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Sudan, ancora combattimenti e morti. Appello dell'Onu al cessate il fuoco immediato

Khartoum, Sudan, 3 maggio 2023
Khartoum, Sudan, 3 maggio 2023 Diritti d'autore Marwan Ali/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Marwan Ali/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Debora Gandini
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Il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha ribadito: che “tutte le parti devono mettere al primo posto gli interessi del popolo sudanese e questo significa pace e un ritorno al governo civile"

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Alte colonne di fumo e colpi di arma da fuoco. A Khartoum in Sudan proseguono i combattimenti alla vigilia dell’entrata in vigore di una nuova tregua di sette giorni. La promessa di un nuovo cessate il fuoco fra le parti in conflitto non è servita, mentre le Nazioni Unite chiedono l’immediata fine delle violenze in modo da far arrivare gli aiuti umanitari ai civili. 

Parlando a Nairobi, il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha ribadito: che “tutte le parti devono mettere al primo posto gli interessi del popolo sudanese e questo significa pace, un ritorno al governo civile, che consenta lo sviluppo del Paese. Khartum è in subbuglio”, ha sottolineato Guterres. Il Darfur sta bruciando ancora una volta e l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha già affermato che più di 100.000 persone sono fuggite. Altre 800.000 potrebbero lasciare il Sudan nei prossimi giorni e settimane. I combattimenti devono finire e devono finire subito.”

Khartoum come la città di Omdurman. Attacchi aerei e sparatorie, mentre gli scontri infuriano soprattutto nelle aree intorno alle principali infrastrutture governative e militari nel centro della capitale. Gli ospedali di Khartoum hanno segnalato sempre più attacchi.

Almeno 550 persone sono state uccise da quando sono scoppiate le violenze lo scorso mese tra l’esercito governativo e i ribelli delle Forze di supporto rapido (Rsf). Quasi 5000 i feriti. Decine di migliaia i sudanesi che sono fuggiti nei paesi vicini mentre i governi stranieri hanno fatto evacuare tutti i loro cittadini presenti nel paese. Migliaia di sfollati cercano ora rifugio a Jeddah in Arabia Saudita.

Intanto il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha avvertito che questo conflitto ormai sta colpendo "l'intera regione".

Fragile accordo di tregua

L’esercito e i paramilitari in guerra in Sudan hanno concordato “in linea di principio” un cessate il fuoco di una settimana a partire da questo giovedì, secondo una dichiarazione rilasciata dal ministero degli Esteri del Sud Sudan, uno dei Paesi che guidano gli sforzi di pace.

Nonostante la tregua in vigore di tre giorni, i combattimenti sono continuati tra la crisi umanitaria in atto. La violenza tra l’esercito e le forze paramilitari di supporto rapido (Rsf) è alla sua terza settimana ed entrambe le parti accusano l’altra di aver violato le tregue precedenti.

Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha sottolineato l’importanza di avere un cessate il fuoco più lungo per consentire a ciascuna parte di nominare rappresentanti per i colloqui di pace. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha parlato con i leader dei Paesi vicini per trovare modi per risolvere la violenza in Sudan, mentre l’Unione africana ha esortato le due fazioni a un cessate il fuoco prolungato.

Risorse addizionali per questo articolo • Agenzie Internazionali

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