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Trump dopo i raid iraniani su basi americane: "Attaccheremo anche oggi"

Una donna regge una bandiera iraniana durante una campagna filogovernativa nel centro di Teheran, Iran, lunedì 8 giugno 2026.
Una donna regge una bandiera iraniana durante una campagna filogovernativa nel centro di Teheran, Iran, lunedì 8 giugno 2026. Diritti d'autore  AP Photo/Vahid Salemi
Diritti d'autore AP Photo/Vahid Salemi
Di Emma De Ruiter & Cecilia Attanasio Ghezzi & Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Teheran sottolinea le responsabilità del Consiglio di sicurezza Onu, invoca il diritto alla propria difesa e attacca obiettivi Usa in Bahrain, Kuwait e Giordania in risposta ai bombardamenti americani su infrastrutture della Repubblica islamica. Attesa la replica dell'esercito statunitense

Gli Stati Uniti sono pronti a lanciare nuovi attacchi su ponti e centrali elettriche in Iran. Lo ha dichiarato mercoledì il presidente statunitense Donald Trump dapprima in un'intervista a Fox News, quindi lo ha confermato parlando con un gruppo di cronisti. "Li stiamo attaccando molto duramente" e "abbiamo il diritto di farlo", ha spiegato il capo di Stato di Washington. Che ha quindi precisato: "Ieri li abbiamo attaccati duramente e lo faremo anche oggi".

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L'ex tycoon ha accusato Teheran di "prendere in giro gli Stati Uniti" nei negoziati, che finora non hanno registrato progressi. "Avevano la possibilità di firmare un accordo e sopravvivere", ha dichiarato.

In un post sul social Truth Trump ha continuato a minacciare l'Iran: "L'esercito iraniano è un disastro totale e completo. Gran parte di esso, come la Marina e l'Aeronautica, non esiste nemmeno più: sono stati completamente sconfitti. L'Iran è tutto chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto. Hanno impiegato troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora ne pagheranno le conseguenze".

"Ogni aggressione riceverà risposta diretta e decisa", ha ribattuto il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.

Le minacce sono arrivate dopo gli attacchi statunitensi di martedì sera dopo l'abbattimento di un elicottero Apache USA al largo dell'Oman. L'escalation si è estesa ai Paesi del Golfo, con l'esercito del Kuwait che mercoledìha annunciato che le sue difese aeree stavano ingaggiando “bersagli aerei ostili”.

“Lo Stato maggiore dell’esercito annuncia che i sistemi di difesa aerea kuwaitiani stanno attualmente ingaggiando bersagli aerei ostili in conformità con le procedure operative stabilite”, ha scritto l’esercito del Kuwait su X, senza specificarne la provenienza.

Dove ha colpito la ritorsione iraniana

L’Iran ha fatto sapere di aver preso di mira il Paese come ritorsione per i raid aerei statunitensi. I Pasdaran hanno rivendicato di avere preso di mira la Quinta flotta Usa nel Bahrein e siti in Kuwait, e di aver distrutto quattro obbiettivi nella base al-Azraq in Giordania. Ma hanno anche fatto filtrare che i negoziatori stavano impedendo un'azione ben più dura.

"A seguito dell'operazione di successo condotta dalla Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, che ha colpito 21 obiettivi nelle basi aeree e navali statunitensi nella regione e abbattuto un drone MQ9 sopra la contea di Jam, e in risposta alla continua aggressione del nemico, l'operazione di rappresaglia è stata completata", si legge in una nota divulgata dall'agenzia Tasnim.

In una nota, il ministero degli Esteri iraniano ha fatto un richiamo alla "responsabilità legale e morale di tutti i Paesi della regione, in particolare quelli situati nella parte meridionale del Golfo Persico, affinché impediscano alle forze statunitensi e al 'regime sionista", l'uso dei loro territori e delle loro capacità per pianificare, organizzare e compiere azioni ostili contro l'Iran".

"Questi bombardamenti rappresentano una violazione manifesta della Carta delle Nazioni Unite e con tali azioni aggressive, il governo degli Stati Uniti ha dimostrato ancora una volta la propria natura ostile e incline alla guerra".

Per questo, "esercitando il diritto legittimo alla difesa", le forze iraniane "hanno colpito duramente le basi e gli asset militari statunitensi nella regione da cui erano partite le aggressioni".

Il ministero, prosegue la nota, avverte che l'Iran, "nell'esercizio del proprio diritto alla legittima difesa, non esiterà a prendere di mira basi e le strutture logistiche impiegate per sostenere e attuare attività aggressive contro l'Iran".

Teheran, poi, sottolinea "la responsabilità delle Nazioni Unite, in particolare del Consiglio di Sicurezza, nel mantenere la pace e la sicurezza internazionale, e nel chiamare gli autori di tali atti aggressivi a risponderne".

Qual è stata la risposta dei Paesi del Golfo

La Giordania ha dichiarato di aver abbattuto cinque missili lanciati dall'Iran contro un'area che ospita una base aerea delle forze statunitensi.

Teheran ha dichiarato di aver preso di mira la base aerea di Muwaffaq Salti che caccia americani F-35 e altri velivoli.

L'agenzia di stampa statale giordana Petra ha riportato che non ci sono stati feriti nell'attacco e che gli artificieri hanno esaminato i detriti delle missili intercettati.

Bahrein e Kuwait hanno attivato gli allarmi e messo in azione le difese aeree in risposta.

Teheran aveva promesso di reagire dopo che gli Stati Uniti avevano lanciato raid contro l’Iran in seguito allo schianto di un elicottero dell’esercito vicino allo Stretto di Hormuz.

Trump aveva scritto in precedenza sui social che l’Iran aveva abbattuto il velivolo mentre era in pattugliamento sullo stretto e aveva dichiarato che gli Stati Uniti “devono necessariamente rispondere a questo attacco”.

La missione del Pentagono è durata circa 4 ore. Il Comando centrale ha annunciato di avere dato il via alle 23:00 ora italiana ad "attacchi di autodifesa contro l'Iran" su richiesta di Trump, come "risposta proporzionata all'ingiustificata aggressione iraniana". E alle 3:00 ora italiana è arrivata la comunicazione che l'operazione era finita.

Almeno tre le ondate di bombardamenti concentrati su una ventina di obbiettivi nella zona di Hormuz. Colpite a piu' riprese basi navali a Sirik e Jask, difese aeree a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm, nel sud dell'Iran.

Secondo Teheran però sono stati centrati anche obbiettivi civili, come due grandi serbatoi che fornivano acqua potabile al distretto di Bamani e alla citta' di Kuhestak.

Le forze iraniane “non lasceranno senza risposta alcun attacco o minaccia”, ha affermato su X il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. “Lasciate la nostra regione se volete essere al sicuro”.

E i negoziati?

Intanto, un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato a Fox News the i negoziati proseguono, nonostante l'escalation.

Una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran per incontrare i negoziatori iraniani nell'ambito degli sforzi diplomatici mirati a risolvere le ultime divergenze in vista di un possibile accordo con gli Stati Uniti. Lo ha indicato una fonte diplomatica a conoscenza del dossier citata dalla Cnn.

Secondo la fonte, la missione è avvenuta "dopo consultazioni con gli Stati Uniti" e ha l'obiettivo di "ridurre le distanze che restano" tra le parti. La visita, secondo la tv americana, dimostra che la diplomazia continua a muoversi sullo sfondo di una fase di forte tensione, segnata dagli scambi di attacchi nelle ultime ore tra IRAN e Stati Uniti, uno dei test più significativi per il fragile cessate il fuoco.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP, AP

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