L’UE accelera con il Critical Raw Materials Act per ridurre la dipendenza dalla Cina. In Italia si studiano Sardegna, Lazio, Toscana, Piemonte e altre aree tra potenziale estrattivo, ex miniere e riciclo industriale
In Europa la partita delle materie prime critiche è diventata una questione industriale centrale, ma anche una leva geopolitica. La crescente dipendenza dalla Cina nella raffinazione delle terre rare e di altri materiali strategici ha spinto Bruxelles a definire un nuovo quadro normativo che punta a rafforzare la produzione interna e la resilienza delle filiere.
Il punto di svolta è arrivato con il Critical Raw Materials Act, entrato in vigore nel 2024, che fissa obiettivi al 2030: aumentare la capacità estrattiva europea, potenziare la lavorazione interna e incrementare il riciclo per ridurre la dipendenza da singoli Paesi extra-UE.
Nel 2025 la Commissione europea ha iniziato a tradurre questa strategia in progetti concreti, selezionando iniziative considerate strategiche in diversi Stati membri e mobilitando investimenti nell’ordine di decine di miliardi di euro. L’obiettivo è rafforzare estrazione, raffinazione e recupero dei materiali critici. Non si tratta di una nuova corsa generalizzata alle miniere, ma di accelerare autorizzazioni, sperimentazioni e filiere industriali per aumentare l’autonomia europea.
Italia e materie prime critiche: una mappa ancora in studio
In questo contesto l’Italia non è un grande produttore di terre rare, ma è tornata al centro dell’attenzione per una combinazione di fattori: siti minerari storici, evidenze geologiche e sviluppo del riciclo industriale.
L’interesse riguarda più la mappatura del potenziale che l’avvio immediato di nuove attività estrattive. Il Paese si muove quindi tra ricerca, valutazioni tecniche e possibili riattivazioni selettive di aree già conosciute.
Sardegna: il principale distretto minerario sotto osservazione
La Sardegna rappresenta il caso più concreto. Nel Sud dell’isola, la miniera di Silius (area di Genna Tres Montis) è uno dei pochi siti italiani ancora attivi nell’estrazione di fluorite, materiale strategico per industria siderurgica e chimica.
Accanto a questo impianto, restano sotto osservazione i distretti minerari storici del Sulcis e dell’Iglesiente, dove per decenni sono stati estratti piombo e zinco. Oggi non si parla di una riapertura industriale immediata, ma di valutazioni su recupero di materiali, valorizzazione dei siti e possibili nuove analisi geologiche.
Lazio, Toscana e area geotermica: il ruolo del litio
Nel Lazio, insieme a Toscana e Campania, l’attenzione si concentra soprattutto sui sistemi geotermici, dove sono state rilevate tracce di litio nei fluidi profondi.
Si tratta di attività ancora sperimentali, che mirano a verificare la possibilità di estrazione indiretta senza impianti industriali già operativi. In Toscana, oltre alla geotermia di Larderello, si sviluppano anche progetti legati al riciclo avanzato di batterie e materiali elettronici, considerati strategici nella logica europea dell’economia circolare.
Piemonte, Liguria e Sud Italia: ex miniere e studi di recupero
Piemonte e Liguria rientrano tra le aree analizzate per la presenza di minerali strategici e siti storici. In Piemonte, aree come Punta Corna sono state associate a depositi di cobalto, oggi non attivi ma oggetto di studi.
In Liguria, nel Parco del Beigua, sono presenti minerali come titanio e altri metalli, ma in un contesto fortemente vincolato da tutela ambientale. Anche in Calabria e lungo l’arco alpino restano tracce di attività minerarie del passato, valutate soprattutto in chiave di recupero e riuso.
Riciclo e filiera industriale: il secondo pilastro europeo
La strategia europea non si basa solo sull’estrazione. Un pilastro centrale è il riciclo dei materiali contenuti nei rifiuti elettronici e nelle batterie esauste. Smartphone, componenti industriali e accumulatori contengono elementi critici recuperabili. L’Italia sta cercando di posizionarsi proprio su questo segmento grazie a impianti e centri di ricerca già attivi, considerati cruciali per ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Sul piano operativo il quadro è ancora in evoluzione. I progetti europei selezionati nel 2025 sono per lo più in fase di autorizzazione o finanziamento. Il Critical Raw Materials Act prevede iter più rapidi rispetto al passato, con tempi medi fino a circa 27 mesi per l’estrazione e procedure più brevi per trasformazione e riciclo. In Italia, tuttavia, la maggior parte delle iniziative resta ancora in fase di studio geologico o di permessi preliminari.
Il risultato è un sistema in costruzione, non una nuova stagione mineraria già avviata. L’Europa punta a ridurre la dipendenza esterna e a rafforzare la propria autonomia industriale, mentre l’Italia si colloca in una fase intermedia tra ricerca, sperimentazione e valorizzazione del riciclo. La sfida centrale resta trovare un equilibrio tra sviluppo industriale, sicurezza delle forniture e sostenibilità ambientale.