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Folla oceanica a Varsavia a difesa della democrazia

Manifestazione a Varsavia a favore della democrazia
Manifestazione a Varsavia a favore della democrazia Diritti d'autore Czarek Sokolowski/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Czarek Sokolowski/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Gianluca Martucci
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Il Paese attende le elezioni politiche del prossimo autunno mentre lo scontro tra fonti opposti diventa sempre più serrato. A Varsavia almeno 300 mila persone in strada

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L'evento organizzato per festeggiare i 34 anni dalle prime elezioni libere dopo la caduta del comunismo in Polonia hanno portato in strada oltre 300 mila manifestanti a Varsavia (500 mila secondo il sindaco della capitale, Rafal Trzaskowski).

La manifestazione, che è stata replicata in misura minore anche a Cracovia e in altre città polacche, è stata organizzata dall'opposizione per dare un segnale ai partiti di governo in vista delle elezioni politiche programmate entro la fine del 2023.

Il leader del partito della "Piattaforma civica", Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e principale rivale di Diritto e Giustizia, il partito che tiene le redini del governo, ha chiesto all'ex presidente Lech Walesa, leader del movimento Solidarność che ha avuto un ruolo storico nel rovesciare il comunismo in Polonia, di essere presente in quanto padre fondatore della democrazia polacca.

Tra la folla molte le bandiere dell'Unione europea, principale destinataria degli appelli di chi chiede maggiore pressione nei confronti di un governo accusato di aver eroso lo stato di diritto nel Paese, la libertà dei mezzi di informazione, i diritti delle minoranze e delle donne.

Una legge che introduce una commissione d'inchiesta che vigili sulle interferenze russe nel Paese e le punisca ha rafforzato ulteriormente il sostegno a favore di Tusk. Complice anche la tempistica a fronte delle elezioni imminenti, il testo è stato considerato da più parti uno strumento per estromettere l'ex presidente del Consiglio europeo in virtù degli accordi energetici conclusi con la Russia quando aveva ricoperto la carica di primo ministro dal 2007 al 2014. Il presidente della Repubblica Duda ha proposto degli emendamenti alla legge solo dopo averla già firmata.

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