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Deroghe al Patto di stabilità, Commissione Ue: "Valutiamo la richiesta dell'Italia"

European Union flags flap in the wind outside EU headquarters in Brussels, Tuesday, May 12, 2026. (AP Photo/Virginia Mayo)
European Union flags flap in the wind outside EU headquarters in Brussels, Tuesday, May 12, 2026. (AP Photo/Virginia Mayo) Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Arnold Koka
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Il governo Meloni spinge per estendere le deroghe previste per la spese militari anche alla crisi energetica. La Commissione Ue valuta ma intanto invita a usare i fondi già disponibili

Bruxelles continua a prendere tempo sulla richiesta dell'Italia di ottenere deroghe al Patto di stabilità.

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Alla lettera con cui la premier Giorgia Meloni ha chiesto di estendere le deroghe, già previste per le spese militari, anche alla crisi energetica, la Commissione europea martedì ha invitato ad attendere e a utilizzare i fondi già esistenti.

"In Commissione Ue continuiamo a seguire attentamente la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà. Ed è in questo spirito che stiamo anche esaminando la richiesta dell'Italia", ha detto il vicepresidente al termine del G7 Finanze a Parigi.

"In questa fase, l'attenzione è rivolta allo sfruttamento pieno dei finanziamenti Ue già disponibili, che sono davvero ingenti", hanno aggiunto da Bruxelles i portavoce della Commissione, Paula Pinho e Balazs Ujvari.

La Commissione ha evidenziato che circa 300 miliardi di euro sono già stati stanziati per investimenti nel settore energetico tramite il programma Next Generation Eu, i fondi di coesione e il Fondo per la modernizzazione.

Nessuna apertura né chiusura esplicita.

La posizione di Bruxelles per l'Italia però non basta. Nella lettera inviata domenica alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, la premier esortava a riconoscere la crisi energetica come una priorità strategica pari a quella della difesa.

"In Italia e in molte nazioni europee cresce la preoccupazione di dover affrontare un nuovo shock economico e sociale", aveva scritto Meloni, visti gli "effetti pesantissimi e spesso asimmetrici" della crisi in Medio Oriente.

Senza deroghe al Patto di stabilità, il governo italiano dovrebbe rimettere in discussione l'adesione al programma di difesa europeo "Safe" da 150 miliardi, aveva aggiunto la premier.

Come funziona la National Escape Clause

La richiesta dell'Italia si concentra sull'applicazione della National Escape Clause, la clausola di salvaguardia che permette agli Stati membri di derogare temporaneamente al Patto di stabilità per misure straordinarie, a condizione che non venga compromessa la sostenibilità di bilancio.

La clausola è già stata attivata per il piano ReArm Eu, consentendo a diversi Paesi Ue di spendere fino all'1,5 per cento del Pil ogni anno per quattro armi nel settore della difesa.

Per Meloni la clausola dovrebbe essere riapplicata con le stesse condizioni anche per fronteggiare il problema dei prezzi dell'energia.

"Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l'attivazione della National Escape Clause", si legge nella lettera, "allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea".

Per ottenere l'applicazione della clausola però, uno Stato deve ottenere l'approvazione della Commissione e la maggioranza nel Consiglio Ue.

Questo dovrebbe avvenire solo "nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine".

Giorgetti: "La trattativa continua in queste ore"

La trattativa tra Roma e Bruxelles prosegue, ha chiarito da Parigi il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

"Stiamo lavorando, è una cosa complessa, credo che non ci siano pregiudizi, c'è la consapevolezza della situazione eccezionale, dopo di che ci sono varie forme, varie modalità, varie possibilità, le stiamo esplorando tutte".

Sulle divisioni all'interno del blocco su possibili deroghe, il ministro ha precisato: "La nostra è una situazione particolare: la Francia non ha problemi perché veleggia oltre il 5 per cento di deficit, la Germania non ha problemi perché veleggia sopra il 3 per cento di deficit ma ha un debito molto basso".

"L'Italia ha un piccolo problema", ha aggiunto, "che è un debito ereditato molto elevato e con il rischio concreto di rialzare i tassi di interesse dobbiamo essere molto prudenti e responsabili nel muoverci e nel decidere".

La contrattazione con Bruxelles continuerà in diverse sedi, ma il momento decisivo potrebbe essere il Consiglio europeo di giugno.

Tra le posizioni decisive ci sarà quella di Berlino, poco aperta all'idea alle deroghe. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato la necessità di evitare "indebitamenti eccessivi in Europa", aggiungendo che "questo indebitamento già oggi minaccia la sovranità in alcuni casi e frena la competitività".

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