Il Papa è atterrato a Beirut domenica pomeriggio ricevuto dalle autorità libanesi. Inizia la seconda parte del suo viaggio apostolico, dopo avere concluso la parte in Turchia con le visite alla Cattedrale apostolica armena e al Patriarcato ecumenico
Papa Leone XIV ha concluso domenica la sua visita in Turchia ed è arrivato a Beirut in Libano, dove intende portare un messaggio di speranza al suo popolo da tempo sofferente e rafforzare una comunità cristiana cruciale in Medio Oriente.
Prima di volare a Beirut, dove il suo aereo è atterrato scortato da due caccia libanesi, il Pontefice ha inviato un telegramma al presidente Recep Tayyip Erdogan, incontrato giovedì, in cui ha espresso alla Turchia "profonda gratitudine" per la "generosa accoglienza e ospitalità" ricevute.
Nella mattina di domenica Leone ha presenziato a Istanbul agli ultimi due eventi del parte turca del suo primo viaggio apostolico all'estero: una preghiera nella Cattedrale apostolica armena e una divina liturgia con il Patriarca ecumenico Bartolomeo, leader spirituale dei cristiani ortodossi del mondo, il cui invito a commemorare il 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea è stato il motivo iniziale del viaggio apostolico, il primo di Leone.
Il Papa è entrato nella cattedrale armena in una nuvola di incenso, mentre un coro maschile intonava i suoi canti, e ha elogiato la "coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno nel corso della storia, spesso in circostanze tragiche". Si trattava di un riferimento al massacro degli armeni da parte dei turchi ottomani durante la Prima guerra mondiale.
Papa Francesco aveva definito il massacro un "genocidio", facendo arrabbiare la Turchia, che nega che sia avvenuto un genocidio. Leo è stato più diplomatico nelle sue parole in terra turca.
A Istanbul Leone ha avuto modo anche di dare udienza ad Andrea Minguzzi, lo chef italiano da anni in Turchia e padre di Mattia Ahmet, ucciso a 14 anni da coetanei lo scorso febbraio.
"Ho espresso al Santo Padre la mia più profonda gratitudine per questo incontro, per avermi onorato della sua presenza con un'udienza. Gli ho detto che mio figlio e' ora considerato da molti musulmani come un 'angelo di fratellanza' e credo possa connettere gente di fedi diverse" ha detto Minguzzi ai media, visibilmente emozionato, ai giornalisti.
Il programma di Papa Leone XIV in Libano
Nella seconda tappa del suo viaggio papale, Leone visita il Libano in un momento precario per il piccolo Paese mediterraneo dopo anni di crisi.
Il Pontefice è stato accolto all'aeroporto di Beirut dal presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun, dal quello dell'Assemblea Nazionale Nabih Berri, dal primo ministro Nawaf Salam e dal Patriarca di Antiochia dei Maroniti, il cardinale Bechara Boutros Rai.
In programma c'è un incontro privato con le autorità prima di una cerimonia al Palazzo presidenziale per piantare un "cedro dell'amicizia" e il primo discorso pubblico di Prevost in Libano.
Leone XIV sta adempiendo a una promessa di Papa Francesco, che avrebbe voluto visitare il Libano per anni, ma non aveva potuto farlo a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute.
Francesco citava spesso San Giovanni Paolo II, che nel 1989 disse che il Libano era più di un Paese, era un "messaggio" di fraternità e coesistenza. Secondo il sistema di condivisione del potere del Libano, il presidente del Paese è sempre un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente del Parlamento uno sciita.
Paese a maggioranza musulmana dove circa un terzo della popolazione è cristiana, il Libano è sempre stato una priorità per il Vaticano, un baluardo per i cristiani di tutta la regione. Dopo anni di conflitti, le comunità cristiane che risalgono ai tempi degli Apostoli si sono ridotte.
"Il Santo Padre arriva in un momento molto difficile per il Libano e per la nostra regione", ha detto monsignor George, arcivescovo dell'Archeparchia greco-cattolica melchita di Beirut. I libanesi sono preoccupati per il futuro e temono ancora un possibile ritorno alla guerra totale con Israele.
"In questo momento difficile, la visita del Papa è un segno di speranza. Dimostra che il Libano non è dimenticato", ha detto il religioso ai giornalisti prima della visita.
Una serie di crisi e nessuna responsabilità
Nel 2019, la valuta e il sistema bancario del Paese sono crollati e molti libanesi hanno visto evaporare i loro risparmi. La crisi finanziaria ha portato alla carenza di elettricità, carburante e medicinali.
Un'altra catastrofe è seguita nel 2020, quando centinaia di tonnellate di nitrato di ammonio, impropriamente stoccate nel porto di Beirut, sono esplose investendo i quartieri circostanti e uccidendo 218 persone e ferendone altre migliaia.
Il momento culminante della visita libanese del Papa sarà l'ultimo giorno, il 2 dicembre, quando trascorrerà un momento di preghiera silenziosa sul luogo dell'esplosione del 4 agosto 2020 e incontrerà alcune delle vittime.
I cittadini libanesi si sono infuriati per l'esplosione, che sembrava essere il risultato della negligenza del governo, in aggiunta alla crisi economica. Ma le indagini si sono ripetutamente arenate e, a distanza di cinque anni, nessun funzionario è stato condannato.
I libanesi sperano che Leone chieda conto alla classe politica libanese e insista sul fatto che non ci può essere pace senza verità e giustizia. Un altro momento importante sarà l'incontro con i giovani libanesi per dare loro parole di incoraggiamento che fermino l'ormai cronica fuga all'estero delle giovani generazioni.
Ai problemi sociali si aggiungono le tensioni regionali. Con la guerra a Gaza, il gruppo militante libanese Hezbollah è entrato in un conflitto di basso livello con Israele che è degenerato in una guerra vera e propria nel settembre 2024, uccidendo più di 4mila persone in Libano e causando una distruzione diffusa.
Nonostante un cessate il fuoco promosso dagli Stati Uniti che nominalmente ha posto fine al conflitto due mesi dopo, Israele continua a lanciare attacchi aerei quasi quotidiani che, a suo dire, mirano a impedire a Hezbollah di ricostruire. Molti libanesi temono un ritorno alla guerra totale.
In vista dell'arrivo di Leone, Hezbollah ha esortato il Papa a esprimere il suo "rifiuto all'ingiustizia e all'aggressione" di cui il Paese è vittima. Si trattava di un riferimento agli attacchi israeliani.
Hezbollah - un gruppo prevalentemente sciita - si è alleato con diversi gruppi politici cristiani del Paese, tra cui il Movimento patriottico libero e il Movimento Marada.
Tuttavia, il partito cristiano con il più grande blocco parlamentare, le Forze libanesi, è un oppositore di Hezbollah e ha criticato il gruppo per aver trascinato il Paese in una guerra con Israele.