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Canada e clima: che bilancio mentre cerca legami più stretti con l'Europa

Pompe a cavalletto estraggono petrolio e gas dai pozzi, mentre il fumo degli incendi boschivi avvolge l’aria vicino a Calgary, in Alberta, il 12 maggio 2024.
Le pompe cavallanti estraggono petrolio e gas dai pozzi mentre il fumo degli incendi avvolge l'aria vicino a Calgary, in Alberta, il 12 maggio 2024. -  Diritti d'autore  AP Photo / Jeff McIntosh
Diritti d'autore AP Photo / Jeff McIntosh
Di Marta Pacheco & Ruth Wright
Pubblicato il
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I critici denunciano il contrasto tra la fama globale del premier Mark Carney come paladino del clima e il suo impegno interno ad aumentare la produzione di petrolio e gas.

Lo scorso mese la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha fatto al Canada un'offerta inattesa: diventare il primo "membro associato" dell'UE.

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Dopo le resistenze degli Stati membri, soprattutto della Germania, l'Unione europea punta ora a una "associazione sempre più stretta" con il Canada, secondo l'ultima bozza di dichiarazione congiunta che sarà adottata al termine del vertice UE-Canada, al via oggi a Montreal.

Tra gli Stati membri c'è un ampio consenso sulla necessità di rafforzare la cooperazione con il Canada in settori come difesa, materie prime critiche, energia, commercio e sicurezza delle frontiere.

Proprio questa settimana il responsabile clima dell'UE ha detto ai Paesi membri che devono prepararsi a fenomeni meteorologici sempre più estremi, segnale che la Commissione prende sul serio la preparazione agli impatti climatici. Ma il Canada a che punto è?

In questo articolo analizziamo le politiche canadesi su petrolio e gas, transizione energetica, prezzo del carbonio e greenwashing.

Che cos'è l'oleodotto Pacific Link?

Da quando è entrato in carica nel 2025, il primo ministro canadese Mark Carney ha cancellato politiche chiave pensate per ridurre le emissioni, come l'abbandono del previsto tetto alle emissioni di petrolio e gas e l'indebolimento del sistema di prezzo del carbonio per l'industria, secondo ONG globali come Climate Action Tracker ed Environmental Defence.

Parallelamente il governo Carney ha reso più semplice ottenere l'approvazione per i progetti legati a petrolio e gas. Tra questi c'è un oleodotto proposto, il Pacific Link (fonte in inglese), che dovrebbe trasportare un milione di barili al giorno di bitume delle sabbie bituminose dall'Alberta all'oceano Pacifico, al largo della Columbia Britannica. Il progetto minaccia l'habitat delle orche a rischio di estinzione (fonte in inglese) e potrebbe aumentare le emissioni di gas serra fino a 18,7 milioni di tonnellate.

Queste decisioni rappresentano una brusca svolta rispetto alle credenziali climatiche che Carney si era costruito come governatore della Bank of England e inviato speciale delle Nazioni Unite per l'azione e la finanza climatica.

Si moltiplicano così le domande sul fatto che la sua ambizione di trasformare il Canada in una superpotenza energetica globale possa andare a scapito degli impegni climatici del Paese e se nuove forniture di combustibili fossili rischino di rallentare la transizione verso energie più pulite in Europa e in Asia.

Dal campione del clima all'espansione dei fossili

Carney è considerato un abile uomo di Stato e da tempo un protagonista delle politiche climatiche. Anche per via dei suoi continui avvertimenti sui rischi finanziari del cambiamento climatico.

Nel 2015, da governatore della Bank of England, aveva avvertito che le conseguenze del riscaldamento globale potrebbero manifestarsi prima delle tempistiche utilizzate dai mercati finanziari e dai legislatori.

"Gli impatti catastrofici del cambiamento climatico si faranno sentire oltre gli orizzonti tradizionali della maggior parte degli attori, imponendo un costo alle generazioni future che la generazione attuale non ha alcun incentivo diretto a rimediare", disse Carney durante un discorso ai Lloyd's of London.

In seguito Carney ha contribuito a mobilitare le istituzioni finanziarie attorno agli impegni per la neutralità climatica.

Da primo ministro del Canada, sostengono i critici ambientalisti, Carney ora dà priorità alla produzione di energia, agli investimenti e alla competitività rispetto alle politiche climatiche pensate per ridurre il consumo di combustibili fossili.

I cambiamenti vanno oltre la cancellazione del prezzo del carbonio per i consumatori, che obbligava le famiglie a pagare direttamente per le proprie emissioni.

Il governo Carney ha inoltre eliminato l'obbligo per i veicoli elettrici, rinunciato al tetto proposto alle emissioni di petrolio e gas, indebolito il prezzo nazionale del carbonio per l'industria e allentato le norme contro il greenwashing. I finanziamenti per il trasporto pubblico sono stati drasticamente ridotti.

Nel complesso, sostengono gli attivisti per il clima, queste misure rischiano di indebolire entrambe le gambe della strategia di decarbonizzazione canadese: gli incentivi ad abbandonare i combustibili fossili e gli investimenti nelle alternative.

Il governo Carney continua a investire in alcuni progetti di energia pulita, ma l'enfasi sull'espansione di petrolio e gas sta creando una forte tensione tra gli impegni climatici e la strategia economica.

