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Israele rompe la tregua: raid su Gaza dopo l'attacco in Libano

Ambulanze fuori da un ospedale dove sono state portate le vittime dell'attacco israeliano che ha colpito il campo profughi di Ein el-Hilweh a Sidone, in Libano, martedì 18 novembre 2025.
Ambulanze fuori da un ospedale dove sono state portate le vittime dell'attacco israeliano che ha colpito il campo profughi di Ein el-Hilweh a Sidone, in Libano, martedì 18 novembre 2025. Diritti d'autore  AP Photo/Mohammed Zaatari
Diritti d'autore AP Photo/Mohammed Zaatari
Di Evelyn Ann-Marie Dom
Pubblicato il
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In un’escalation pericolosa, l’esercito israeliano ha intensificato oggi gli attacchi aerei sia nella Striscia di Gaza che nel sud del Libano, mettendo seriamente a rischio la tregua in entrambi i fronti

Si registra una forte escalation degli attacchi aerei israeliani su Gaza e sul sud del Libano**,**segnando un serio deterioramento della tregua tra Israele e i suoi avversari regionali.

Nonostante l’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore in precedenza, Israele continua a condurre operazioni militari su più fronti, sostenendo che i suoi nemici si stanno riorganizzando e rappresentano ancora una minaccia concreta.

A Gaza, le forze israeliane hanno effettuato nuovi raid nelle aree meridionali e orientali della Striscia, in particolare a Rafah, Khan Younis, Shejaia e Zeitoun. Secondo l’esercito israeliano, gli attacchi mirano a colpire presunti obiettivi militari di Hamas, inclusi tunnel, depositi di armi e postazioni logistiche utilizzate per attacchi contro Israele.

Tuttavia, molte delle zone colpite ospitano civili sfollati e famiglie che avevano fatto ritorno nelle proprie case sperando in una tregua duratura. Testimoni riferiscono di edifici residenziali e spazi pubblici devastati dalle esplosioni, alimentando paura e insicurezza tra la popolazione.

Gli osservatori internazionali sottolineano come, pur essendo giustificati dall’esercito con motivazioni di sicurezza, questi raid abbiano un pesante impatto umano, aumentando le tensioni nella Striscia.

Il contesto evidenzia quanto fragile sia la tregua attuale. Israele sembra interpretarla come una sospensione temporanea delle ostilità, mentre Hamas accusa l’esercito israeliano di violare costantemente il cessate il fuoco. Questa dinamica ha reso instabile la vita quotidiana dei civili, molti dei quali si trovano a vivere in un perenne stato di allerta. La combinazione tra motivazioni militari dichiarate e conseguenze reali per la popolazione civile mostra quanto sia complessa e delicata la situazione, con il rischio concreto che anche un singolo raid possa far precipitare nuovamente l’intera regione nel conflitto aperto.

Contemporaneamente, Israele ha intensificato gli attacchi sul fronte libanese, colpendo il campo profughi palestinese di Ein el-Hilweh, nei pressi di Sidone, dove secondo il ministero della Salute libanese almeno tredici persone sono state uccise e diverse altre ferite. L’esercito israeliano sostiene che l’obiettivo fosse un presunto campo di addestramento di Hamas, mentre il gruppo palestinese nega la presenza di infrastrutture militari nel sito. Altri villaggi del sud del Libano, come Marjayoun e Bint Jbeil, sono stati colpiti, causando danni a case e infrastrutture civili. Questi raid rappresentano uno degli attacchi più letali in Libano dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah firmato circa un anno fa, mettendo in discussione la stabilità di quella tregua.

Gli attacchi contemporanei su Gaza e Libano mostrano come la tregua rimanga estremamente fragile e soggetta a rapide escalation. La pressione militare israeliana sembra voler disinnescare possibili minacce future, ma sta al contempo colpendo gravemente la popolazione civile e alimentando il senso di instabilità. La comunità internazionale, pur monitorando la situazione, si trova davanti alla sfida di garantire la protezione dei civili e il rispetto degli accordi, mentre la popolazione di Gaza e del Libano continua a vivere nell’incertezza quotidiana, tra paura e devastazione.

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