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Ecuador, nuovo allarme sicurezza: rivolte in carcere ed esplosioni di autobomba

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Image Diritti d'autore Carlos Noriega/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Carlos Noriega/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le nuove violenze sarebbero la risposta delle bande criminali alle perquisizioni in corso nelle carceri e il trasferimento di alcuni detenuti. Nella prigione di Cuenca i rivoltosi hanno sequestrato 57 agenti

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La violenza torna in Ecuador a poche settimane dall'assassinio del candidato alle presidenziali Fernando Villacencio e di altri esponenti politici. Almeno quattro autobomba sono esplose tra mercoledì e giovedì e diverse rivolte nelle carceri hanno fatto scattare l'allarme sicurezza nel Paese. 

Negli ultimi anni l'Ecuador è stato travolto da una crescente ondata di violenza legata alla criminalità organizzata e al narcotraffico, che ha portato il Paese a raggiungere nel 2022 il più alto numero di omicidi per 100mila abitanti (25) della sua storia. Un record che, visti i numeri registrati nella prima metà dell'anno, il 2023 è tristemente destinato a battere. 

Le esplosioni

Sono state segnalate le esplosioni di due autobomba a Quito e due nella provincia di El Oro, al confine con il Perù. Nessuna ha causato vittime. Dieci persone sono state già arrestate dalla polizia e per sei di loro è già scattata la custodia cautelare per il reato di terrorismo. 

La polizia ritiene che dietro agli atti definiti appunto "terroristici" possa esserci una banda criminale. Secondo gli investigatori le bombe potrebbero essere una reazione alle perquisizioni in corso nelle carceri per disarmare le bande criminali e a una serie di trasferimenti di detenuti.  

Operazioni eseguite nell'ambito dello stato di emergenza decretato dal Governo fine luglio nel sistema penitenziario nazionale per cercare di abbassare il livello di violenza. Gli scontri tra diverse bande criminali all'interno delle carceri provocano continui massacri. Dal 2020 i prigionieri uccisi sono stati più di 400.

Questo spiegherebbe perché i veicoli contenenti le autobomba a Quito erano posizionati nei pressi di edifici legati alle attività del Servizio nazionale di attenzione  alle persone private della libertà (Snai), il dipartimento statale incaricato del controllo e dell'amministrazione delle 35 carceri del Paese. 

Proprio nei giorni scorsi 2200 poliziotti e militari sono entrati nel carcere di Latacunga, a circa 70 chilometri a sud di Quito, per effettuare una perquisizione. Hanno trovato 49 armi da taglio, due giubbotti antiproiettile e altri oggetti proibiti. Alcune settimane fa, nel complesso carcerario di Guayaquil, le forze dell'ordine avevano trovato un vero e proprio arsenale di armi da guerra, tra fucili, granate ed esplosivi. 

Le rivolte

La rivolta più grande si è verificata nel penitenziario di Cuenca, presidiato da mercoledì da 600 poliziotti e militari. Qui i detenuti hanno sequestrato 57 agenti delle forze dell'ordine. Il ministro dell'Interno, Juan Zapata, ha dichiarato che il Governo sta lavorando per garantire in maniera prioritaria la loro sicurezza. Sui social è diventato virale un video, presumibilmente registrato all'interno del carcere, in cui gli ostaggi chiedono al Governo di trovare una soluzione che consenta il loro rilascio. 

C'è stato un tentativo di rivolta anche in un carcere minorile della capitale Quito, dove alcuni adolescenti hanno appiccato un incendio al secondo e terzo piano. Finora non sono state segnalate vittime in nessuno dei disordini.

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