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Ucraina, Kuleba al Consiglio Esteri Ue: "Un No all'allargamento avrebbe conseguenze devastanti"

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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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A Bruxelles è partita un'intensa settimana di negoziati che si concluderà con il Consiglio europeo di giovedì e venerdì: i leader dei 27 dovranno esprimersi all'unanimità sugli aiuti a Kiev e sull'apertura a Ucraina, Moldova e Bosnia-Erzegovina

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La guerra in Medio Oriente, gli aiuti all'Ucraina e l'allargamento dell'Unione europea saranno al centro del vertice del Consiglio europeo che si terrà giovedì e venerdì a Bruxelles.

In vista del vertice dei leader dei 27 è partita lunedì un'intensa settimana di negoziati, inaugurata dai colloqui tra i ministri degli Esteri del blocco, a cui si è aggiunto il loro omologo ucraino Dimitro Kuleba. 

Presente anche l'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri Josep Borrell, che ha detto di confidare che "l'unità" del blocco non venga meno per quanto riguarda il sostegno a Kiev, che ha chiesto anzi di aumentare.

Sul tavolo pesa poi soprattutto la possibilità di aprire i negoziati per l'adesione dell'Ucraina, della Moldova e della Bosnia-Erzegovina, su cui i capi di Stato europei sono chiamati a esprimersi all'unanimità. 

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha già annunciato la sua netta opposizione inviando una lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel e chiedendo che i leader non discutano né dell'allargamento né degli aiuti finanziari da 50 miliardi di euro a Kiev.

Sembra giunto a proposito l'incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo omologo ungherese a Buenos Aires. Volati entrambi in Argentina per assistere all'insediamento del presidente Javier Milei, i due leader hanno discusso brevemente della questione, a quanto pare senza particolari sviluppi. 

Lunedì il ministro degli Esteri ucraino Dimitro Kuleba ha sottolineato che l'Ungheria non ha motivo di opporsi all'apertura dei negoziati di adesione con Kiev, perché il Paese sta rispettando i requisiti imposti da Bruxelles e ha già approvato "tre delle quattro leggi" chieste dalla Commissione europea e l'ultima è stata depositata in Parlamento.

"È la dimostrazione del nostro impegno, abbiamo fatto i compiti a casa e ora ci aspettiamo che sia l'Ue a rispettare gli impegni", ha detto Kuleba. "Non riesco a immaginare, non voglio parlare delle conseguenze devastanti che si verificheranno se il Consiglio non prenderà questa decisione non solo sull'Ucraina, ma in senso più ampio sulla questione dell'allargamento nel suo complesso. Lancerebbe il messaggio - ha sentenziato - che l'Unione non è in grado di prendere decisioni storiche". 

Si guarda con attenzione a due fattori che potrebbero piegare il veto ungherese: il varo da parte di Kiev della legge sulla minoranza ungherese, ormai in dirittura di arrivo, e lo sblocco di dieci miliardi dei fondi di coesione europei per Budapest, chepotrebbe concretizzarsi già nel collegio dei commissari di martedì.

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó lunedì è stato netto: "Continueremo a prendere le nostre decisioni nell'interesse europeo e nazionale e non cederemo a nessuna pressione, indipendentemente da chi provenga, da cosa ricatti o da cosa prometta".

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