A Gaza la guerra continuerà altri due mesi, Netanyahu ad Hamas: "arrendetevi, non morite per Sinwar"

Le truppe israeliane si vedono vicino al confine con la Striscia di Gaza, nel sud di Israele, domenica 10 dicembre 2023
Le truppe israeliane si vedono vicino al confine con la Striscia di Gaza, nel sud di Israele, domenica 10 dicembre 2023 Diritti d'autore Leo Correa/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
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Hamas ha avvertito Tel Aviv che senza negoziati i 137 ostaggi nella Striscia non saranno liberati, ma Netanyahu ha escluso la possibilità di un accordo per il cessate il fuoco. Prosegue la pressione dell'Onu su Israele: "situazione umanitaria catastrofica"

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Hamas ha avvertito Israele chenessun ostaggio sarà  rilasciato senza "negoziati mirati", mentre il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha lanciato un ultimatum aimiliziani ad arrendersi piuttosto che "morire per Yahya Sinwar", il capo della fazione a Gaza.

Al 65esimo giorno di guerra inoltre, l'Onu e le sue organizzazioni sono tornate ad attaccare Israele per la situazione umanitaria nella Striscia ormai prossima "alla catastrofe" e dove metà  della popolazione, secondo il vicedirettore del Programma alimentare mondiale Carl Skau, "muore di fame".

Proprio sulla situazione nella Striscia si sono confrontati in una tesa telefonata di 50 minuti Netanyahu e Vladimir Putin, la prima dallo scorso 10 ottobre. Il primo ha espresso al presidente russo disappunto per le posizioni di Mosca all'Onu contro Israele e per le "pericolose" relazioni intrattenute con l'Iran. Mentre lo zar è tornato a criticare le "terribili conseguenze" della guerra sui civili.

Ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi

Dei cento prigionieri palestinesi catturati nei giorni scorsi dall'Idf, le cui immagini sono state diffuse sui social prima di essere riprese da numerose testate, la radio militare israeliana ha dichiarato che 40 di loro erano miliziani e che gli altri 60 sono stati liberati.

Abu Obaida, portavoce delle Brigate al Qassam, l'ala militare di Hamas, ha parlato invece dei 137 ostaggi israeliani ancora a Gaza, ammonendo che senza trattative mirate nessun di loro tornerà  libero. "Diciamo agli israeliani che Netanyahu, Gallant e altri membri del gabinetto di guerra non possono riportare indietro i loro prigionieri senza negoziati. L'ultima uccisione di un prigioniero che hanno cercato di riprendere con la forza lo dimostra".

I combattimenti continuano

Sul terreno i combattimenti si fanno sempre più intensi nel nord - da Jabalya a Sajaya (dove l'esercito ha ucciso Amad Krika, comandante del Battaglione del posto) - e a Khan Yunis, nel sud della Striscia. La pressione israeliana, ritenuta dai vertici decisiva per la liberazione degli ostaggi, continua a crescere. Dall'inizio della guerra, ha affermato l'esercito, sono stati più di 22mila gli obiettivi di Hamas colpiti e stima che circa 7mila miliziani sono stati uccisi.

Il ministero della Sanità  di Hamas, che non distingue tra civili uccisi e miliziani, ha riferito che il numero dei morti a Gaza è salito a quasi 18mila. I soldati morti dall'inizio dell'operazione di terra sono invece 101: sommati a quelli uccisi il 7 ottobre, il totale arriva a 429.

"Ci sono aree nella Striscia che Hamas non controlla più militarmente". Ad ogni modo, avverte un funzionario dell'Idf, "non siamo vicini alla fine delle operazioni". La guerra, secondo la previsione di alcuni, potrebbe andare avanti almeno altri due mesi. Anche i mezzi d'informazione israeliani hanno detto che con ogni probabilità i combattimenti a Gaza proseguiranno fino a febbraio inoltrato.

Gli sforzi diplomatici continuano

Dopo il veto degli Stati Uniti su una risoluzione del Consiglio di sicurezza che chiedeva un "cessate il fuoco umanitario" a Gaza,domani si svolgerà una riunione straordinaria dell'Assemblea generale dell'Onu richiesta Organizzazione per la cooperazione islamica. La bozza di risoluzione che verrà proposta dovrebbe in gran parte riprendere quella respinta venerdì dal Consiglio di sicurezza.

Anche se accolta dalla maggioranza dei Paesi, le decisioni dell'Assemblea generale non sono vincolanti.

"Stiamo correndo un serio rischio di collasso del sistema umanitario, la situazione si sta rapidamente trasformando in una catastrofe con implicazioni potenzialmente irreversibili per i palestinesi", ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres criticando anche lo stallo del Consiglio di Sicurezza dopo il veto posto dagli americani alla risoluzione che chiedeva un cessate il fuoco immediato. Una tregua vitale anche secondo l'opinione del capo dell'Unrwa, Philippe Lazzarini, che ha parlato di "inferno sulla terra" per descrivere lo scenario di Gaza.

L'Organizzazione mondiale della sanità ha adottato domenica una bozza di risoluzione che chiede l'accesso umanitario "immediato e senza ostacoli" a Gaza. I 34 Paesi hanno raggiunto un consenso, anche se alcuni, come Stati Uniti, Canada e Australia, hanno espresso riserve sul fatto che si facesse poco riferimento agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, che sono stati il catalizzatore della situazione attuale.

Il Programma alimentare mondiale ha dichiarato in precedenza che la popolazione di Gaza sta effettivamente morendo di fame, con oltre l'80 per cento delle famiglie che non hanno un accesso adeguato al cibo.

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