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Elezioni insanguinate in Ecuador, domenica il voto. Una scia di omicidi e violenze

Omaggio a Fernando Villavicencio, il candidato alle elezioni presidenziali ucciso a Quito
Omaggio a Fernando Villavicencio, il candidato alle elezioni presidenziali ucciso a Quito Diritti d'autore AFP
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Di Ilaria Cicinelli
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Esponenti politici uccisi e minacciati. Le violenze non si fermano neanche dopo la morte di Fernando Villavicencio, il candidato ucciso lo scorso 9 agosto da un gruppo della criminalità organizzata. Luisa Gonzalez rimane la favorita nei sondaggi. Ecco quello che sta succedendo nel Paese

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Elezioni insanguinate per l'Ecuador dove i cittadini andranno alle urne questa domenica 20 agosto.
Si è chiusa la travagliata campagna elettorale, la più barbara di sempre, segnata da una scia di violenze e omicidi che hanno contribuito a spingere il Paese nel caos, negli ultimi mesi. Violenze che non hanno risparmiato neanche la classe politica ecuadoriana e che sono culminate nell'omicidio di diverse figure istituzionali. Il Paese è da mesi preda dei gruppi di narcotrafficanti e delle bande di criminali armate che pretendono di dettare legge e che stanno seminando il panico per le strade della nazione. 

L'episodio più eclatante è stato l'assassinio del candidato alla presidenza per il movimiento Construye, il giornalista Fernando Villavicencio, freddato a colpi di pistola in pieno giorno, alla fine di un comizio lo scorso 9 agosto nella capitale, Quito. Da sempre schierato nella lotta al narcotraffico, qualche giorno prima del delitto Villavicencio aveva denunciato pubblicamente le minacce ricevute dalla banda Los Choneros, e i legami di questa con il  cartello messicano di Sinaloa.
Poco dopo l'omicidio il gruppo armato Los lobos ha rivendicato il delitto con un video diffuso sui social media. Villavicencio era il quarto favorito tra gli otto candidati in lizza e il suo cavallo di battaglia per queste elezioni era la lotta alla corruzione. Un'indagine guidata proprio da Villavicencio in quest'ambito aveva portato alla condanna a otto anni dell'ex presidente Rafael Correa, del partito Rivoluzione cittadina, che è invece fuggito dal Paese e da sei anni risiede in Belgio. 
In precedenza Villavicencio aveva anche denunciato ai pubblici ministeri che un gruppo di legislatori, compresi quelli del partito di Correa, stava complottando per assassinarlo. Correa è dovuto correre ai ripari dalle accuse e ha dichiarato che il suo partito non sarebbe stato "così stupido" da ordinare l'omicidio. 

MARTIN BERNETTI/AFP or licensors
Il candidato Christian Zurita tiene il suo discorso scortato dalla poliziaMARTIN BERNETTI/AFP or licensors

Il movimiento Construye ha annunciato nel corso di questa settimana che a prendere il posto del candidato ucciso sarà il giornalista Christian Zurita, che ha promesso di portare avanti le idee di Villavicencio in materia di corruzione, sicurezza e lotta al narcotraffico. "Sono quasi certo che sia stato assassinato perché aveva detto che avrebbe militarizzato i porti", ha detto Zurita ai giornalisti giovedì 17 agosto, circondato da polizia armata e guardie di sicurezza private.
Le aree portuali e costiere sono le più colpite dalle lotte armate a causa delle guerre intestine tra i narcotrafficanti, per il loro controllo. È proprio da qui che parte il traffico di stupefacenti, di cocaina in primis, diretto verso gli Stati Uniti e l'Europa, per cui è fondamentale per i criminali affermare qui la loro supremazia. L'Ecuador si trova tra i due principali produttori di cocaina al mondo, il Perù e la Colombia. 

Una scia di omicidi politici

L'omicidio di Villavicencio ha contribuito in modo decisivo a far crescere ancora di più la tensione in Ecuador. Nel disperato tentativo di arginare l'escalation di violenza, il presidente uscente Guillermo Lasso ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il Paese, per 60 giorni, schierando in strada l'esercito e le forze armate. Le elezioni di domenica si prospettano blindate, con 100mila agenti che verranno schierati in strada come misura preventiva. 

