre altre sanzioni, e ciò è stato rappresentato compiutamente a tutti i soggetti titolari di potere di intervento”.

Inoltre, il Padiglione russo apre solo dal 6 all'8 maggio, dunque non ai visitatori che avranno accesso alla sedi della mostra dal 9 maggio al 22 novembre. Un appello è arrivato lunedì dalla curatrice del Padiglione, Anastasia Karneeva che ha ringraziato la Biennale "per avere sostenuto l'idea di avere tutti i Paesi rappresentati qui" e ribadito che "l'arte deve rimanere indipendente".

Critiche al ruolo del governo italiano sulla vicenda

A sostegno della posizione dell'istituzione veneziana si è espresso il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia. "Alla vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen, rispondo con chiarezza: giù le mani dalla Biennale di Venezia. La Biennale non è la vetrina di Mosca, né di alcun governo".

Sulla stessa linea il vicepremier italiano e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha confermato la sua presenza alla manifestazione venerdì 8. “L'arte e lo sport dovrebbero essere immuni da polemiche boicottaggi, divieti", ha detto Salvini, "spero che anche qui finiscano le polemiche e che il ministro della Cultura trovi un accordo con la fondazione autonoma della Biennale".

Il ministro Alessandro Giuli ha espresso più volte espresso la propria contrarietà a ritorno della Russia alla manifestazione liquidando la vicenda come “il pasticcio” del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco.

Giuli aveva annunciato di boicottare l'inaugurazione dell'evento, firmato con altri 21 ministri Ue una richiesta alla Biennale per rivedere le propria decisione e infine inviato ispettori per chiarire il percorso che ha portato alla riapertura del Padiglione chiuso dal 2022, in seguito all'invasione dell'Ucraina.

Il titolare della Cultura ha rimesso dunque ulteriori decisioni all'esecutivo, con la premier Giorgia Meloni che ha tuttavia rimandato al mittente ogni responsabilità.

"La scelta che è stata fatta sul padiglione della Russia è una scelta che il governo ha dichiarato di non condividere, dopodiché la Biennale è un ente autonomo e Buttafuoco è una persona capacissima. Sugli ispettori credo si dovrebbe chiedere al ministro Giuli”, ha dichiarato la scorsa settimana, rispondendo ai giornalisti dopo la presentazione del Piano casa.

Le critiche hanno riguardato la mancanza di un'azione più decisa da parte di Palazzo Chigi, fino a ipotesi più estreme come sanzioni amministrative sull'edificio del Padiglione che è di proprietà dello Stato russo dal 1914, o sulla delegazione inviata da Mosca.

L'Ucraina da parte sua ha sanzionato martedì "cinque personalità" del mondo culturale russo che "giustificano l'aggressione e diffondono propaganda russa in occasione di eventi internazionali".

Tra di esse figura anche la curatrice Anastasia Karneeva, peraltro figlia del vicedirettore generale di Rostec, la holding statale di difesa e alta tecnologia di Mosca.

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