Come funzionano i MALD di Raytheon, i decoy aviolanciati progettati per confondere i radar e saturare le difese aeree avversarie. Produzione verso il rilancio e possibile linea in Europa
I radar nemici da ingannare, i missili terra-aria da eludere, i caccia da proteggere. L'Italia vuole accelerare il rafforzamento della difesa aerea e aumentare la produzione di armamenti, mentre la NATO cerca sistemi capaci di contrastare le difese avversarie.
In questo scenario, Raytheon, azienda statunitense specializzata in tecnologie militari e sistemi missilistici del gruppo RTX, prepara il rilancio dei MALD (Miniature Air-Launched Decoy): esche aviolanciate progettate per confondere i radar nemici e ridurre i rischi per gli aerei alleati. L'azienda punta a soddisfare la domanda degli Stati Uniti e degli alleati NATO, con le prime consegne potenzialmente possibili entro due anni dall'assegnazione di un contratto.
Dalla difesa aerea alla capacità di penetrare lo spazio aereo nemico
Il MALD non è un sistema d'intercettazione: non abbatte missili né droni. La sua funzione è complementare, perché punta a confondere i sistemi radar e a complicare il lavoro delle batterie antiaeree avversarie.
Il dispositivo riproduce la segnatura radar di un velivolo militare statunitense o alleato, inducendo il nemico a rilevare e seguire un bersaglio fittizio. Può così attirare il fuoco delle difese aeree e contribuire a ridurre i rischi per caccia, velivoli senza pilota e munizioni diretti verso obiettivi protetti.
Una variante, il MALD-J, integra anche capacità di disturbo elettronico per interferire con i radar nemici. L'impiego di queste tecnologie rientra nelle operazioni volte a neutralizzare o degradare le difese aeree integrate, rendendo più difficile per l'avversario individuare e ingaggiare i bersagli reali.
Secondo i dati pubblicati da Raytheon, il MALD ha un'autonomia di circa 500 miglia nautiche, pari a 926 chilometri, e un peso inferiore a 136 chilogrammi. È progettato per operare vicino alle minacce, aprendo opportunità per gli altri assetti militari senza esporli necessariamente allo stesso livello di rischio.
La priorità industriale: produrre di più e più rapidamente
Il rilancio del programma si inserisce nella questione più ampia della disponibilità di armamenti in quantità adeguate. Un sistema tecnologicamente avanzato, infatti, non basta se le scorte sono insufficienti per sostenere operazioni prolungate. Le esche sacrificabili possono contribuire a mettere sotto pressione le difese avversarie, costringendole a impiegare sensori e munizioni contro bersagli che non corrispondono a velivoli reali.
Raytheon sostiene di poter riavviare rapidamente la produzione perché le principali attrezzature di assemblaggio e collaudo sono ancora disponibili e il programma continua a essere supportato per il mantenimento dei sistemi già in servizio. Il gruppo può inoltre contare su ingegneri e tecnici che lavorano al MALD da oltre vent'anni.
La prima fase produttiva è prevista a Tucson, in Arizona. L'azienda sta valutando anche una seconda linea in Europa, subordinata alle autorizzazioni necessarie, per sostenere la domanda nel lungo periodo e coinvolgere fornitori del continente.
Tra le soluzioni indicate per accelerare la produzione figura l'impiego di tecniche di produzione additiva, che consentono di realizzare componenti attraverso processi industriali simili alla stampa 3D. Raytheon punta inoltre a utilizzare inizialmente propulsori già collaudati per ridurre i tempi di riattivazione.
La prospettiva di una linea europea non equivale, tuttavia, alla conferma di un investimento in Italia né a un ordine già assegnato. Resta da vedere quali Paesi e aziende entreranno nella filiera e quali contratti saranno effettivamente conclusi.
Le tecnologie italiane
L'Italia dispone già di competenze nella guerra elettronica, con Leonardo attiva nello sviluppo di tecnologie per ingannare i radar e ridurre l'esposizione degli aerei alle minacce. Tra queste c'è BriteCloud, una contromisura elettronica lanciata dal velivolo per confondere i sistemi di guida radar dei missili in arrivo, mentre BriteStorm è progettato per disturbare i radar avversari da piattaforme come i droni.
Si tratta di sistemi con funzioni diverse rispetto al MALD statunitense, concepito per simulare la presenza di velivoli e attirare l'attenzione delle difese aeree nemiche. Tecnologie complementari che mostrano come la capacità di proteggere i cieli non dipenda soltanto dall'intercettazione di missili e droni, ma anche dalla possibilità di ingannare e disorientare i sistemi avversari.
Difesa aerea e industria della difesa
Il rafforzamento della difesa aerea è già una priorità dichiarata per Roma. Nel marzo 2026, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto all'industria nazionale di accelerare la produzione militare, indicando tra le esigenze più urgenti proprio il potenziamento delle capacità di difesa aerea.
Parallelamente, l'Italia partecipa alle attività NATO di sorveglianza e protezione dello spazio aereo alleato, con l'impiego di velivoli da combattimento e personale in diversi Paesi. La protezione dei cieli europei richiede infatti un insieme coordinato di caccia, sistemi antiaerei terrestri e navali, capacità di contrasto ai droni e strumenti di guerra elettronica.
È in questo quadro che un sistema come il MALD potrebbe assumere interesse per le operazioni alleate: non sostituendo i sistemi che intercettano le minacce, ma contribuendo a ridurre l'efficacia delle difese avversarie e a proteggere gli asset più costosi e strategici.
Non risulta, sulla base dell'annuncio di Raytheon, che l'Italia abbia già ordinato il MALD. Un'eventuale acquisizione e l'integrazione sui velivoli nazionali richiederebbero decisioni e verifiche specifiche.
Raytheon definisce questa filosofia affordable mass: disporre di sistemi relativamente economici, sacrificabili e producibili in quantità, in modo da affiancare le piattaforme più sofisticate senza consumare esclusivamente risorse ad alto costo.
Il principio risponde a un problema strategico per gli Stati Uniti e gli alleati europei: mantenere la capacità di operare anche quando l'avversario dispone di difese aeree dense e di scorte di missili intercettori.