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Trump invia lettere sui dazi a 7 Paesi: Ue e Italia fiduciose in accordo entro 9 luglio

Il presidente Donald Trump ha pubblicato sui social la lettera inviata al Giappone in cui comunica dazi al 25%
Il presidente Donald Trump ha pubblicato sui social la lettera inviata al Giappone in cui comunica dazi al 25% Diritti d'autore  AP/Jacquelyn Martin
Diritti d'autore AP/Jacquelyn Martin
Di AP with Eleanor Butler
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Trump come promesso ha confermato l'avvio dei dazi a sette Paesi questo lunedì, a partire da Giappone e Corea del Sud. Il presidente Usa ha postato le lettere inviate, mentre l'Ue sostiene di avere avuto una "buona" conversazione con la Casa Bianca per un accordo entro il 9 luglio

Sono partite le prime lettere, almeno sette, in cui l'amministrazione Trump ha notificato lunedì l'aumento dei dazi doganali, annunciato lo scorso aprile e rinviato di tre mesi per trovare accordi bilaterali ad hoc.

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I primi sulla lista degli invii del presidente Usa alle 12 ora statunitense (le 18 in Italia) sono stati Giappone e Corea del Sud, come annunciato dallo stesso Trump su Truth, che ha postato le due lettere.

Il presidente ha dunque confermato dazi al 25 per cento per i due Paesi a partire dal 1° agosto, dopo avere confermato nelle scorse ore che avrebbe intensificato la pressione sui partner per stipulare rapidamente nuovi accordi commerciali prima di mercoledì, 9 luglio, quando scadrà il rinvio di 90 giorni previsto per i dazi chiamati "reciproci" dal presidente Usa sui prodotti importati dagli Stati Uniti dal resto del mondo.

Trump ha inviato altre missive praticamente identiche lunedì ai governi di:

  • Myanmar: 40 per cento di dazi
  • Laos: 40 per cento di dazi
  • Sud Africa: 40 per cento di dazi
  • Kazakistan: 30 per cento di dazi
  • Malesia: 30 per cento di dazi

Un passaggio nel testo delle lettere indica che, in caso di ritorsione, quello stessa percentuale verrà aggiunta ai dazi già inflitti. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Levitt, ha detto che ci saranno circa 12 lettere in totale per altrettanti Paesi del mondo.

La strategia dell'Unione europea in vista del 9 luglio

Tra i Paesi che possono subire a breve un aumento significativo dei dazi sulle loro esportazioni verso il mercato statunitense ci sono gli Stati dell'Ue.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha parlato domenica con Donald Trump definendo la conversazione "buona", secondo un portavoce di Bruxelles. "Stiamo cercando di portare a casa il migliore accordo possibile", almeno sui principi entro la scadenza di questa settimana, ha aggiunto il funzionario.

Francia, Germania e Italia parlano dei dazi Usa

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è consultato sulla strategia da tenere sui dazi Usa con von der Leyen, il presidente francese Macron e la premier italiana Meloni nel fine settimana.

La linea tedesca e italiana è che si possa accettare un compromesso sui dazi con Trump, accettando un rialzo delle tariffe doganali in determinati settori.

La presidenza danese del Consiglio dell'Ue ha convocato una riunione degli ambasciatori sul tema lunedì in cui il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ha confermato che per ora non c'è alcuna intesa con Washington.

La situazione tiene nell'incertezza le imprese, i consumatori e i partner commerciali dell'America e rimangono dubbi su quali altri Paesi saranno coinvolti, se cambierà qualcosa nei prossimi giorni e se il presidente Donald Trump rimanderà ancora una volta l'imposizione dei dazi.

Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, ha dichiarato domenica a Face the Nation della Cbs che Trump deciderà quando sarà il momento di abbandonare i negoziati.

"Gli Stati Uniti sono sempre disposti a parlare con tutti di tutto", ha detto Hassett, "ci sono scadenze, e ci sono cose che sono vicine, quindi forse le cose si allontaneranno oltre la scadenza o forse no. Alla fine sarà il Presidente a giudicare".

Stephen Miran, uno dei consiglieri economici della Casa Bianca, ha affermato che i Paesi che negoziano in buona fede e fanno concessioni potrebbero "in un certo senso, far slittare la data".

Quali sono i dazi Usa su cui ci deve accordare entro il 9 luglio

I dazi annunciati da Trump il 2 aprile hanno parzialmente stravolto l'economia globale e minacciato di condurre a guerre commerciali più ampie.

La decisione è stata sospesa per 90 giorni la settimana successiva, proprio quando la maggior parte delle tasse doganali più alte sulle importazioni stava per entrare in vigore.

La finestra negoziale fino al 9 luglio ha portato ad accordi annunciati con il Regno Unito, la Cina e il Vietnam.

Trump ha imposto tariffe elevate a decine di nazioni che hanno un significativo surplus commerciale con gli Stati Uniti e una tassa di base del 10 per cento sulle importazioni da tutti i Paesi in risposta a quella che ha definito un'emergenza economica.

Molti economisti temono tuttavia che le tariffe commerciali possano potenzialmente aumentare l'inflazione, bloccando i tagli dei tassi d'interesse e quindi ostacolando la crescita.

Sono previsti dazi separati del 50 per cento su acciaio e alluminio e una tariffa del 25 per cento sulle auto, che destano particolari preoccupazioni in Europa.

Da aprile, pochi governi stranieri hanno stabilito nuovi termini commerciali con Washington, come richiesto dal presidente repubblicano, che ha sottolineato come gli Stati Uniti non inizieranno a riscuotere le tasse fino al 1° agosto.

Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha respinto l'idea che il 1° agosto sia una nuova scadenza e ha rifiutato di dire cosa potrebbe accadere mercoledì. "Vedremo", ha detto Bessent alla trasmissione State of the Union della Cnn, aggiungendo che gli Usa sono "vicini a diversi accordi" che potrebbero essere annunciati a breve.

Trump minaccia nuovi dazi ai Brics

Domenica, Trump ha giurato di imporre ulteriori dazi al blocco dei Paesi noto come Brics, che al vertice in corso a Rio de Janeiro ha condannato la nuova politica commerciale Usa.

In un post sulla sua piattaforma di social media, Truth, Trump ha affermato che a qualsiasi Paese che si allineasse a quelle che ha definito "le politiche antiamericane dei Brics" sarà imposta una tariffa doganale aggiuntiva del 10 per cento sulle esportazioni verso gli Usa.

Il Sud Africa, già tra i Paesi presi di mira questo lunedì, è nel gruppo dei fondatori. La Russia, che è un altro uno dei membri dei Brics, ha risposto che la cooperazione del gruppo "non è contro Paesi terzi", nell'intento di rassicurare la Casa Bianca.

I deficit commerciali degli Stati Uniti sono dovuti a diversi fattori, tra cui la salute del dollaro, il valore può rendere le importazioni dall'estero più o meno convenienti per gli statunitensi.

Il Canada non sarà tra i Paesi che riceveranno le lettere annunciate da Trump, dopo la recente controversia sulla tassa digitale imposta da Ottawa sui giganti dell'hi tech, poi ritirata dopo la ripresa dei colloqui con Washington.

Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato di volere un nuovo accordo con gli Usa entro il 21 luglio, altrimenti il Canada aumenterà le contromisure commerciali.

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