La decisione della giuria dell'esposizione fa seguito all'annuncio della Commissione europea di voler tagliare i finanziamenti per i prossimi tre anni dopo la riapertura del padiglione della Russia. Dura la reazione di Mosca
La giuria internazionale della Biennale di Venezia ha annunciato che "si asterrà dal prendere in considerazione" per i premi "quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità dalla Corte penale internazionale". Verranno, dunque, esclusi dalla competizione per il Leone d'Oro e Leone d'Argento anche Russia e Israele.
La dichiarazione è arrivata dopo l'annuncio della Commissione europea di voler tagliare una sovvenzione di due milioni di euro alla Biennale di Venezia a causa della partecipazione della Russia alla 61esima mostra d'arte contemporanea, che si aprirà il 9 maggio**.**
"Come membri della giuria sentiamo anche la responsabilità nei confronti del ruolo storico della Biennale come piattaforma che collega l'arte alle urgenze del nostro tempo. Riconosciamo la complessa relazione tra la pratica artistica e la rappresentazione dello Stato-nazione, che costituisce una struttura centrale per la Biennale di Venezia, in particolare il modo in cui tale relazione lega il lavoro degli artisti alle azioni dello Stato che rappresentano. Desideriamo esprimere la nostra intenzione: il nostro impegno per la difesa dei diritti umani e per lo spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh", si legge nella nota firmata dalla presidente Solange Farkas e dagli altri componenti Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi.
Dal canto suo, la Biennale di Venezia ha ricordato che “la giuria della Biennale Arte 2026, al pari di tutte le giurie delle manifestazioni della Biennale di Venezia, opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell'esercizio delle proprie funzioni", sostenendo la "naturale espressione della libertà", senza però appoggiare la decisione.
La reazione da Mosca non si è fatta attendere: secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova “non si riprenderanno, diventeranno per sempre incolti. Si tratta di una ricaduta dell'anticultura che si è accesa in Occidente negli ultimi anni".
L'Ue minaccia un taglio dei finanziamenti
La Commissione europea ha fatto sapere di aver "inviato una lettera" al governo italiano "con lo scopo di informare della nostra ferma condanna politica della decisione di consentire la riapertura del padiglione russo, nonché di illustrare le possibili azioni che avremmo intrapreso e dare al governo italiano la possibilità di esaminare la questione".
Con l'occasione, ha aggiunto che la Fondazione Biennale è stata informata del taglio dei finanziamenti per i prossimi 3 anni e ha ora 30 giorni di tempo per giustificare la sua decisione di permettere alla Russia di partecipare per la prima volta da quando ha invaso l'Ucraina nel 2022.
Il portavoce della Commissione europea Thomas Renier ha ricordato che Bruxelles aveva precedentemente annunciato l'intenzione di compiere un simile passo, mentre gli organizzatori hanno sottolineato che "la Biennale di Venezia rifiuta qualsiasi forma di esclusione o censura della cultura e dell'arte. La Biennale, come la città di Venezia, rimane uno spazio di dialogo, apertura e libertà artistica, con la speranza di porre fine a conflitti e sofferenze".
Principi della Biennale
La Biennale di Venezia è la più antica e una delle più importanti esposizioni d'arte del mondo. Comprende una mostra principale e padiglioni nazionali curati dai Paesi partecipanti. Quest'anno, 99 nazioni presenteranno i loro padiglioni, di cui 29 ai Giardini e gli altri all'Arsenale e in giro per la città.
La Biennale ha anche respinto in precedenza le richieste di esclusione di singoli Paesi, tra cui Iran e Israele.
La decisione dell'Unione europea di tagliare la sovvenzione pluriennale alla Biennale di Venezia è stato uno degli interventi più significativi di Bruxelles nella sfera culturale degli ultimi anni.
Perché il ritorno della Russia è diventato un punto di contesa
La Russia non partecipa alla Biennale dal 2019. Nel 2022, gli artisti designati si sono ritirati per protestare contro la guerra in Ucraina. Nel 2024, la Russia non ha presentato una mostra, cedendo temporaneamente il proprio padiglione alla Bolivia.
Tuttavia, il padiglione russo ai Giardini è di proprietà russa dal 1914. Secondo lo statuto della Biennale, ogni Paese riconosciuto dalla Repubblica ha il diritto di chiedere di partecipare. I proprietari dei padiglioni nazionali devono solo notificare all'organizzazione la loro intenzione.
È questo aspetto legale che è diventato fondamentale: la Biennale non ha il potere di vietare la partecipazione degli Stati, anche se il contesto politico è criticato.
La cultura come parte della responsabilità politica
Per Bruxelles, la partecipazione della Russia alla più grande mostra d'arte del mondo è percepita come il tentativo di Mosca di ripristinare la legittimità culturale sullo sfondo della guerra in corso.
I tagli alle sovvenzioni sono uno strumento che l'Ue sta usando per dimostrare la sua posizione: le piattaforme culturali che ricevono finanziamenti europei devono tenere conto del contesto politico e dei valori dell'Unione.
La mossa riflette una tendenza più ampia: la cultura è sempre più considerata un elemento di politica estera e di solidarietà internazionale.
Implicazioni per la Biennale e la politica culturale europea
La decisione dell'Unione europea può avere conseguenze a lungo termine per la Biennale di Venezia, interessando diversi livelli delle sue attività. La riduzione della sovvenzione inciderà inevitabilmente sui programmi educativi, sulle iniziative di ricerca e sui progetti infrastrutturali, tradizionalmente finanziati con fondi europei.
Allo stesso tempo, la Biennale si trova in una posizione politica difficile: deve bilanciare le pressioni degli Stati e i propri principi di autonomia, che l'organizzazione ha sempre difeso per decenni.
La Biennale di Venezia ha creato un precedente che potrebbe avere ripercussioni su altre sedi culturali in Europa: i donatori e le entità politiche potrebbero iniziare a fare richieste simili, collegando i finanziamenti alle decisioni politiche.
Tuttavia, la partecipazione di 99 Paesi quest'anno dimostra che la Biennale mantiene il suo status di più grande piattaforma internazionale per l'arte contemporanea e rimane uno spazio importante per il dialogo culturale globale.