Il Consiglio di pace di Trump è stato originariamente concepito per supervisionare la ricostruzione di Gaza, ma secondo il suo statuto l'ambito non sembra limitare il suo ruolo al territorio palestinese
Il governo norvegese ha annunciato mercoledì che non parteciperà al nuovo Board per la pace proposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, una decisione che evidenzia crescenti tensioni nelle relazioni transatlantiche.
In un comunicato, il Segretario di Stato norvegese Kristoffer Thoner ha affermato che “la proposta americana solleva una serie di questioni che richiedono un ulteriore dialogo con gli Stati Uniti”, spiegando che Oslo non aderirà agli accordi proposti né parteciperà alla cerimonia di firma prevista a Davos. La Norvegia ha però sottolineato che manterrà la sua stretta cooperazione con Washington.
L’iniziativa del Board per la pace, presentata come un organismo per supervisionare la ricostruzione di Gaza e altre aree di conflitto, è stata estesa oltre i confini mediorientali e interpretata da alcuni critici come un tentativo di creare un’alternativa alle tradizionali strutture multilaterali, incluse quelle delle Nazioni Unite.
La decisione di Oslo arriva in un clima già teso dopo le dichiarazioni di Trump in cui ha associato la sua mancata assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla Norvegia, pur ignorando il fatto che il premio è deciso da un comitato indipendente e non dal governo norvegese.
La questione del Board ha già provocato divisioni tra gli alleati europei: oltre alla Norvegia, anche Francia e Svezia hanno rifiutato di aderire all’iniziativa, citando preoccupazioni sul fatto che possa indebolire il ruolo dell’Onu e delle istituzioni multilaterali.
Nel frattempo, mentre la comunità internazionale discute il ruolo del nuovo organismo, alcuni Paesi come Israele e l’Egitto hanno accettato l’invito a partecipare, alimentando ulteriori dibattiti sul mandato e sull’efficacia di questo Board in un contesto di conflitti persistenti.
La vicenda si inserisce in una fase di rapporti complicati tra Washington e diverse capitali europee: oltre al Board for Peace, altre questioni - dalla disputa sull’Artico alla proposta di nuove tariffe commerciali - contribuiscono a un clima diplomatico più freddo del solito.
La Norvegia ha ribadito che condivide l’obiettivo di una pace duratura nei principali conflitti mondiali, inclusi Iraq, Ucraina e Medio Oriente, ma insiste sul fatto che qualsiasi iniziativa simile debba essere coerente con gli impegni internazionali e le strutture esistenti come l’Onu.
La situazione resta in evoluzione: l’attenzione internazionale è rivolta non solo alle risposte di altri Paesi alle pressioni statunitensi, ma anche agli sviluppi in corso sui fronti diplomatici globali.