Nuovi progetti di petrolio e gas in corsia preferenziale

L'espressione più evidente di questo cambio di rotta è la spinta del governo ad accelerare le autorizzazioni per i grandi progetti infrastrutturali.

Il Building Canada Act del 2025 ha creato un meccanismo per dichiarare alcuni progetti di interesse nazionale ed esentarli da determinati obblighi di legge.

La legge è stata presentata come uno strumento per accelerare i progetti ritenuti strategici, dalle miniere di minerali critici alle energie rinnovabili, dal nucleare ai porti e all'idroelettrico.

Ma i progetti di petrolio e gas hanno un ruolo di primo piano nei piani del governo.

A settembre 2026 il governo Carney ha introdotto una normativa che consentirebbe di pre-approvare i progetti in aree designate come di interesse nazionale, ridurre a un anno la durata delle valutazioni sui grandi progetti e attribuire a un ministro federale poteri più ampi per rimuovere le condizioni ambientali imposte a progetti già approvati.

Secondo i gruppi ambientalisti, la legge indebolisce le tutele per la fauna selvatica e riduce il controllo da parte dell'opinione pubblica.

Più GNL e la corsa globale al gas

La strategia energetica di Carney prevede anche l'espansione della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) del Canada.

Il governo ha sostenuto progetti che potrebbero raddoppiare la capacità di esportazione dalle infrastrutture sulla costa occidentale. Ha inoltre manifestato apertura verso lo sviluppo di esportazioni di gas dal New Brunswick, se la provincia dovesse revocare il divieto di fracking e creare un'industria di produzione interna.

Ottawa sostiene di poter offrire forniture affidabili ai partner internazionali che vogliono diversificare le proprie fonti energetiche. In vista del vertice UE-Canada di questa settimana a Montreal, i due blocchi dovrebbero presentare uno studio di fattibilità sulle esportazioni di GNL verso l'Europa nel lungo periodo, secondo un documento visionato da Euronews.

Per l'Europa, che cerca di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi, nuove forniture da produttori politicamente stabili potrebbero migliorare la sicurezza energetica. Anche i mercati asiatici sono potenziali destinazioni per il GNL canadese.

Ma una maggiore disponibilità di gas non si traduce necessariamente in una transizione energetica più rapida. I nuovi terminali di GNL e le condotte richiedono ingenti investimenti e possono restare in funzione per decenni. Se favoriscono un consumo di gas di lungo periodo o sottraggono capitali all'elettrificazione e alle rinnovabili, rischiano di rallentare l'uscita dai combustibili fossili.

Esther Bollendorff, responsabile del programma fossil-free presso l'ONG Climate Action Network (CAN) Europe, afferma che il Canada non dovrebbe diventare il prossimo fornitore di gas dell'UE, ma un partner nella costruzione di un futuro energetico accessibile e resiliente.

L'ambientalista sostiene che lo studio di fattibilità sulle esportazioni di GNL verso l'UE sia una "pericolosa distrazione" dall'elettrificazione basata sulle rinnovabili e dall'efficienza energetica.

"Rischia di consolidare infrastrutture per i combustibili fossili, creare asset incagliati e aumentare le bollette per i consumatori su entrambe le sponde dell'Atlantico, minando al tempo stesso gli obiettivi climatici europei", afferma Bollendorff.

Gli attivisti verdi temono che l'espansione dell'offerta di combustibili fossili possa influenzare le scelte disponibili per i Paesi importatori, rendendo più allettante continuare a consumare gas invece di investire in alternative come l'eolico e il solare.

Una superpotenza energetica, ma a vantaggio di chi?

Carney ha presentato l'espansione dei combustibili fossili come un modo per rafforzare l'indipendenza economica del Canada e attirare investimenti internazionali. Eppure la proprietà del settore complica l'idea che l'espansione di petrolio e gas si traduca automaticamente in un maggiore controllo economico da parte del Paese.

Un rapporto dell'organizzazione Canadians for Tax Fairness ha rilevato che i quattro maggiori produttori canadesi di sabbie bituminose sono per il 60 per cento di proprietà statunitense. LNG Canada è una joint venture che coinvolge Shell, Petronas, PetroChina, Mitsubishi e Kogas.

Ciò significa che una quota considerevole del capitale e degli interessi aziendali alla base dell'espansione energetica canadese proviene dall'estero.

Secondo Carney, il Canada può usare le sue risorse energetiche per rafforzare la propria posizione economica e ridurre la vulnerabilità alle pressioni esterne. Ma se il settore dipende in larga misura da capitali stranieri e dal sostegno pubblico, la distribuzione dei benefici e dei rischi diventa una questione centrale.

Obiettivi climatici sempre più lontani

L'arretramento delle politiche climatiche arriva mentre il Canada sembra sempre meno in grado di rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni.

Secondo Climate Action Tracker, le politiche canadesi in programma potrebbero ridurre le emissioni solo del 14 per cento, molto al di sotto dell'obiettivo del Paese di tagliarle del 40-45 per cento nello stesso periodo.

Un'analisi pubblicata a settembre 2026 dal Canadian Climate Institute ha concluso che il Canada non raggiungerà il suo obiettivo di emissioni per il 2030, suggerendo che il divario potrebbe persistere anche verso il 2050.

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