Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Terre rare, l’Italia riapre il dossier miniere: Sardegna e litio al centro della strategia UE

terre rare in Cina - attività mineraria
terre rare in Cina - attività mineraria Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

L’UE accelera con il Critical Raw Materials Act per ridurre la dipendenza dalla Cina. In Italia si studiano Sardegna, Lazio, Toscana, Piemonte e altre aree tra potenziale estrattivo, ex miniere e riciclo industriale

In Europa la partita delle materie prime critiche è diventata una questione industriale centrale, ma anche una leva geopolitica. La crescente dipendenza dalla Cina nella raffinazione delle terre rare e di altri materiali strategici ha spinto Bruxelles a definire un nuovo quadro normativo che punta a rafforzare la produzione interna e la resilienza delle filiere.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Il punto di svolta è arrivato con il Critical Raw Materials Act, entrato in vigore nel 2024, che fissa obiettivi al 2030: aumentare la capacità estrattiva europea, potenziare la lavorazione interna e incrementare il riciclo per ridurre la dipendenza da singoli Paesi extra-UE.

Nel 2025 la Commissione europea ha iniziato a tradurre questa strategia in progetti concreti, selezionando iniziative considerate strategiche in diversi Stati membri e mobilitando investimenti nell’ordine di decine di miliardi di euro. L’obiettivo è rafforzare estrazione, raffinazione e recupero dei materiali critici. Non si tratta di una nuova corsa generalizzata alle miniere, ma di accelerare autorizzazioni, sperimentazioni e filiere industriali per aumentare l’autonomia europea.

Italia e materie prime critiche: una mappa ancora in studio

In questo contesto l’Italia non è un grande produttore di terre rare, ma è tornata al centro dell’attenzione per una combinazione di fattori: siti minerari storici, evidenze geologiche e sviluppo del riciclo industriale.

L’interesse riguarda più la mappatura del potenziale che l’avvio immediato di nuove attività estrattive. Il Paese si muove quindi tra ricerca, valutazioni tecniche e possibili riattivazioni selettive di aree già conosciute.

Sardegna: il principale distretto minerario sotto osservazione

La Sardegna rappresenta il caso più concreto. Nel Sud dell’isola, la miniera di Silius (area di Genna Tres Montis) è uno dei pochi siti italiani ancora attivi nell’estrazione di fluorite, materiale strategico per industria siderurgica e chimica.

Accanto a questo impianto, restano sotto osservazione i distretti minerari storici del Sulcis e dell’Iglesiente, dove per decenni sono stati estratti piombo e zinco. Oggi non si parla di una riapertura industriale immediata, ma di valutazioni su recupero di materiali, valorizzazione dei siti e possibili nuove analisi geologiche.

Lazio, Toscana e area geotermica: il ruolo del litio

Nel Lazio, insieme a Toscana e Campania, l’attenzione si concentra soprattutto sui sistemi geotermici, dove sono state rilevate tracce di litio nei fluidi profondi.

Si tratta di attività ancora sperimentali, che mirano a verificare la possibilità di estrazione indiretta senza impianti industriali già operativi. In Toscana, oltre alla geotermia di Larderello, si sviluppano anche progetti legati al riciclo avanzato di batterie e materiali elettronici, considerati strategici nella logica europea dell’economia circolare.

Piemonte, Liguria e Sud Italia: ex miniere e studi di recupero

Piemonte e Liguria rientrano tra le aree analizzate per la presenza di minerali strategici e siti storici. In Piemonte, aree come Punta Corna sono state associate a depositi di cobalto, oggi non attivi ma oggetto di studi.

In Liguria, nel Parco del Beigua, sono presenti minerali come titanio e altri metalli, ma in un contesto fortemente vincolato da tutela ambientale. Anche in Calabria e lungo l’arco alpino restano tracce di attività minerarie del passato, valutate soprattutto in chiave di recupero e riuso.

Riciclo e filiera industriale: il secondo pilastro europeo

La strategia europea non si basa solo sull’estrazione. Un pilastro centrale è il riciclo dei materiali contenuti nei rifiuti elettronici e nelle batterie esauste. Smartphone, componenti industriali e accumulatori contengono elementi critici recuperabili. L’Italia sta cercando di posizionarsi proprio su questo segmento grazie a impianti e centri di ricerca già attivi, considerati cruciali per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Sul piano operativo il quadro è ancora in evoluzione. I progetti europei selezionati nel 2025 sono per lo più in fase di autorizzazione o finanziamento. Il Critical Raw Materials Act prevede iter più rapidi rispetto al passato, con tempi medi fino a circa 27 mesi per l’estrazione e procedure più brevi per trasformazione e riciclo. In Italia, tuttavia, la maggior parte delle iniziative resta ancora in fase di studio geologico o di permessi preliminari.

Il risultato è un sistema in costruzione, non una nuova stagione mineraria già avviata. L’Europa punta a ridurre la dipendenza esterna e a rafforzare la propria autonomia industriale, mentre l’Italia si colloca in una fase intermedia tra ricerca, sperimentazione e valorizzazione del riciclo. La sfida centrale resta trovare un equilibrio tra sviluppo industriale, sicurezza delle forniture e sostenibilità ambientale.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

La Germania punta ad accordo per ottenere terre rare in Asia centrale per ridurre dipendenza da Cina

Unione europea, Stati Uniti e Giappone vicini a un accordo sulle terre rare

L'Europa sta perdendo la corsa per le terre rare?