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Khaled Dawwa: "Grazie all'arte racconto la distruzione della Siria"

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Di Euronews

Lo scorso ottobre, nel cuore di Parigi, l'artista siriano Khaled Dawwa ha dato gli ultimi ritocchi all'installazione della sua scultura, denominata "Up! The King of Holes".

Esiliato in Francia dal 2014 dopo essere fuggito dal suo Paese, dilaniato dalla guerra, e aver trascorso un anno in Libano, non smette mai, attraverso le sue opere, di raccontare la storia della distruzione della Siria per lasciare una traccia, un ricordo contro l'oblio.

"Come artista - dice Khaled Dawwa, artista siriano rifugiato in Francia - sento la responsabilità di usare l'arte poiché ho gli strumenti per esprimermi, a differenza di altri siriani.

In questo progetto ho cercato, prima di tutto, di concentrarmi sulla vita delle persone che erano lì, le loro quotidianità, i loro ricordi, su che aspetto ha un quartiere massacrato.

Volevo portare con me un pezzo di Siria, mostrare davvero cosa sta succedendo in questo momento".

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Oggi, usa la sua arte per denunciare la dittatura: con "Ecco il mio cuore", opera che rievoca il quartiere di Ghouta, alla periferia di Damasco, esorta a non dimenticare i massacri commessi dal regime siriano e dai suoi alleati.

"Tutto è immaginato qui, anche nelle case, ci sono le foto: vediamo persone vere che sono morte o si trovano nelle carceri del regime o che sono state trucidate.

"Questi sono amici, persone di cui conosco la storia: ad esempio, questo signore si chiama Ali Mustafa, un amico da quando ero bambino, è prigioniero del regime da 8 anni e nessuno sa dove sia adesso".

Dopo essere stata esposta a Parigi, l'opera dovrebbe essere presto trasferita in un importante museo transalpino.

Nel frattempo, Khaled Dawwa continua il suo lavoro di artista e testimone.