Ustica: parente di due vittime, 'Fu battaglia aerea simulata'
Decisione sull'inchiesta entro la fine dell'anno
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Di ANSA
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(ANSA) - BOLOGNA, 09 SET - Quel che successe il 27 giugno
1980 al Dc9 Itavia, precipitato nel Tirreno mentre era in volo
da Bologna a Palermo, non fu causato da un atto di guerra aerea,
ma da un'esercitazione, una battaglia aerea simulata. Lo
sostiene Giorgio Gjylapian, familiare di due vittime (lo zio
Guelfo Gherardi e la compagna Antonella Cappellini), di
professione avvocato. Giylapian si dice certo che lo schianto
del velivolo fu causato "dalla interferenza di scia
(impropriamente definita 'near collision') provocata da un aereo
militare in esercitazione, con ogni probabilità italiano". "Non
ci furono tracce - sottolinea - di esplosione né interna, né
esterna (missile): tutte le presunte prove che venivano addotte
a sostegno delle tesi esplosiviste, sono state smontate da
analisi o dati oggettivi", aggiunge, citando le parole di Carlo
Casarosa, perito nominato dal giudice Priore per le analisi sul
relitto.
La battaglia aerea simulata era "l'esercitazione Sinadex
programmata per le 21, pochi secondi prima della caduta
dell'aereo". Prevedeva un attacco simulato sugli aeroporti
siciliani, "a cui gli avieri dovevano rispondere con le
contromosse difensive". Nello stesso pomeriggio dall'aeroporto
di Grosseto "era partita una missione di attacco simulato
sull'aeroporto di Verona. I tracciati radar questo rivelano:
nessuno ha visto aerei in battaglia, a parte l'interpretazione
dei due plot successivi alla caduta dell'aereo civile che hanno
portato all'accusa di alto tradimento a carico di tre generali".
Quanto alle parole di Giuliano Amato, per Gjylapian è
"intollerabile" che "possa confondersi su una vicenda non
paragonabile ad altre incombenze del suo ufficio. Fu Amato,
sottosegretario del governo Craxi, a reperire i fondi per
ripescare il relitto; fu lui ad asserire che il primo giudice
istruttore Bucarelli gli aveva mostrato foto del relitto del DC9
scattate prima del ripescaggio, vicenda che portò alle
dimissioni di Bucarelli; fu lo stesso Amato a negare di fronte
ai giudici di essere stato informato dai servizi segreti delle
responsabilità francesi come invece aveva asserito l'ex
presidente Cossiga nella famosa intervista del 2009". (ANSA).
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