Il gruppo armato Los lobos rivendica l'uccisione di Villavicencio

Quello di Villavicencio non è l'unico caso di omicidio che ha coinvolto un personaggio politico di rilievo. Appena cinque giorni dopo la sua morte il leader locale di Rivoluzione Cittadina a San Mateos, Pedro Briones, è stato ucciso dai alcuni colpi di arma da fuoco, poco fuori dalla sua abitazione, nella provincia settentrionale di Esmeraldas, vicino al confine con la Colombia. Un caso che è stato letto come un messaggio intimidatorio per il partito di Correa.
Il 23 luglio scorso era stato trucidato con sei colpi di pistola il sindaco della città portuale di Manta, Augustin Intriago, di appena 38 anni, mentre ispezionava le fognature di un quartiere popolare della città. Intriago non aveva mai nascosto la sua avversione per la criminalità organizzata.
A febbraio, un politico candidato a sindaco di Puerto López, Omar Menéndezè stato assassinato un paio d'ore prima dell'apertura delle urne. Nell'ttacco è morto anche un'adolescente.Settimane prima, anche Julio César Farachio, tra i candidati a sindaco di Salinas, era stato ucciso a colpi d'arma da fuoco.

Tra politica e narcotraffico

Il presidente Guillermo Lasso ha indetto le elezioni lampo dopo aver sciolto a maggio l'Assemblea nazionale, dominata dall'opposizione, per evitare un processo di impeachment a soli due anni dalla sua elezione.Molti lo accusano di aver fatto cadere il Paese nell'insicurezza, favorendo enti di sicurezza privati. In Ecuador ci sarebbero circa 120mila guardie private, il doppio rispetto ai poliziotti, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Interni Juan Zapata. 

I primi risultati sono attesi per la notte stessa, ma l'annuncio del conteggio finale arriverà solo dopo dieci giorni. Il presidente eletto si insedierà il 26 ottobre e rimarrà in carica per un anno e mezzo. 
Il voto in Ecuador è obbligatorio per le persone tra i 18 e i 64 anni d'età. 

-/AFP
Il presidente uscente Guillermo Lasso-/AFP

Nel 2022, il tasso di omicidi in Ecuador è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente, arrivando a 26 morti ogni 100.000 abitanti, una cifra che secondo gli esperti salirà a 40 quest'anno. "Queste sono elezioni completamente atipiche, in una situazione di orrore che l'Ecuador sta vivendo a causa della violenza esistente, ma che si è manifestata in modo più acuto e atroce", ha dichiarato all'Afp la politologa Anamaria Correa Crespo.
Un sondaggio elaborato dall'azienda di analisi Gallup, ha rivelato all'inizio del 2023 che l'Ecuador è il Paese con il maggior senso di insicurezza in America Latina, per il 62% degli intervistati. Non a caso le industrie che fabbricano giubotti antiproiettile e dispositivi di sicurezza, così come il settore delle auto blindate, stanno subendo un boom di richieste nell'ultimo anno. 

Chi è in pole position

La favorita alle urne rimane la candidata del partito di sinistra di Correa, Rivoluzione Cittadina, Luisa Gonzalez, che ha concluso la sua campagna elettorale a Guayaquil, tra i principali porti dell'Ecuador e tra i posti maggiormente investiti dalle violenze legate al traffico di stupefacenti. Gonzalez intende fare di Correa il suo consigliere in caso di vittoria.
Sul litorale la città ospita uno dei penitenziari più famigerato del Paese, che era stato teatro, tra il 22 e il 23 luglio scorso, di scontri armati tra i detenuti che hanno provocato 31 morti e 14 feriti, nel corso di una più ampia mattanza nelle carceri che ha coinvolto quasi tutte le prigioni dell'Ecuador. 

Secondo gli analisti politici, il candidato che ha registrato il maggior incremento di popolarità è l'uomo d'affari di destra Jan Topic. Soprannominato "Rambo", l'ex paracadutista e cecchino della Legione straniera francese ha giurato di usare il pugno di ferro per eliminare le bande criminali e di costruire più prigioni. Il vincitore dovrà far fronte a una richiesta universale di sicurezza, ma resta da vedere come l'amministrazione entrante finanzierà le promesse di lotta al crimine. 

Altri candidati di spicco sono l'ex vicepresidente di destra Otto Sonnenholzner e l'avvocato indigeno per la sinistra ambientalista Yaku Perez.

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