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Trump lancia il Consiglio di Pace: cerimonia a Davos, molti no per la presenza di autocrati, l'Italia rinvia la firma

Il presidente Donald Trump mostra una copia dello statuto del Consiglio di Pace durante la cerimonia di firma al Forum economico mondiale a Davos (22 gennaio 2026)
Il presidente Donald Trump mostra una copia dello statuto del Consiglio di Pace durante la cerimonia di firma al Forum economico mondiale a Davos (22 gennaio 2026) Diritti d'autore  AP Photo/Evan Vucci
Diritti d'autore AP Photo/Evan Vucci
Di Alexei Doval
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Trump celebra al World Economic Forum la firma dello statuto del Consiglio per la Pace con 20 Paesi, tra cui Bulgaria e Ungheria. Il Regno Unito dice no per l'invito a Putin, oltre alla presenza di Lukashenko. Il presidente russo promette di versare 1 miliardo di dollari presi dagli asset congelati

Donald Trump ha firmato giovedì a Davos lo statuto del Board of Peace e ha invitato sul palco i 20 rappresentanti dei Paesi che hanno aderito finora, assenti l'Italia che ha rinviato una decisione e il Regno Unito che ha appena comunicato il suo no al Consiglio di Pace.

"Ha l'opportunità di essere uno degli organismi più importanti mai creati", ha detto il presidente Usa durante la cerimonia al World Economic Forum in Svizzera, "tutti ne vogliono fare parte, ci sono i Paesi che sono qui, sono tutti miei amici, un paio mi piacciono, un paio no"

Trump ha garantito che il neonato organismo collaborerà con altre organizzazioni internazionali - "molte, tre cui le Nazioni Unite" - cercando di placare le critiche a una potenziale Onu parallela e a pagamento, visto il costo di un seggio permanente previsto nello statuto.

Quali Paesi hanno aderito al Consiglio di Pace di Trump

Sul palco di Davos si sono alternati per la firma rappresentati di Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kosovo, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Mongolia.

Hanno aderito anche Israele e l'Egitto, mentre il Regno Unito ha rotto gli indugi e non ha preso parte alla cerimonia a causa delle "preoccupazioni circa la possibilità che il presidente Putin faccia parte di qualcosa che parla di pace", ha dichiarato giovedì la ministra degli Esteri, Yvette Cooper.

La Casa Bianca ha indicato tra i firmatari dello statuto anche il Belgio, nonostante quanto dichiarato due giorni fa dal ministro degli Esteri, Prévot, che infatti ha smentito su X.

Prima avevano rinunciato Francia, Norvegia e Svezia, l'India non si è espressa. L'Italia da parte sua ha preso tempo, con Giorgia Meloni che ha parlato mercoledì di un "problema di compatibilità costituzionale" per cui "serve più tempo" per lavorare.

"Noi stiamo facendo tutto il possibile, guardiamo con grande attenzione a tutte le iniziative di pace comprese quelle degli Stati Uniti", ha ribadito giovedì il ministro degli Esteri Antonio Tajani, "al momento ci sembra difficile poter firmare per come sono le cose".

Una "normalizzazione" di autocrati e dittatori?

Secondo l'amministrazione statunitense, circa 35 Paesi hanno dichiarato di volere entrare nel Consiglio sui 60 che hanno ricevuto l'invito, ma alcuni devono ancora ottenere l'approvazione dei rispettivi parlamenti.

La composizione del nuovo organismo continua a sollevare grandi interrogativi, come indicato nel suo rifiuto dal governo di Londra. Tra questi la presenza della Russia in un'organizzazione che porta la parola "pace" nel nome, visto il protrarsi dell'aggressione all'Ucraina.

Vladimir Putin ha confermato che Mosca ha ricevuto l'invito di Trump e ha detto di avere incaricato il ministero degli Esteri di studiare i documenti ricevuti. "Solo dopo saremo in grado di dare una risposta all'invito che ci è stato consegnato", ha detto il presidente russo.

Ma senza attendere il leader russo si è detto pronto a inviare un miliardo di dollari dai beni congelati della Russia al Consiglio di pace.

"Date le relazioni speciali della Russia con il popolo palestinese, potremmo, credo, inviare al Consiglio di pace un miliardo di dollari dai beni russi congelati sotto la precedente amministrazione statunitense", ha detto Putin che giovedì ha riceve a Mosca il presidente palestinese Mahmoud Abbas e si prepara anche alla visita dell'inviato Usa, Steve Witkoff.

Vladimir Putin è pronto a contribuire con un miliardo di dollari al "Consiglio di pace".
Vladimir Putin è pronto a contribuire con un miliardo di dollari al "Consiglio per la pace". Vyacheslav Prokofyev/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP

Secondo i dettagli della bozza circolata sui media occidentali, ogni Stato membro è nominato per un periodo non superiore a tre anni, ma questa regola non si applica ai Paesi che contribuiscono al Consiglio con un miliardo di dollari o più nel primo anno.

Lo scopo del Consiglio sarebbe quello di promuovere la stabilità, garantire la pace e ripristinare una governance "credibile e legittima" nelle regioni in cui si sono verificati o rischiano di verificarsi conflitti.

Alle critiche per il coinvolgimento di leader che hanno in realtà avviato e alimentato guerre, tra cui anche il presidente bielorusso Lukashenko e il premier israeliano Netanyahu, ma Trump ha dichiarato di volere vedere "tutti" quanti hanno potere.

"Ho alcune persone controverse. Ma sono persone che fanno il loro lavoro. Sono persone che hanno un'enorme influenza", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti.

Alexander Lukashenko non pagherà per partecipare al Consiglio
Alexander Lukashenko non pagherà per partecipare al Consiglio Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved.

Uno dei primi a rispondere all'invito di Trump è stato proprio Alexander Lukashenko, che vede nel progetto l'opportunità non tanto di aiutare Gaza, quanto l'Ucraina. "Prima di tutto, forse aiuteremo qualcosa sull'Ucraina, discuteremo in qualche modo e promuoveremo la pace, potremo avvicinarla, influenzare la leadership ucraina", ha dichiarato il leader bielorusso.

Lukashenko ha escluso però di pagare l'entrata nell'organizzazione. "Non c'è bisogno di soldi", ha detto "è necessario un miliardo se si vuole lavorare in tre anni. Ma c'è un'altra condizione. Se si collabora, si lavora bene per la pace, si può continuare a lavorare senza un miliardo. Sono orientato sulla seconda".

Risorse addizionali per questo articolo • AP

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