Gli eurodeputati, gli Stati membri e i mediatori della Commissione sono nel pieno di negoziati per rafforzare l’industria della difesa riducendo la burocrazia. Ma, nonostante la volontà politica di riarmare il continente, permangono profonde divergenze sui dettagli operativi
L'Ue spera di riuscire a trovare un accordo su un pacchetto di misure pensate per tagliare la burocrazia, aumentare la trasparenza e rilanciare la produzione interna, in risposta a minacce alla sicurezza sempre più gravi. Ma restano nodi importanti sulla questione dell'autonomia, con il rischio di indebolire la sicurezza del continente.
Martedì a Bruxelles i membri della Commissione europea, del Parlamento europeo e della presidenza cipriota del Consiglio dell'Ue, in rappresentanza degli Stati membri, si sono riuniti per dare il via libera al cosiddetto "Defence Readiness Omnibus", un pacchetto di misure proposto un anno fa per snellire le procedure dell'industria della difesa.
Ma sulle proposte sono emerse divisioni, in particolare sui criteri di ammissibilità. I negoziati mettono in luce una tensione di vecchia data tra una maggiore integrazione europea nel settore della difesa e la volontà dei governi di mantenere il controllo sovrano sugli acquisti e sulla politica industriale.
La capacità dell'Europa di dissuadere le aggressioni e reagire alle crisi è finita sotto i riflettori dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, in un contesto in cui il presidente statunitense Donald Trump ha preso sempre più le distanze dalle relazioni transatlantiche.
Trump ha più volte minacciato di ritirarsi dalla Nato e ha intensificato la retorica sull'annessione della Groenlandia. L'alta rappresentante dell'Ue Kaja Kallas ha messo in guardia sulle motivazioni di Mosca e ha sottolineato l'importanza che l'Europa diventi più autonoma.
"La Russia sta potenziando le sue forze armate in vista di un confronto a lungo termine con l'Occidente", ha avvertito di recente Kallas a Tallinn, in Estonia.
"Se e quando Vladimir Putin oserà mettere alla prova la Nato dipende interamente da noi. La deterrenza funziona se è credibile, mostrare debolezza non fa che invitare all'aggressione".
Mentre dalle istituzioni arrivano appelli a riarmarsi, l'industria europea della difesa chiede più coerenza e meno burocrazia. La stessa Commissione ha riconosciuto ritardi fino a un anno per il via libera ad alcune autorizzazioni nel settore della difesa.
"Non stiamo acquistando ciò che abbiamo promesso e la Russia percepisce una debolezza', ha dichiarato a Euronews una fonte diplomatica che ha chiesto l'anonimato, aggiungendo che le scorte sono esaurite e che l'industria sostiene di non aver ancora ricevuto ordini dai governi.
Per rispondere a questa situazione la Commissione ha proposto il pacchetto omnibus, articolato in tre dossier chiave, nato dai contributi di oltre 34 imprese europee della difesa su come aumentare la produzione e soddisfare il fabbisogno. Il pacchetto punta a snellire le norme sugli appalti congiunti, semplificare l'accesso al Fondo europeo per la difesa (Edf) e creare regole più prevedibili per l'industria.
Un funzionario cipriota ha spiegato che si sta "lavorando duramente" per approvare l'intero pacchetto omnibus entro la fine del semestre di presidenza, che termina a fine giugno. Un altro negoziatore vicino al dossier parla però di "molte questioni ancora aperte".
Henrik Dahl, eurodeputato danese e uno dei principali negoziatori del dossier dell'omnibus sulle autorizzazioni, ha dichiarato martedì mattina, prima di una nuova tornata di triloghi, che nonostante la lentezza i compromessi potrebbero essere a portata di mano.
"Vorremmo concludere il trilogo oggi", ha detto Dahl.
Dahl ha aggiunto di aspettarsi un punto di equilibrio su questioni come un registro della trasparenza e l'istituzione di un unico punto di contatto per le comunicazioni, ma ha avvertito che l'Europa non può permettersi di aspettare e che alcuni dossier "si muovono davvero molto lentamente".
"Dobbiamo essere pronti entro il 2030. Ogni giorno conta", ha affermato Dahl, aggiungendo: "Spero che riusciremo a chiudere questo capitolo".
Una fonte vicina ai negoziati ha confermato che, dopo molte discussioni, si è arrivati a una svolta sulla prontezza alla difesa e sulla concessione dei permessi, ma che uno dei problemi maggiori, i criteri di ammissibilità, resta irrisolto.
Criteri di ammissibilità problematici
La proposta della Commissione mira a incentivare gli appalti nel settore della difesa per i progetti che coinvolgono la partecipazione di almeno tre Stati membri, tra le altre condizioni.
Le preferenze però cambiano da Paese a Paese: la Francia spinge tradizionalmente per regole più rigide a favore dell'Europa, mentre Paesi come la Polonia chiedono maggiore apertura.
I governi europei difendono con grande gelosia tutto ciò che può incidere sulla loro sovranità nazionale in un ambito sensibile come la politica di difesa.
Una fonte diplomatica ha avvertito che l'inasprimento dei criteri "potrebbe incidere sulla sovranità degli Stati membri in materia di difesa". Un'altra fonte ha ribadito il concetto spiegando che "i governi europei possono avere interessi diversi nel definire quando un prodotto è sensibile o meno".
"La Commissione non può semplicemente cancellare questa prerogativa nazionale sostenendo che la materia è troppo complicata", ha aggiunto.
Nell'ultimo rapporto, che raccoglie le principali tendenze della difesa nel continente, l'Agenzia europea per la difesa (Eda) ha indicato lo scorso anno che la spesa militare ha raggiunto l'inedita cifra di 343 miliardi di euro. Si tratta di un aumento del 19% rispetto al 2023, che porta la spesa all'1,9% del prodotto interno lordo. L'Eda attribuisce in gran parte questo incremento ai "mutamenti geopolitici" e agli appelli di Trump ad aumentare gli obiettivi di spesa per la difesa della Nato.
Tuttavia, fattori come "legittimi interessi industriali, complessità burocratica, processi decisionali lunghi e cicli di pianificazione non allineati spesso ostacolano i programmi di difesa congiunti", si legge nel rapporto. Serve quindi "più collaborazione" e meno "frammentazione".
Il trilogo, però, non è l'ultima tappa. Una volta raggiunto l'accordo in sede negoziale, il pacchetto dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e poi ottenere il via libera dei 27 Stati membri dell'Ue in un vertice del Consiglio dell'Unione europea.
Restano tuttavia dubbi sul fatto che il tempo giochi a favore dell'Unione.
Diversi servizi di sicurezza nazionali hanno avvertito che la Russia potrebbe essere in grado di attaccare l'Unione europea entro la fine del decennio e che i 27 Stati membri non sono ancora adeguatamente preparati.
Il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha inoltre sottolineato in passato che l'Ue non sta "affrontando la sfida più grande".
"Dobbiamo essere pronti a combattere non solo le guerre di oggi ma anche quelle di domani", aveva dichiarato circa un mese prima di presentare il pacchetto omnibus, lo scorso anno.
"E la nostra capacità di combattere le guerre future dipenderà in larga misura dalla nostra capacità di innovare radicalmente nel settore della difesa".